Cvo plus curatif: efficace per i malgasci, cautela dell’Oms

Riana Rakotosaona, che dirige il Centre national d’application des recherches pharmaceutiques, è stata perentoria: il Cvo (Covid-organics) plus curatif di Pharmalagasy – versione curativa del rimedio fitoterapico contro il Covid – è efficace. E’ questo il risultato della terza fase della sperimentazione clinica. «Dopo 28 giorni di follow-up, è risultato efficace all’87,1%, per la cura delle forme da lieve a moderata. Nessun paziente curato con il Cvo plus curatif ha sviluppato la forma grave», ha detto. Lo studio sul rimedio a base di artemisia annuale e olio essenziale di ravintsara, ha coinvolto 339 positivi non gravi – pochi, per alcuni – divisi in due gruppi.

Per il direttore generale dell’Istituto nazionale di statistica, i «pazienti del gruppo sperimentale che hanno assunto il farmaco, hanno avuto una probabilità di guarigione maggiore, pari al 2,25%, rispetto a quelli del gruppo di controllo che non hanno fatto questa cura. Lo sviluppo dello stato di salute dei pazienti in ciascun gruppo è stato molto diverso, a partire dal 14° giorno di terapia. Insomma, chi ha assunto Cvo plus ha la possibilità di guarire prima». Un’efficacia non confermata nei casi gravi – sarebbero necessari nuovi studi – così per essi non è per ora indicato. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è però cauta: sono necessari studi indipendenti condotti dal comitato di esperti che ha istituito.

Il mal sottile del Madagascar

Giorni fa, l’allarme degli operatori sanitari del Madagascar: il nove per cento dei pazienti con tubercolosi lascia le cure anzitempo. Un medico indica, tra le cause, la lunghezza della terapia antitubercolare: «Nella maggior parte dei casi, se ci troviamo ancora nella sua forma semplice, detta tubercolosi sensibile ai farmaci, il trattamento per la tubercolosi è di sei mesi. Se la tubercolosi diventa resistente, per il paziente la terapia durerà quasi nove mesi. Per la cura della tubercolosi multiresistente, il paziente deve restare ricoverato in ospedale per circa cinque mesi. Il più delle volte quindi, dopo il quinto mese di ricovero, i pazienti a casa non possono più seguire il percorso terapeutico necessario. I medici temono le conseguenze dell’interruzione del trattamento da parte del paziente. Quando la malattia è nella forma suscettibile ai farmaci e il paziente non segue le prescrizioni alla lettera, la malattia potrebbe progredire e trasformarsi in tubercolosi multiresistente. È difficile, in questo caso, garantire la guarigione».

Nel 2019, il tasso di incidenza della tbc è stato di 233 casi ogni 100mila abitanti. Nel 2020 il tasso di guarigione migliora – circa il 22% dei pazienti ha ritrovato la salute – ma cresce al contempo la mortalità. Nell’Ile rouge vi sono 238 centri per la cura gratuita della tisi, che colpisce soprattutto nella fascia di età 15 – 40 anni.

Covid in Madagascar, le nuove (realistiche) restrizioni

Media nazionali e opinione pubblica del Madagascar sono apparsi generalmente concordi, nel giudicare favorevolmente l’atteso intervento televisivo del presidente Andry Rajoelina, durante lo scorso fine settimana: sia per la forma – grazie a un discorso sintetico e umile, ma anche solenne – sia per i contenuti. Le misure restrittive per il contenimento della pandemia – l’oggetto principale della prolusione – sono state infatti considerate ragionevoli e realistiche. Nello sforzo di conciliare le ragioni della salute con quelle del portafoglio, il leader si è di fatto limitato alla chiusura di scuole e università, al cordone sanitario di Analamanga, Antsinanana, Boeny, Diana e Sava, nonché al coprifuoco nelle stesse nelle Regioni, tra le 21.00 e le 04.00.

Tali misure sono state elencate con precisione anche dal comunicato che il Consolato onorario d’Italia ad Antananarivo ha inviato ai cittadini italiani, soggiornanti nel territorio dell’Isola rossa. Ne segue l’incipit. «Discorso Presidente Repubblica di questa sera: decretato stato emergenza sanitaria su tutto il territorio nazionale per quindici giorni. Scuole e università chiuse su tutto il territorio nazionale. Chiusura Regioni: Analamanga, Antsinanana, Boeny, Diana, Sava. Nelle Regioni indicate copri fuoco dalle 21h00 alle 04h00, bar, karaoke, discoteche chiusi. Ristoranti aperti ma potranno servire solo con metà coperti».

