Dopo arresti oppositori, dubbi su tenuta politica del Madagascar

Giorni fa, a Tana, una manifestazione non autorizzata del principale partito di opposizione, Io amo il Madagascar – Tiako i Madagasikara (Tim), è finita con l’arresto di due tra i suoi maggiori esponenti. Rina Randriamasinoro, segretario generale, e Jean Claude Rakotonirina, coordinatore nazionale, sono stati fermati solo per poche ore, ma ciò è bastato ad accrescere le tensioni politiche. Di certo, il regime in carica cerca, in questa fase, d’impedire ogni possibile minaccia all’ordine pubblico: si teme che con un malcontento generalizzato per via dell’inflazione galoppante, ogni scintilla possa far sfuggire di mano la situazione.

Tuttavia l’opposizione conservatrice di Marc Ravalomanana punta senza sconti – al fine di gestire la futura fase elettorale – a un Esecutivo di unità nazionale, che comprensibilmente è avversato da chi governa. Opzione, quest’ultima, che pare però condivisa dalla comunità internazionale. Per approfondire, rimandiamo al pezzo redatto da Alberto Galvi per il portale “Notizie geopolitiche”, dal titolo «Madagascar. Durante una protesta la polizia ha fermato due esponenti di spicco dell’opposizione». Eccone l’incipit. «Durante una protesta nella capitale Antananarivo la polizia del Madagascar ha fermato due esponenti di spicco del principale partito di opposizione, i quali manifestavano contro l’aumento del costo della vita e le difficoltà economiche».

Elezioni 2023, su par condicio scontro Ue – Madagascar

Il Madagascar è uno dei pochi Paesi africani democratici, secondo l’ultimo rapporto del centro studi svedese International idea (International institute for democracy and electoral assistance). I risultati del Global state of democracy report 2021, sono esposti nell’immagine in alto: i regimi sono suddivisi in democratici, ibridi, o autoritari. All’Unione europea (Ue) ciò però non basta; il decisivo partner finanziario del Paese, pretende di più – specie in termini di par condicio – in vista delle Presidenziali 2023. Giorni fa, a Tana, ha terminato i lavori, la Mission de suivi électoral de l’Union européenne, presieduta dall’ex parlamentare europeo Christian Peda; obiettivo, secondo i comunicati, «valutare e riferire sul grado di attuazione delle raccomandazioni della Missione di osservazione dell’Unione Europea e vedere in che misura sono state intraprese iniziative di riforma elettorale».

La visita degli osservatori ai vertici istituzionali e politici, fa seguito alla Mission d’observation électorale de l’Union européenne: era prevista dal rapporto di questa Missione – presieduta dallo stesso Peda – che ha monitorato le Elezioni 2018. (La Mission 2022 ha incontrato, tra gli altri, la Commission eléctorale nationale indépendante – Ceni, l’Haute cour constitutionnelle, i partiti, e l’ex presidente Marc Ravalomanana, considerato il capo dell’opposizione, ndr). (Continua).

Madagascar, ecco le strategie dell’opposizione

In vista delle Elezioni presidenziali del Madagascar, che dovrebbero svolgersi nel novembre 2023, si sono registrate nelle ultime settimane delle importanti novità. L’ex capo dello stato Marc Ravalomanana, della formazione conservatrice Tiako i Madagasikara – Tim (J’aime Madagascar – Io Amo il Madagascar), ha annunciato di candidarsi di nuovo, dopo la sconfitta del 2018 contro l’attuale presidente Andry Rajoelina. Molti analisti segnalano l’attivismo del titolare della megaimpresa Tiko société anonyme, caratterizzato da vari incontri, e dall’assidua partecipazione alle funzioni della locale chiesa calvinista. Ci riferiamo all’Église de Jésus-Christ à Madagascar (Fiangonan’i Jesoa Kristy eto Madagasikara – Fjkm).

L’ex presidente ha continuato poi il suo tour propagandistico, che ha prima attraversato la città di Toliary e poi la Regione di Sofia. E se nell’ultima tappa la sua presenza è stata discreta, il soggiorno a Tuléar ha scatenato l’insofferenza delle Autorità: il locale prefetto Arson Theodolin Lydore Adoré Solondraza gli ha proibito il comizio, adducendo che «qualsiasi manifestazione nella città di Toliara è vietata durante il fine settimana». E anche l’ex presidente Hery Rajaonarimampianina, pur vivendo a Parigi, non rimane a guardare: i suoi interventi pubblici sono sempre più frequenti, e uno di essi è stato interpretato come l’annuncio di una nuova discesa in campo.

2023, chi si candiderà alla Presidenza del Madagascar?

I media del Madagascar si sbizzarriscono circa le personalità politiche che potrebbero contendere al presidente Andry Rajoelina – del partito Nous tous, ensemble avec Andry Rajoelina – la prima carica dello Stato. Le Presidenziali dovrebbero sì svolgersi solo nel novembre 2023, ma le tensioni – in questi mesi segnati da pandemia, criminalità, inflazione e disservizi – sono molteplici; mentre il vortice d’inaugurazioni di strade o ospedali, pare non rassicurare appieno la popolazione. Dando per scontata una nuova candidatura di Rajoelina, ci si chiede se il 47enne ex disc jockey di Antsirabe – detto Dj – sarà il favorito. Ricordiamo che la stampa lo chiama Tgv – dal francese Train à grande vitesse, Treno ad alta velocità – per i ritmi che imprime ai propri programmi.

