Nosy Be, ripartenza post-Covid troppo lenta?

A Nosy Be, in Madagascar, le attività turistiche sono in ripresa, seppure – a giudizio di molti – i passi in avanti siano ancora lenti. Si tratterebbe insomma di una ripartenza moramora, piano piano, come ha ironizzato la stampa. Gli stessi ricavi, nel complesso, sarebbero ancora lontani, rispetto ai livelli prepandemici. E del resto, secondo alcuni addetti ai lavori, «sappiamo molto bene che il 2022 è un anno morto». Sentita dalla stampa, ha invece manifestato ottimismo la nostra connazionale Elisabetta Gravellino, che in loco presiede l’Office régional du tourisme de Nosy Be: «Tutto è prenotato per questa fine dell’anno 2022».

Lasciando intendere che la ripresa tarda a manifestarsi perché Nosy Be non è una destinazione dell’ultimo minuto: «I turisti si preparano con tre o quattro mesi di anticipo». Certo però la spiaggia di Ambatoloaka è poco affollata, e chi opera nel settore dell’artigianato rileva un forte calo delle entrate, rispetto al passato: «Nonostante l’apertura delle frontiere, la mia attività non ha ancora ritrovato l’equilibrio pre-Covid!». Sulla stessa linea Fabio D’Alessandro, direttore del Palm beach resort & spa: «Prima del Covid, il nostro tasso di occupazione annuale era dell’80%; oggi non arriviamo al 40 per cento». Ed anche una guida che lavorava per l’agenzia Nosy Mada tours, che ha riferito ai media di aver dovuto riciclarsi come autista di bajaj.

Nosy Be, la 9° edizione del Festival Sômarôho ha fatto il botto

La Nona edizione del Festival Sômarôho – l’evento culturale, musicale, turistico e sportivo, svoltosi tra il 3 e il 7 agosto a Nosy Be in Madagascar – ha ottenuto un successo inaspettato di pubblico. Per fare un esempio, dal porto di Ankify, il 6 agosto, sono salpati oltre duemila passeggeri, secondo l’Agence portuaire maritime et fluviale (Apmf). Segnale, secondo gli organizzatori, che i malgasci – dopo il periodo della pandemia – vogliono tornare a stare insieme, divertirsi, e promuovere la propria arte all’estero. A stravolgere la quotidianità dell’isola sino all’alba, non solo gli show di tanti artisti locali, come Tence Mena, Black Nadia, D-Lain, Eusebia, Ambondrona, Basta Lion, Big Mj, o Ingah Tax; ma anche gli spettacoli dei loro colleghi stranieri – come Mk Di, Ray Neïman, Meiitod, Joeboy, Nadine Veerasamy, Mikidache, o l’esponente del ndombolo Awilo Longomba – che ogni sera hanno riempito lo Stadio Ambodivoanio di Andoany, grazie a ritmi diversi dall’onnipresente salegy.

Gli obiettivi dell’evento – dare impulso all’economia e al turismo locale, ma anche promuovere musica e cultura malgascia, ed artisti locali in cerca di visibilità internazionale – sono stati quindi centrati appieno. Nel corso di questi giorni di festa, è stato decorato il cantante Joël Issoubaly Andriamahazo detto Wawa, l’ideatore del festival. Futuro traguardo, esportare la manifestazione all’estero.

Italian open cibus, a Nosy Be s’insegna la cucina italiana

Giorni fa ha avuto luogo, presso Nosy Be in Madagascar, l’evento denominato Italian open cibus. La manifestazione, durata una settimana, aveva l’obiettivo di promuovere non tanto la cucina italiana, quanto la formazione per ogni figura professionale la riguardi. A organizzare l’evento, l’associazione no profit Talent seed organizzazione non lucrativa di utilità sociale, che ha potuto contare sul supporto di vari partner, e patricinatori. Tra questi ultimi, segnaliamo il Consolato onorario d’Italia a Nosy Be, e la Camera di commercio Italia-Madagascar. Per approfondire, rimandiamo al pezzo pubblicato sul sito del partner Enaip (Ente nazionale associazioni cristiane dei lavoratori italiani istruzione professionale) Piemonte, e intitolato «In Madagascar per promuovere la cucina italiana nel mondo».