Acqua potabile nelle scuole, iniziativa del Giappone

In Madagascar, l’80% delle scuole non ha accesso all’acqua potabile, secondo quanto affermato di recente dalla titolare del Ministero dell’Istruzione nazionale (Men), Marie Michelle Sahondrarimalala. Per tamponare il problema, l’Ambasciata del Giappone nel Paese insulare ha elaborato un piano di dotazione idrica, che beneficerà quindici scuole primarie pubbliche, nella Région Analamanga. L’iniziativa, denominata «Donazioni a microprogetti locali che contribuiscono alla sicurezza umana», migliorerà la qualità di vita di 1.686 studenti e 78 insegnanti. «Questa è una donazione del valore di 75mila euro, equivalenti a 330 milioni di ariary. Questo programma vuole offrire un progetto, che consenta a ogni persona di vivere in sicurezza, senza lasciare indietro nessuno», ha detto in occasione delle rituali firme, l’ambasciatore giapponese Yoshihiro Higuchi.

La mancanza di acqua potabile nelle scuole è causa di svariate patologie: quelle dovute alle cattive condizioni igieniche e all’uso di acqua non sicura, come diarrea, dolore addominale, febbre e altre malattie infettive. Tutti problemi di salute, che causano a loro volta tante assenze tra alunni e maestri. Secondo la ministra dell’Istruzione, il progetto contribuisce anche alla lotta contro il coronavirus: «L’accesso all’acqua potabile è un diritto, e contribuisce molto a migliorare la salute e l’apprendimento degli studenti».

Assistenza sanitaria universale, Madagascar in ritardo

In quanto a Copertura sanitaria universale, il Madagascar resta indietro. Lo mette nero su bianco uno recente studio di Avahi, società di consulenza specializzata nei temi dello sviluppo sostenibile e inclusivo. «Mentre l’indice di copertura per i servizi di Couverture santé universelle (Csu) è passato da una media globale del 45% nel 2000, al 66% nel 2017, in Madagascar è ancora pari al 28 per cento appena». Si aggiunge che «il Madagascar è uno dei Paesi più indietro nel raggiungimento della Csu», quando invece la situazione sull’Isola raccomanderebbe che si desse priorità all’attuazione del principio: la povertà estrema impedisce a molti malgasci di accedere alle spese sanitarie, e i costi per le visite, in sette anni, sono addirittura quadruplicati.

Si specifica che la spesa per la salute rappresenta il 18% del reddito mensile familiare, mentre «la maggior parte della spesa sanitaria in Madagascar è finanziata dalle famiglie»: il 45%, contro appena un dieci per cento a carico dello Stato. Il rapporto prosegue, chiarendo che, in materia sanitaria, «l’ammontare annuale stanziato dallo Stato varia intorno al 7,5% del budget nazionale». Seguono infine altri dati allarmanti: solo il 25% dei Centri sanitari di base dispone di «attrezzature di base essenziali», ed appena il 44% ha accesso all’elettricità. (L’81% beneficia dell’acqua potabile, e il 55% ha i servizi igienici, ndr).

Madagascar, mercato del qat ancora in salute – 2

(Prosegue). Così in tempi di social è frequente imbattersi in dirette su Facebook, dedicate alla goiosa masticazione – spesso con una gomma americana – della sostanza dalle proprietà analgesiche e afrodisiache. Secondo, infatti, le testimonianze dei consumatori, già dopo alcune decine di minuti dall’assunzione scompaiono fame e fatica, per lasciar spazio a una sensazione di concentrazione, eccitazione, forza e «bien-être». Ben immaginabili i pericoli e gli effetti collaterali, tuttavia la ricerca medica sta attenta a rimarcare che nel qat assuefazione e dipendenza sono lungi dal raggiungere i livelli di pericolosità, tipici dell’anfetamina sintetica.

Calandoci più propriamente nella realtà malgascia, ne va rilevato in primis il costo irrisorio. Circa il profilo del consumatore, per anni si è associata la droga (tale secondo la classificazione dell’Organizzazione mondiale della sanità), ai giovani maschi poveri, del Nord del Paese. Un identikit superato: l’uso della sostanza psicotropa si è generalizzato, anche se la diffusione è comunque maggiore nelle Regioni del Nord, specie Diana e Sofia. Il khat (originario dell’Etiopia), infatti, penetra nell’Isola – in epoca coloniale – attraverso l’immigrazione di manodopera mussulmana verso la base francese di Diego-Suarez: per decenni fu usato solo da quelle comunità, per estendersi negli Anni novanta anche ai giovani del luogo.

Madagascar, mercato del qat ancora in salute

E’ certo che le restrizioni sui trasporti causa pandemia hanno assestato un duro colpo a chi, nel Continente nero, si dedicava all’esportazione del qat (o khat, in inglese e francese) verso l’Europa (o i Paesi africani che ne sono grandi consumatori). Una crisi descritta settimane fa dall’ottimo reportage di Tesfaie Gebremariam, dal titolo «Il Covid-19 uccide il mercato del qat», e pubblicato su “Africa rivista”. Tuttavia in Madagascar, ove la produzione di Catha edulis e delle sue euforizzanti fogli verdi è destinata al consumo interno, nessun contraccolpo è stato avvertito.