L’ex presidente Marc Ravalomanana ha annunciato la candidatura, ma non mancano critiche per l’età avanzata. Si segnala poi che la sua nuova discesa in campo chiuderebbe la strada ad altri politici di opposizione, come Siteny Randrianasoloniaiko o Roland Ratsiraka. Che potrebbero interrompere la lunga serie di personalità di etnia merina, alla guida della Nazione. Del resto, molti osservatori notano che è dall’epoca dell’ammiraglio Didier Ignace “Deba” Ratsiraka che una personalità «costiera» non riesce a guidare il Paese, e che esisterebbe una diffusa volontà d’interrompere il dominio, beninteso tribale, dei merina.

Focolai di tensione in Madagascar, muore uno studente – 2

(Prosegue). «Condanniamo fermamente ogni forma di violenza e di distruzione di proprietà, nel corso di una manifestazione cittadina», ma anche «l’impiego di munizioni vere, che ha provocato la morte di una persona, e ha di conseguenza innescato ulteriori tensioni». Il comunicato di Liberty 32 prosegue: «Lo Stato ha il dovere di proteggere i cittadini, secondo l’articolo 8 della Costituzione della Repubblica del Madagascar. Chiediamo alle Forze armate di adempiere al loro ruolo di difensori dei cittadini, e dei loro beni. Chiediamo a tutti i responsabili a livello statale di promuovere la libertà di espressione, senza intimidire o reprimere; per dimostrare la volontà di dialogare con i cittadini, durante la ricerca di soluzioni alle loro rivendicazioni».

Compone il quadro a tinte fosche, anche la riluttanza con cui le Autorità concedono all’opposizione gli spazi per le loro manifestazioni. Non solo nello scorso fine settimana, per evitare cortei non autorizzati, il centro della Capitale è stato trasformato in una «zona zossa»; ma i militanti riconoscibili dell’opposizione, presenti in città, venivano controllati in modo meticoloso e strumentale dalla Polizia. Mentre ai gruppi del movimento mediatico e politico Miara-manonja – o del partito Tiako i Madagasikara guidato dall’ex presidente Marc Ravalomanana – s’impediva, con buona pace dei diritti individiali, l’entrata a Tana.

2021, l’opposizione invoca il pericolo dittatura

Il capo dell’opposizione Marc Ravalomanana, così come il presidente, giorni fa ha pronunciato un discorso, che vale come programma politico. A giudizio dell’ex presidente e fondatore del gruppo Tiko – che guida la formazione politica liberista Tiako I Madagasikara – il popolo è immerso in difficoltà senza precedenti, mentre il Madagascar staziona tra i Paesi più poveri al mondo. Riconosce sì il ruolo giocato dalla pandemia e dalla crisi che ne è seguita, tuttavia per lui sono soprattutto «la mancanza di leadership, l’incapacità dei leader di stabilire le vere priorità, e di avere una visione chiara», i fattori all’origine dei problemi che colpiscono il Paese.

Si rivolge quindi al capo dello stato: «Non incolpare gli altri, e soprattutto non l’opposizione, dei danni provocati dalla tua incompetenza. Una delle qualità di un leader competente è saper riconoscere i propri errori e le proprie colpe». Annuncia quindi di proseguire la mobilitazione per l’istituzione dello stato di diritto, e avverte che «l’instaurazione della democrazia non va ancora considerata un fatto acquisito. Invito tutti a mobilitarsi, ad assumersi la responsabilità di salvare il Paese dall’attuale disastro». E chiosa, invocando il pericolo di una dittatura: «Dovremo armarci di coraggio, quest’anno, poiché le intimidazioni continueranno. Ma non accetteremo che la dittatura possa prendere piede nel Paese».

Rova e Colosseo inaugurati, quattro cose da sapere

Venerdì, come anticipato, si sono svolte – guidate dal presidente Andry Rajoelina – le celebrazioni per l’inaugurazione del Rova, (con annessa la contestata arena). Prima di riviare all’articolo dedicatovi da “Rainews.it”, dal titolo «Il “Colosseo” del Madagascar che incuriosisce e fa discutere», quattro osservazioni. La prima. Il 5 novembre è sbarcata all’aeroporto della Capitale – ricevuta dall’ambasciatore francese in loco – la corona che adornava il palco della regina Ranavalona III. Portata in Francia come bottino di guerra (o semplicemente trafugata) nel 1897, quindi esposta nel Musée de l’armée di Parigi, i transalpini hanno infine deciso di restituirla, affinché venga esposta nel Rova ristrutturato.