Eccone l’incipit. «Enaip Piemonte è tra i partner dell’Associazione no profit Talent Seed Onlus, che ha organizzato a Nosy Be, Italian open cibus. Una settimana di eventi dedicata alla promozione della formazione nel campo della ristorazione e dei prodotti italiani, che prevede, tra i progetti, la realizzazione di un centro di formazione professionale per i giovani nel settore ristorativo/alberghiero. In Madagascar al momento ci sono Sergio Pugliano, Direttore Generale di Enaip Piemonte, gli chef Alcide Grappiolo del CFP Alberghiero di Acqui Terme e Davide Saretto di Enaip Veneto».

Si punta sulla Baia di Moramba, l’Ha Long malagasy (foto Salgado)

Con la ripresa del turismo in Madagascar, le istituzioni non si limitano a promuovere il Paese nel complesso. Spesso, per trainare l’intero settore, si scelgono specifiche mete, magari poco note. E’ il caso della suggestiva Baia di Moramba, in una penisola del Nord-Ovest, tra Mahajanga e Nosy Be. Grazie alle bizarre formazioni calcaree che emergono dal mare, è paragonata alla Baia di Ha Long in Vietnam, ove però non vi sono i baobab sulla riva del mare. I fondali delle acque sono spettacolari, così come il gioco di colori del mare, che spazia dal blu al turchese al verde. Sorprendente anche la fauna, con lemuri, tartarughe marine e balene.

E c’è anche un villaggio di pescatori, le cui famiglie sono isolate dalla terraferma, giacché si può accedere alla Baia solo via mare. Questo angolo di paradiso, nel 2010 ha ospitato anche il celebre fotografo brasiliano, Sebastião Salgado. E le immagini create nell’occasione sono poi state riunite nel progetto di culto Genesis, che raccoglie gli scatti realizzati nel corso di 25 viaggi, tra il 2003 e il 2011. Così descrive la foto sopra, il catalogo italiano della mostra: «Isola vulcanica sospesa come una grande nuvola artificiale, un’eruzione dal mare o dal sottosuolo, una visione, un sogno, un’immagine, irreale fluttuante a tratti nella memoria si materializza, si rende manifesta, riappare lì d’un tratto come in un sogno ad occhi aperti».

Turismo Madagascar, qualcosa si muove

E’ adesso forte l’impegno del Madagascar, nel rilancio delle attrattive turistiche nazionali. In primis, va segnalata la sesta edizione del Tsenaben’ny fizahantany: secondo la stampa, i tre giorni di evento – la fiera dedicata al turismo interno, nazionale – hanno fornito indicazioni positive, sul generale impegno al rilancio del settore. Lo testimonierebbe la partecipazione di ben 60 espositori, oltre al cospicuo flusso di circa 15mila visitatori. Si segnala poi che il Ministero del Turismo ha candidato Ambatozavavy – pittoresco villaggio di pescatori nell’Isola di Nosy Be – al Best tourism villages, lanciato dall’Organizzazione mondiale del turismo: un concorso che punta a rafforzare il ruolo del turismo, nella salvaguardia dei borghi rurali.

La scelta è stata motivata, tra l’altro, «per il suo forte attaccamento a riti e culture ancestrali». Infine, prosegue l’offensiva per promuovere l’intera gamma di servizi turistici: le iniziative per guidare alla scoperta di flora e fauna – come il birdwatching – oppure il trekking e le escursioni più varie, sino alla pesca sportiva, alle immersioni e alle crociere in catamarano o barca a vela. Ed ancora, l’osservazione di megattere (whale watching) all’insegna del turismo ecoresponsabile, i raid motorizzati, il surf, sino al kitesurf e al windsurf. Non si dimenticano, infine, le offerte legate ai viaggi fotografici, e all’ecoturismo.

