Madagascar, ecco le strategie dell’opposizione

In vista delle Elezioni presidenziali del Madagascar, che dovrebbero svolgersi nel novembre 2023, si sono registrate nelle ultime settimane delle importanti novità. L’ex capo dello stato Marc Ravalomanana, della formazione conservatrice Tiako i Madagasikara – Tim (J’aime Madagascar – Io Amo il Madagascar), ha annunciato di candidarsi di nuovo, dopo la sconfitta del 2018 contro l’attuale presidente Andry Rajoelina. Molti analisti segnalano l’attivismo del titolare della megaimpresa Tiko société anonyme, caratterizzato da vari incontri, e dall’assidua partecipazione alle funzioni della locale chiesa calvinista. Ci riferiamo all’Église de Jésus-Christ à Madagascar (Fiangonan’i Jesoa Kristy eto Madagasikara – Fjkm).

L’ex presidente ha continuato poi il suo tour propagandistico, che ha prima attraversato la città di Toliary e poi la Regione di Sofia. E se nell’ultima tappa la sua presenza è stata discreta, il soggiorno a Tuléar ha scatenato l’insofferenza delle Autorità: il locale prefetto Arson Theodolin Lydore Adoré Solondraza gli ha proibito il comizio, adducendo che «qualsiasi manifestazione nella città di Toliara è vietata durante il fine settimana». E anche l’ex presidente Hery Rajaonarimampianina, pur vivendo a Parigi, non rimane a guardare: i suoi interventi pubblici sono sempre più frequenti, e uno di essi è stato interpretato come l’annuncio di una nuova discesa in campo.

Madagascar e Russia, i media fanno il punto

L’ambasciatore russo, Stanislav Anvarovich Akhmedov, lascerà il Madagascar, dopo sette anni alla guida della missione diplomatica. E i media nazionali ne hanno approfittato per fare il punto sullo stato delle relazioni russo-malgasce. La conclusione è univoca: durante il mandato di Hery Rajaonarimampianina, la presenza russa è cresciuta notevolmente, sia in campo militare, sia economico. Gruppi russi hanno investito nell’estrazione del cromo, in collaborazione con la società statale Kraoma, mentre in campo militare va segnalata la formazione di ufficiali e la fornitura di armamenti. In seguito, con la vittoria del presidente attuale, l’euforia si è raffreddata, come dimostra il disimpegno della società mineraria russa Ferrum mining.

Del resto, in campagna elettorale Mosca aveva puntato – come prevedbile – sul capo di stato uscente Rajaonarimampianina, classificatosi poi terzo. Torniamo però alla cronaca. Giorni fa, il diplomatico ha dunque dato inizio alle varie visite di cortesia alle istituzioni malgasce, tra cui – presso il Palais de verre d’Anosikely – al presidente del Senato, Rivo Rakotovao: ex presidente, seppure ad interim, e guarda caso seguace di Rajaonarimampianina. Ebbene, la visita è stata l’occasione per ricordare l’impegno umanitario russo nel Paese: dal sostegno alle scuole nelle regioni del Sud, alla costruzione di ospedali, sino al contrasto alle epidemie.

Russi in Madagascar, il reportage vince il Pulitzer

Gaëlle Borgiafreelance francese di origini malgasce, che tra le altre cose è corrispondente in Madagascar per “France 24” e “TV5 Monde” – ha ricevuto il Premio Pulitzer per il reportage – pubblicato sul “New York Times” – dedicato all’interferenza russa durante le ultime Presidenziali nel Paese insulare. Anche noi, il 9 gennaio, avevamo accennato alla maxi-inchiesta del quotidiano statunitense, nell’articolo «Madagascar e Russia, facciamo il punto». Una storia a cavallo tra geopolitica, spionaggio e colore, che vale la pena conoscere, e che la giornalista residente nell’Isola rossa dal 2011 ha efficacemente descritto, insieme al collega Michael Schwirtz.

La freelance dopo la vittoria ha detto: «Partecipare a un’indagine di questo livello per il “New York Times” rappresentava già una consacrazione per me, quindi il Premio Pulitzer… mi sembrava così irraggiungibile che non rientrava nei miei obiettivi». Il bel servizio dedicato ai russi in Madagascar («How Russia meddles abroad for profit: cash, trolls and cult leader», pubblicato l’11 novembre 2019) faceva parte di una serie di sei reportage, con cui il giornale di New York ha indagato sulle operazioni esterne della Russia di Vladimir Putin. Inizialmente Borgia doveva limitarsi a supportare Schwirtz, ma poi il suo lavoro sul campo è risultato decisivo, specie per l’intervista all’ex presidente Hery Rajaonarimampianina.

Politica, i tre leader del 2020

Segue un quadro sulle tre personalità che domineranno questo 2020. Si tratta del presidente della Repubblica Andry Rajoelina, del candidato moderato sconfitto (ed anche ex presidente) Marc Ravalomanana, e infine dell’ex capo dello stato Hery Rajaonarimampianina. Dell’attuale Primo cittadino e del suo messaggio abbiamo già scritto, così passiamo a Ravalomanana: questi, nel discorso pronunciato da casa, ha detto che il 2020 sarà segnato da una dura opposizione, al fine – si segnala – di ripristinare la verità, la democrazia e lo stato di diritto. Insomma, a suo giudizio, l’opposizione dovrà impedire la deriva antidemocratica. Infine Rajaonarimampianina – giunto al terzo posto alle Presidenziali di novembre 2018 – ha annunciato un ritorno in grande sulla scena.

 

Di costui si è parlato diffusamente nei mesi scorsi: era il candidato scelto originariamente dai Russi, e così – prima di esser scaricato – non ha mancato di chiedere tangenti agli improvvisati paladini. Così riporta il quotidiano “Linkiesta”. «[I Russi] riconoscono subito per “tangenti mascherate” la lista degli aiuti che il presidente Rajaonarimampianina chiede ai russi: uniformi nuove per l’esercito, cinque elicotteri […], per un importo totale di 100 milioni di dollari, una somma con la quale si può comprare mezza isola, ma che non dovrebbe essere problematica per una grande potenza dalle ambizioni geopolitiche».

Madagascar e Russia, facciamo il punto

Il nostro esordio è datato 30 dicembre, e non si è potuto seguire notizie e reportage antecedenti a questa data, nonostante la loro importanza e le ripercussioni future. Tuttavia la strana storia dell’influenza russa sulle ultime Presidenziali nella Grande île – svoltesi tra novembre e dicembre del 2018 – non si può trascurare. Premesso che i contenuti del mega reportage del “New York times”sono stati ottimamente riportati dal quotidiano “Il post”, segnaleremo qui, in estrema sintesi, tutti gli elementi decisivi della vicenda: quelli necessari alla comprensione dei futuri avvenimenti politici nazionali. Ebbene la Russia – secondo modi definiti goffi, da vari analisti – ha in primis puntato sull’allora presidente in carica Hery Rajaonarimampianina: collocabile nello schieramento di centro-sinistra, e tuttavia ben presto dimostratosi un cavallo perdente.

 

Si dirotta quindi la macchina propagandistica altrove: in parte su candidati minori – e va sé con un connotato più che altro di folclore – in parte sul futuro vincitore, il progressista Andry Rajoelina. In secondo luogo, va rilevato che in questo caso la pressione russa non ha avuto connotati ideologici, bensì strettamente economici: si trattava di difendere una società controllata da un oligarca russo, che in Madagascar si occupa dell’estrazione del cromo. L’obiettivo dell’operazione, almeno in parte, è stato raggiunto.