Impennata del costo della vita, c’è chi pensa al Madagascar

Il balzo dell’inflazione in Europa – che è legata soprattutto ai costi di generi alimentari ed energia – sta spingendo un crescente numero di cittadini del Vecchio continente, a trasferirsi in Madagascar. Ove il costo della vita – come si legge a questo indirizzo – è ancora basso, almeno se confrontato agli standard dei Paesi industrializzati. Per approfondire questo fenomeno, che è in costante aumento, rimandiamo al servizio di Salvatore Avallone, pubblicato sul portale “Proiezioni di borsa”, e intitolato «Si vive da re con 600 euro al mese in questo paese tropicale dalle spiagge borotalco e dal mare luccicante». Ne segue l’inizio.

«I paesi occidentali sono sempre più stretti dal costo della vita. Allora molte persone pensano di andare a vivere altrove. Soprattutto i pensionati, se in Italia la pensione dovesse diventare insufficiente. Questo Paese magnifico e ricco di natura attira molti turisti ogni anno. Ma è anche la meta di chi cerca un’alternativa per vivere in un altro Paese. Non sono poche le persone che si sono trasferite a vivere nel Madagascar. Certo non è proprio vicino all’Italia, ma molti stranieri vi abitano, in maggioranza francesi. Si tratta di una ex colonia francese e autonoma dal 1960. La capitale è Antananarivo, ma tutti la chiamano Tanà. È considerato uno dei paesi più belli al Mondo come natura. Spiagge infinite e bianchissime con un mare mai freddo».

Crescita, la guerra in Ucraina si fa sentire anche in Madagascar

Madagascar: per il 2022 la Banca mondiale prevede un tasso di crescita economica più basso, rispetto alle stime delle Autorità nazionali. Mentre nella Legge finanziaria 2022 è indicato un buon 5,4%, ecco che la World bank prevede un più modesto 2,6%: un dato che rappresenta anche un forte rallentamento, rispetto al più 4,4% del prodotto interno lordo (PIL) del 2021. La crescita del 2022 dovrebbe indebolirsi – si spiega – per gli effetti dell’ondata di pandemia a inizio anno, per via di una stagione degli uragani catastrofica, e a causa dell’escalation del conflitto in Ucraina. L’Istituzione con sede a Washington prevede poi un’inflazione in crescita sino al 7,5%, mentre il deficit di bilancio dovrebbe attestarsi al 7% del PIL.

L’economia malagasy dovrebbe comunque riprender fiato nel 2023: le previsioni indicano un più tranquillizzante +4,2%, grazie al rimbalzo di consumi e investimenti privati. Quest’aumento del PIL dovrebbe quindi comportare un lieve calo del taux de pauvreté, che nel 2023 scenderà all’80,2% contro l’81 del 2022. Tornando al conflitto in Ucraina, la Banca centrale spiega anche tutto il processo, con cui esso avrà un forte impatto sul PIL malagasy: frenando la domanda da parte dei partner commerciali, e spingendo su il prezzo del petrolio, saranno inevitabili sia il deterioramento della bilancia commerciale sia una crescente pressione sulle finanze pubbliche.

Madagascar e inflazione, è la quiete prima della tempesta? – 2

(Prosegue). E dunque a fronte della previsione attuale del 6,4%, le stime provvisorie prevedono che – per fine anno – si sfiori l’otto per cento. Tornando all’inflazione, ricordiamo che il tasso del 2021 è stato del 6,2%: in netta risalita rispetto al 4,5 del 2020. Mentre circa i beni di prima necessità – il cosiddetto «carrello della spesa» – l’aumento del 2021 ha raggiunto l’8,6%, contro il 3,3% del 2020. Si noti poi che dall’inizio dell’anno, detto tasso sarebbe cresciuto ancora del due per cento. L’impulso decisivo all’aumento dei prezzi potrebbe tuttavia esser dato dai carburanti. Andry Ramaroson, ministro dell’Energia e degli idrocarburi, ha dichiarato – durante un’audizione all’Assemblea nazionale – che l’aumento dei carburanti e dunque delle bollette, è inevitabile.

Se alcune settimane fa aveva detto che i prezzi alla pompa sarebbero rimasti stabili sino a giugno, giorni fa ha spiegato che a suo giudizio si dovrebbe provvedere agli aumenti in luglio; chiarendo comunque che sarà il Governo a decidere su costi e tempistiche. E molti fanno notare che l’opera di convincimento da parte delle Autorità sarebbe già cominciata: nel profilo su Facebook del Ministère de l’Energie et des hydrocarbures, si rimarca che – nonostante l’instabilità mondiale e la guerra – il prezzo della benzina più basso nell’intera Africa e nell’area dell’oceano Indiano, è proprio in Madagascar.