Nosy Tsarabanjina, un trend soprattutto italiano

Di recente è virale, sui media italiani, la promozione dell’Isola di Nosy Tsarabanjina, nord-ovest del Madagascar. Un fenomeno legato certo al marketing del Constance Tsarabanjina, ma a cui non è estraneo il fascino paradisiaco della meta. Che, come noto, rimase quasi sconosciuta al mercato turistico sino al 1994, quando ospitò il programma “Girl Friday”, della British broadcasting corporation (Bbc) reality. Tra i recenti reportage italiani su Nosy Tsarabanjina, segnaliamo quello di Sara Bovi, pubblicato sul mensile “Dove”, e intitolato «Madagascar: una vacanza in stile Robinson Crusoe (ma in chiave chic)».

Eccone l’incipit. «Su un’isola privata, a nord ovest di Nosy Be, immersi nella cultura e nelle tradizioni malgasce. A rilassarsi in ville sulla spiaggia e a fare snorkeling lungo la barriera corallina. Tra balene che si corteggiano e tartarughe con cui fare amicizia. Venendo da sud è la prima isola che si incontra. Non l’unica – l’arcipelago delle Mitsio, di cui fa parte, ne comprende una quindicina – ma, certamente, tra le più spettacolari. Tsarabanjina è un piccolo paradiso terrestre a nord ovest del Madagascar. Ci si arriva da Nosy Be, dove si trova l’aeroporto più vicino, più o meno dopo un’ora di barca. Il tempo necessario per lasciarsi alle spalle il tran tran quotidiano e immergersi in una location che non ha nulla a che vedere con le stereotipate isole tropicali».

Caso bimba con gastroenterite, il dibattito non è un granché

Si è conclusa a lieto fine, la vicenda della bimba italiana di tre anni e mezzo, colpita a Nosy Be in Madagascar, da gastroenterite. Non ripercorriamo qui il succedersi degli eventi, già descritti in dettaglio dai media nazionali. Che hanno preferito innescare un dibattito all’insegna di allarmismo e luoghi comuni, tenendo a distanza ogni scelta di approfondimento. Così non si è scritto nulla sulla probabilità di contrarre patologie gastrointestinali nelle aree intertropicali dei Paesi in via di sviluppo, né sull’opzione di stipulare assicurazioni sanitarie, né sugli obblighi delle nostre Autorità diplomatico-consolari in questi casi.

«Insomma, non è un granché», potrebbe chiosare il presidente Mario Draghi. Per gli sviluppi della cronaca rimandiamo comunque al pezzo del “Corriere della sera”, dal titolo “Il viaggio di nozze in Madagascar è un incubo: «Nostra figlia è grave, fateci tornare». Poi la visita di una pediatra italiana risolve la situazione”. Eccone l’incipit. “L’appello sui social di una coppia anconetana: «La bambina si è presa una grave gastroenterite, ma qui non ci sono cure. Siamo chiusi in una camera d’albergo, ogni ora può essere decisiva». In serata l’annuncio dell’onorevole Giuliodori: «La bimba sta bene». Madagascar, il sogno. L’hanno realizzato in viaggio di nozze con la loro bambina. Una vacanza da meraviglia che alla fine si è trasformata in un incubo”.

Le riviste di settore puntano (di nuovo) sul Madagascar

La riapertura delle frontiere del Madagascar si fa sentire anche sul mercato turistico del Belpaese. Così, da settimane, le principali riviste di settore ci deliziano con approfondenti sulle meraviglie locali: da Nosy Be al Canal des Pangalanes, dal Parc Ivoloina al Parco nazionale dell’Isalo, passando per Anakao, l’Allée des baobabs, la Riserva naturale integrale Tsingy di Bemaraha, e Antananarivo. Per sapere qualcosa di più sulle bellezze dell’Isola rossa, si rimanda al servizio del portale “Siviaggia”, dal titolo «Madagascar: 10 motivi per visitarlo assolutamente». Eccone l’inizio.