La seconda. E’ stato annunciato che il Rova aprirà le porte al pubblico prima di Natale. La terza. Il Rova è stato ribattezzato Rovan’i Madagasikara – Rova de Madagasikara – in quanto patrimonio del Paese intero. La quarta. A queste celebrazioni non ha partecipato alcun esponente delle opposizioni, nè le più accanite, nè le più dialoganti: tra gli assenti, il capo dell’opposizione Marc Ravalomanana, e l’ex presidente Didier Ratsiraka. Segue l’incipit del pezzo citato, che dimostra l’interesse dei media mondiali per questa storia. «Ad Antananarivo un anfiteatro in stile “romano” in costruzione sulla collina che domina la Capitale davanti allo storico Palazzo della Regina».

7 settembre, in uscita “Madagascar: A Little Wild”

Anche i media dell’Isola rossa si occupano dell’uscita – il 7 settembre, sulle piattaforme video Hulu e Peacock – della serie “Madagascar: A Little Wild”: si tratta di un prequel del fortunato film d’animazione “Madagascar”, prodotto dalla Dreamworks animation nel 2005. L’interesse per la saga cinematografica Madagascar, ambientata in parte nell’Isola omonima, in “patria” non è mai venuto meno, nonostante la pellicola capostipite vi sia uscita in sala solo cinque anni fa. In molti ricordano, del resto, la visita dell’allora capo dello stato, Marc Ravalomanana, agli studi Dreamworks, durante la lavorazione del primo film.

Per i dettagli dell’evento, rimandiamo comunque all’articolo «Madagascar: A Little Wild – il trailer della serie animata DreamWorks», redatto da Anna Culotta per il portale “Film Post”. A seguire, l’incipit. «La serie prequel sulle avventure di Marty, Gloria, Melman e Alex. Nel 2005 usciva Madagascar, film d’animazione prodotto dalla DreamWorks e diretto da Eric Darnell e Tom McGrath. Il grande successo del film portò allo sviluppo di due sequel e uno spin-off, I pinguini di Madagascar, che riscossero altrettanto successo. Il prossimo 7 settembre debutterà invece su Hulu e Peacock la serie prequel Madagascar: A Little Wild, di cui è stato diffuso il trailer. La serie animata DreamWorks svelerà i primi anni degli amatissimi personaggi del film di animazione».

Il caso Arphine Rahelisoa, spiegato bene – 2

(Prosegue). Nei giorni scorsi è dunque stata scarcerata anche Arphine Rahelisoa, direttrice del tri-settimanale “Ny Valosoa”, ed amministratrice della pagina Facebook del giornale. La testata non esce in edicola dall’inizio dell’epidemia, ma continua ad essere aggiornata online. La giornalista è nota per essere molto vicina al leader dell’opposizione moderata Marc Ravalomanana, e non lo ha certo nascosto quando ha trattato della gestione della crisi sanitaria, da parte del presidente Andry Rajoelina. Ha titolato in modo sguaiato «Covid-19, confinement, Andry Rajoelina, assassin», e si è proceduto all’arresto con l’accusa d’«istigazione all’odio» nei confronti del capo dello stato.

Sono intervenute le associazioni dei giornalisti, quelle della società civile, e le organizzazioni internazionali, e dopo un mese rinchiusa nel famigerato Penitenziario di Antanimora, è stata infine liberata. Dopo la scarcerazione, il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Gérard Rakotonirina, ha dichiarato: «Sono contento di questa decisione del capo dello stato, e di ciò lo ringrazio. L’Ordine dei giornalisti ha fatto una forte campagna, per la liberazione incondizionata del direttore del trisettimanale “Ny Valosoa”, e il messaggio è stato ascoltato. Inoltre, penso che sarebbe meglio che il capo dello stato controlli il suo entourage, poiché una tale situazione danneggia l’immagine dell’apparato».

Coup d’état, 11 anni dopo – 2

(Prosegue). I motivi di malcontento contro il presidente Marc Ravalomanana erano comunque vari: si criticava l’avanzata dell’inflazione, più in generale la stretta sull’economia, e l’acquisto di un Boeing 737 presidenziale con denaro pubblico (60 milioni di dollari). Addirittura il Fondo monetario internazionale arrivò a chiedere spiegazioni al riguardo, e la risposta fu giudicata insufficiente. Si accusava poi il Governo di un condono fiscale che favoriva soprattutto l’azienda Tiko, e di esportare il pregiato riso malgascio, per lasciare agli abitanti quello pakistano di bassa qualità. E il sindaco Andry Rajoelina, da tempo avversario di Ravalomanana, riesce con facilità a canalizzare questo clima in consenso a suo favore.

La chiusura per ordine del Governo della sua Tv Viva, nel dicembre 2008, riesce infatti a mobilitare gran parte della società civile. E con la sua energia, il giovane di etnia merina (come il capo dello stato) riesce a oscurare gli oppositori storici, come il filocastrista Didier Ratsiraka. Il golpe fu preceduto da settimane di caos: alla fine si contarono 135 morti, tra cui saccheggiatori e manifestanti falciati dalla Guardia presidenziale. Alla fine, l’Esercito si schiera con Rajoelina, e Ravalomanana si dimette – lasciando il potere ai militari – per fuggire in Sudafrica. E le Forze armate, il 17 marzo, affidano i poteri all’attuale presidente.