Madagascar e inflazione, è la quiete prima della tempesta?

Sotto il profilo economico, il Madagascar sta vivendo una fase di ansia: un rapporto della Banca centrale del Madagascar (la Banque centrale de Madagascar – Bcm, in malgascio Banky Foiben’i Madagasikara), prevede per fine 2022 un’impennata dell’inflazione, che dovrebbe sfiorare il tasso dell’8% annuo. Tra le cause, l’aumento del prezzo della benzina, e in generale la guerra, che rende più difficoltosa l’importazione di materie di prime da certe aree. Tuttavia adesso lo scenario è stabile, e la Legge Finanziaria prevede, per il 2022, un aumento del prodotto interno lordo (PIL) del 5,4 per cento. Tutti i settori dovrebbero contribuire alla crescita, e al rimbalzo dovuto all’uscita dalla pandemia.

Così si prevede un deciso più 8,5% per l’industria – che comprende il comparto minerario – un buon più 5,7% per i servizi, e + 3,4% per l’agricoltura. Tutti incrementi che sono favoriti dalla decisione governativa di aumentare i salari, e quindi di rilanciare i consumi. Si teme tuttavia che il balzo dei prezzi dei prodotti alimentari ed energetici, le difficoltà di approvvigionamento per via del conflitto in Europa, possibili disastri naturali, ed eventuali nuove ondate epidemiche possano frenare la crescita del PIL. Tornando alla corsa dei prezzi, la Banca centrale fa notare che gli aumenti dei costi di cereali e carburanti sui mercati, potrebbero stravolgere le previsioni.

(Continua).

Economia Madagascar 2022, tutte le novità

Sono tante le recenti novità in Madagascar, sul fronte macroeconomico. La più appariscente è l’aumento salariale: tanto nel settore pubblico, quanto nel privato. Il 1° maggio, in occasione della Festa del Lavoro, il presidente Andry Rajoelina ha annunciato che – per contrastare la galoppante inflazione, che adesso sfiora il 6,2% annuo – saranno aumentati gli stipendi privati del 9,9 per cento. Mentre il salario minimo mensile di base Smig (Salaire minimum interprofessionnel garanti) sarà pari a 250mila ariary: il precedente valore – 200mila ariary – fu fissato nel giugno 2019. Sarà però lo Stato a contribuire, nella misura di 30mila ariary, per arrivare a detta quota 250mila.

Tuttavia alcuni comparti, come le scuole private, già fanno le barricate. Circa la pubblica amministrazione, gli stipendi cresceranno del cinque, del 13, o del 25%, a seconda che appartengano, rispettivamente, alla categoria di quelli alti, intermedi, o bassi. Altri dati: la crescita economica del 2021 ha fatto segnare un buon 3,5% – grazie al traino dell’industria, che fa registrare un +13% – e l’ariary appare in netto recupero sull’euro, essendo salito intorno a quota 4250. In questo quadro – e specie per attenuare le pressioni inflazionistiche – la Banky foiben’i Madagasikara (Bfm) ha deliberato una stretta sui tassi d’interesse: il tasso della finestra di sconto è stato aumentato sino al sei per cento.

La crisi energetica colpisce anche il Madagascar

Il Madagascar deve fare i conti con la crisi energetica, effetto delle dinamiche internazionali. L’ottimismo dei malgasci – i costi della benzina sono stabili dal luglio 2019 – fa i conti con l’ultimo bollettino della Banque centrale de Madagascar: «A livello globale, le incertezze e i rischi derivanti dagli impatti della pandemia, dai cambiamenti climatici e dalle tensioni geopolitiche, peseranno sulle attività e sui prezzi, per l’anno 2022. Il World economic outlook (Weo) dell’Fmi prevede una crescita complessiva del 4,4% nel 2022. La situazione in Madagascar dipenderà molto dalle dinamiche internazionali. In Madagascar, se il prezzo dell’energia resta sotto controllo, le previsioni fissano un’inflazione sotto al 6,5%, per il 2022. Ora il prezzo a pronti del Brent ha raggiunto gli 86 dollari al barile sul mercato internazionale, in aumento di circa il 68% rispetto al livello di dicembre 2020», dunque, prosegue la Banky foiben’i Madagasikara, «se questo livello di prezzo persiste, è molto probabile che i prezzi interni dell’energia dovranno adeguarsi di conseguenza».

Gli effetti della crisi sul settore energia – la rivalutazione del dollaro e il balzo del prezzo del petrolio – fanno quindi temere un aumento dell’inflazione. E se è vero che il Governo ha l’ultima parola sul prezzo alla pompa, va però rilevato che gli interventi per calmierarlo potrebbero contrariare il Fondo.