«C’è un Paese che, assolutamente, merita un viaggio. Ma se non siete convinti ci pensiamo noi a dirvi 10 motivi per cui dovreste andarci anche subito. Parliamo del meraviglioso Madagascar, un’enorme isola al largo della costa meridionale dell’Africa. La prima ragione è Nosy Be (in foto), un’isola che è seconda per estensione a quella madre, che vanta un clima mite, spiagge paradisiache e una stupenda vegetazione pluviale. Il Parco Zoologico Ivoloina con i lemuri. Meravigliosa anche la fauna di questo Paese come quella che si può trovare al Parco Zoologico Ivoloina. Vi basti pensare che qui potete osservare ben dieci specie di lemuri, rettili, batraciani e molto altro ancora. Un luogo che saprà regalarvi sorprese fantastiche. Canali di Pangalanes, per catapultarsi in due universi paralleli».

Il resort Constance Tsarabanjina punta sull’Italia

Il lussuoso resort Constance Tsarabanjina – situato sulla paradisiaca Isola Nosy Tsarabanjina – punta sul mercato italiano, in vista dell’auspicata ripresa turistica post-pandemica. Tsarabanjina si trova al largo della costa nord-occidentale del Madagascar: fa parte dell’Arcipelago delle Mitsio, e non è lontana da Nosy Be e Nosy Mitsio. E di essa abbiamo già trattato su questo spazio, per descrivere l’emozionante fenomeno della bioluminescenza. Per approfondire, rimandiamo al servizio del portale “Italia a tavola”, dal titolo «Constance Tsarabanjina, l’anima del Madagascar in un resort tra cielo e mare». Ne segue l’inizio.

«Situata a nord del Madagascar, un’isola dove regna la natura più autentica. Il resort offre servizi e attività per ogni esigenza: dal benessere allo sport, dalle escursioni alle cene speciali in location scenografiche. Il Constance Tsarabanjina è un santuario custodito nell’Oceano Indiano a 40 minuti di barca dall’isola di Nosy Be a nord del Madagascar. Il resort, che durante la pandemia è stato oggetto di un importante restyling, è pronto ad accogliere nuovamente gli ospiti italiani nelle sue 25 ville eco-chic sulla spiaggia, ridecorate in stile coloniale, con magnifiche travi in mogano e complementi d’arredo semplici, realizzati con materiali naturali, scaldati dalle tonalità morbide e avvolgenti dei tessuti. Benessere e relax in un luogo da sogno».

Macchine avanti adagio: le graduali riaperture del Madagascar

Le Autorità del Madagascar – pur con estrema gradualità – continuano a riaprire i confini nazionali, che erano stati chiusi come misura di contrasto alla pandemia: nelle ore in cui scriviamo, sono nove le compagnie aeree autorizzate a operare voli commerciali da e per il Paese. Si tratta di Air Madagascar, Air France, Air Mauritius, Ewa Air, Neos Air, Ethiopian Airlines, Turkish Airlines, Kenya Airways, e Air Austral. In particolare, dal prossimo giugno il Ministero dei Trasporti e della meteorologia ha autorizzato 46 voli, 36 passeggeri e il restante cargo. In tal modo, attraverso i cinque aeroporti internazionali del Paese, ben sei Nazioni straniere saranno collegate all’Isola.

Si prevede così che, nel prossimo trimestre, saranno serviti 114mila passeggeri. Inoltre giorni fa ha di nuovo esordito il collegamento Ethiopian Airlines, Addis Abeba – Nosy Be: sino a maggio opererà solo il volo settimanale del sabato, ma il vettore prevede che da giugno vi saranno tre frequenze la settimana. La rotta Tana – Addis Abeba continua invece a essere servita con cinque voli settimanali, operati da Ethiopian Airlines. Dal 18 giugno sarà poi riattivata la rotta Tana – Istanbul, operata da Turkish Airlines. Permangono però molte criticità, tra cui l’assenza di un collegamento diretto con le Comore, la cancellazione dei voli Air Austral per Toamasina, e l’eccessivo costo dei biglietti aerei.