Tutto ciò invero anche grazie alle Autorità locali, che si sono guardate bene dall’intervenire con decisione su questo florido settore, che seppur non sia del tutto legalizzato (vi sono norme solo a livello distrettuale), può comunque definirsi liberalizzato. E’ noto infatti che nell’Isola rossa non sono mai state vietate né la produzione, né la commercializzazione, né il consumo di questo stimolante di natura anfetaminica, profondamente radicato nei costumi nazionali. Ad esempio, nelle giornate più cupe del lockdown, si potevano leggere, su un quotidiano di Antsiranana, le seguenti righe: «La vendita e il trasporto di khat sono soggetti a misure speciali. Ogni Distretto ha la propria organizzazione, circa il punto vendita. Il trasporto di khat non è vietato, necessita di autorizzazione».

(Continua).

Covid, le sante parole di Rajoelina

14 agosto, Palazzo d’Iavoloha nei pressi di Antananarivo, apertura del Vertice tra Madagascar e Unione europea. Le dichiarazioni del presidente Andry Rajoleina – in videoconferenza, e relative alla pandemia – hanno colpito, e le condividiamo in pieno. Dalla residenza ufficiale, e innanzi ai rappresentanti dei Paesi dell’Unione, ha affermato che «restare confinati in casa non è quindi un’opzione praticabile», e a differenza di quanto avvenuto in Occidente e in Cina, il blocco non ha impedito la diffusione del virus. Tutto ciò per la «densità degli abitanti» nelle località più colpite, e per l’elevata promiscuità in cui vivono.

Ha quindi aggiunto che «l’isolamento non è sostenibile»: in molte città le famiglie vivono fino a sei in una stanza, e «inoltre, la maggioranza della popolazione deve lavorare tutti i giorni per mangiare». A suo giudizio, il lockdown non ferma l’epidemia poiché difficile da applicare, e al contrario farà più male che bene, mandando a fondo l’economia. Così le misure non hanno impedito di uscire per guadagnarsi da vivere, e poi, per le famiglie numerose e indigenti, restare confinati in una stanza è fisicamente e psicologicamente insopportabile, al di là delle conseguenze economiche e sulla salute: «L’impatto di questa pandemia sul Madagascar è considerevole. È sia economico che sociale, e principalmente causato dall’isolamento e dalla perdita di reddito».

Peste, il bilancio annuale

La peste, in Madagascar, non è stata debellata, e causa ancora una lunga scia di morte. E tuttavia i numeri che ci giungono dal Ministero della Sanità pubblica descrivono un’epidemia tenuta saldamente sotto controllo. Da agosto ad oggi, sono stati registrati 26 decessi – provocati soprattutto dalla variante della peste bubbonica – mentre i casi confermati, in totale, sono stati 81. In verità viene chiarito che solo 12 dei 40 Distretti considerati focolai, hanno comunicato i dati al Ministero. C’è quindi da temere che i numeri potrebbero anche essere più tragici. I Distretti più colpiti sono stati quelli di Tsiroanomandindy, Ankazobe e soprattutto Ambositra (specie quattro comuni del Distretto).

E secondo fonti del Dicastero, «la negligenza dei malati nel non voler andare in cura presso i centri sanitari di base, è la principale causa delle morti», altrimenti evitabili. Infatti, nessun morto si sarebbe verificato in ospedale. A causare l’epidemia sono in primis i roditori, così le Autorità sanitarie raccomandano di fare attenzione a tutto quanto possa attrarre i topi: il dissodamento dei campi, gli incendi boschivi, la gestione dei rifiuti, e soprattutto il loro abbandono nei campi. Si ricorda inoltre ai cittadini di questi villaggi di sbarazzarsi quanto prima dei tappeti sporchi: possono favorire il proliferare delle pulci, anch’esse vettori del contagio.

2023, al via l’ospedale per trapianti (fra troppe fake news)

Giunge dalla Grande Île una notizia su un tema delicato come la salute: entro il 2023 sarà costruito un ospedale specializzato nel trapianto degli organi. La decisione è del Consiglio dei Ministri. Intanto uno specifico comitato – costituito da medici, scienziati ed esperti in questioni etiche – è al lavoro per la predisposizione del relativo progetto di legge. Il documento sarà poi presentato al ministro della Sanità pubblica, Julio Rakotonirina, che lo sottoporrà al Governo nella sua collegialità. Infine si aprirà la fase parlamentare, con l’approvazione – si spera scontata – da parte di Assemblea nazionale e Senato. «Questo è un ospedale specializzato che consentirà di eseguire trapianti di organi nel nostro Paese. Un gran numero di pazienti che hanno bisogno di un trapianto di organi sono costretti a uscire: la sostituzione di un organo danneggiato, come fegato o reni, qui non può essere eseguita. Il costo delle trasferte mediche è molto alto», ha detto il ministro, che pone l’accento sull’insostenibilità dei costi dei «viaggi della speranza».

 

Il disegno di legge ha però alimentato di nuovo voci incontrollate sul traffico di organi nel Paese. Il ministro ha comunque assicurato: «Prima di ogni trapianto, ci sono condizioni mediche, chirurgiche e biologiche da considerare. Il traffico di organi è impossibile in Madagascar, per la complessità delle condizioni di conservazione».