Madagascar 2022, tout ira bien?

«Abbiamo comprato un’anatra per il pranzo di Natale. È più economica di un tacchino. L’abbiamo presa per 60mila ariary, la metà del prezzo di un tacchino». E poi: «Faremo un piccolo antipasto con questa pasta che ci è stata offerta. E se Dio vuole, compreremo un po’ di carne». Cosa si attendono i malgasci dal 2022, dopo un 2021 funestato dalla crisi economica, e dalle quasi mille morti per Covid? Una situazione anomala, quella che si vive in Madagascar, di fronte sia alla nuova impennata dei contagi – che coincidono con l’anelata riapertura delle frontiere – sia al doppio dramma di Soanierana Ivongo, alla vigilia di Natale. Il naufragio, e l’incidente dell’elicottero.

A leggere le inchieste giornalistiche, pare che a prevalere sia la speranza, che i prezzi – in primis quelli dei generi alimentari – cessino di aumentare, e si arresti la spirale dell’inflazione. E le testimonianze sopra riportate lo testimoniano. Va rilevato tuttavia che il Governo – attraverso il Ministère de l’Industrialisation, du commerce et de la consommation – ha fatto il possibile per stabilizzare i prezzi dei prodotti di base, in particolare del riso, specie eseguendo frequenti controlli. Si spera poi che le forniture di acqua ed elettricità non proseguano più a singhiozzo, in ogni caso molti notano che i cittadini hanno ormai imparato a convivere con i disservizi e non hanno più la forza di lamentarsi.

Madagascar, i dati economici della Banca centrale

Il più recente rapporto economico del Comitato monetario della Banky foiben’i Madagasikara – oltre a indicare gli interventi sui vari tipi di tassi d’interesse applicati – ci propone un quadro completo della situazione macroeconomica del Madagascar. Circa il costo del denaro, si va nella direzione di un lieve aumento. L’Istituzione spiega in questi termini, questa scelta conservativa e all’insegna della cautela: sebbene l’inflazione sia stata relativamente stabile negli ultimi mesi, è presente nel tessuto economico un grande eccesso di valuta in circolazione, oltre il livello di guardia. E al di là delle prevedibili ironie sul grande eccesso di valuta in circolazione nel Paese, è chiaro che l’obiettivo di tal politica monetaria è prevenire qualsivoglia pressione inflazionistica.

La crescita del prodotto interno lordo (PIL) per il 2021, è quindi prevista al 3,2 per cento, mentre la Legge finanziaria 2021 pronosticava un aumento del 4,5. L’attuale tasso di pressione fiscale è registrato in lieve calo, all’8,7 per cento, e il rapporto deficit/PIL è pari allo 0,3. Il tasso di crescita indicato dal rapporto, «sarebbe trainato principalmente dal settore secondario (+ 4,9%, contro -16,0% nel 2020)». Ove spiccano le industrie minerarie – che fanno segnare una crescita dell’8,1 – e il comparto energetico. Anche agricoltura e terziario mostrano un segno più: rispettivamente, + 2,6 e 2,8.

Alimenti, perché cresce l’inflazione?

Nelle ultime settimane, nella Grande Isola, è in atto una tendenza al rialzo dei prezzi degli alimenti, specie del riso, e dei succhi di frutta. Secondo la stampa, il fenomeno sarebbe in primis conseguenza delle pessime condizioni delle strade: letteralmente allagate – o ridotte una marea di fango – per le piogge torrenziali di questi mesi. In secondo luogo, potrebbe aver inciso l’aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici, annunciato dal presidente Andry Rajoelina, solo pochi giorni fa. E non si può dimenticare l’aumento delle accise su birra e granturco (ma anche sulle sigarette), disposto dalla Legge finanziaria 2020. Infine vanno segnalate le tensioni sul fronte geopolitico, e le conseguenti pressioni sul fronte dei costi degli idrocarburi.

 

In Madagascar del resto il pericolo inflazionistico è tenuto sotto controllo con non poche difficoltà: nell’ultimo biennio, il relativo tasso si è assestato a quota 8,3 per cento. In questo clima, come riporta la testata “Info Africa”, «un’inchiesta nazionale sulla povertà, e l’evoluzione delle condizioni di vita in Madagascar, inizierà la prossima settimana». L’annuncio è stato dato dall’Institut national de la statistique (Instat), secondo cui il progetto sarà finanziato – per una somma pari a due milioni due dollari – dalla Banca mondiale. I risultati saranno pubblicati nel 2021, mentre i dati ora disponibili risalgono al 2012.