2023, chi si candiderà alla Presidenza del Madagascar?

I media del Madagascar si sbizzarriscono circa le personalità politiche che potrebbero contendere al presidente Andry Rajoelina – del partito Nous tous, ensemble avec Andry Rajoelina – la prima carica dello Stato. Le Presidenziali dovrebbero sì svolgersi solo nel novembre 2023, ma le tensioni – in questi mesi segnati da pandemia, criminalità, inflazione e disservizi – sono molteplici; mentre il vortice d’inaugurazioni di strade o ospedali, pare non rassicurare appieno la popolazione. Dando per scontata una nuova candidatura di Rajoelina, ci si chiede se il 47enne ex disc jockey di Antsirabe – detto Dj – sarà il favorito. Ricordiamo che la stampa lo chiama Tgv – dal francese Train à grande vitesse, Treno ad alta velocità – per i ritmi che imprime ai propri programmi.

L’ex presidente Marc Ravalomanana ha annunciato la candidatura, ma non mancano critiche per l’età avanzata. Si segnala poi che la sua nuova discesa in campo chiuderebbe la strada ad altri politici di opposizione, come Siteny Randrianasoloniaiko o Roland Ratsiraka. Che potrebbero interrompere la lunga serie di personalità di etnia merina, alla guida della Nazione. Del resto, molti osservatori notano che è dall’epoca dell’ammiraglio Didier Ignace “Deba” Ratsiraka che una personalità «costiera» non riesce a guidare il Paese, e che esisterebbe una diffusa volontà d’interrompere il dominio, beninteso tribale, dei merina.

Nasce il Ntsay quater, il Madagascar ha un «Governo d’azione» – 2

(Prosegue). Veniamo alle sorprese: in primis, Sophie Ratsiraka, la figlia dell’ex presidente Didier “Deba” Ratsiraka, è stata nominata ministro dell’Artigianato e dei mestieri. Ha poi colpito l’opinione pubblica la chiamata di Edgar Razadindravahy – proprietario dell’autorevole quotidiano “L’Express de Madagascar” – come nuovo titolare dell’Industrialisation, du commerce et de la consommation. Hortensia Antoinesie – la presidente del Partito verde, una delle formazioni politiche che hanno sostenuto la candidatura del presidente della Repubblica – è stata poi nominata viceministro incaricato della Riforestazione presso il Ministero dell’Ambiente e dello sviluppo sostenibile.

Da segnalare poi la nomina di Patrick Rajoelina – ex consigliere del presidente – alla guida del Ministero degli Affari esteri. Si tratta di un’Amministrazione più pesante rispetto alla precedente, e è ragionevole supporre che anche i costi di gestione saranno superiori. Mentre l’obiettivo della parità tra generi è ancora molto lontano dall’essere raggiunto: le donne sono undici su 33. In sostanza, la nuova squadra è una combinazione di politici, tecnici e persone che provengono dal mondo delle professioni e dell’imprenditoria. Le parole d’ordine con cui il presidente ha contrassegnato il nuovo Esecutivo – che dovrà governare in una fase piuttosto turbolenta – sono azione, lavoro, prestazione e risultato.

Fake news: Madagascar e vaccini, tirato in ballo anche Ratsiraka

Dopo circa un anno, il Madagascar torna il bersaglio di fake news, bufale e complottisti. Ovviamente, c’entrano il Covid e le vaccinazioni di massa. In sintesi, un meme – divenuto virale in inglese, prima della versione italiana – insinua che la recente morte di quattro presidenti sarebbe dovuta al loro rifiuto dei vaccini; e instilla così il dubbio di una loro uccisione. Le deduzioni appaiono tuttavia illogiche e frutto di malafade. Ad esempio, circa il Madagascar, si fa riferimento alla morte, in marzo, dell’ex capo dello stato Didier “Deba” Ratsiraka. Orbene, non solo l’Amiral rouge (Ammiraglio rosso), 84enne, aveva abbandonato la carica nel 2002; ma è acclarato che il Rusé (Furbo) – al momento del decesso per attacco cardiaco – non fosse positivo al virus.

E inoltre aveva più volte detto di essere favorevole all’impiego dei vaccini, per contrastare la pandemia. Approfondisce il tema, l’articolo dal titolo «Il complotto dei 4 presidenti morti dopo aver rifiutato il vaccino anti Covid: il mistero che non c’è», redatto da Luca Mastinu per il portale “Bufale.net”. Eccone l’incipit. «Un meme dimostrerebbe che la morte di 4 presidenti di altrettanti Paesi, più precisamente Burundi, Tanzania, Madagascar e Haiti, sarebbe correlata al rifiuto del vaccino anti Covid. In poche parole: sarebbero stati uccisi, anche se la semplificazione del meme che ci segnalano non usa questa parola».

Addio a Didier Ratsiraka, l’Amiral rouge

L’ex presidente del Madagascar Didier “Deba” Ratsiraka – detto Amiral rouge, Ammiraglio rosso – è morto lo scorso fine settimana. Ci dà l’addio una personalità politica complessa – eletto democraticamente ma anche dittatore, vittima di golpe ma anche autore – la cui biografia segna il ruolo del Paese nei decenni della Guerra fredda. Ormai aveva abbandonato le posizioni ideologiche affini al socialismo reale, e – tuttora lucido – si era ritagliato un ruolo di padre della patria all’insegna dell’«umanesimo ecologista». L’evento ha colpito profondamente i malgasci: avvenuto durante il picco dell’ondata mortifera del Covid, e nelle stesse ore del decesso per parto della giovane cantante Tsizaraina Nathalie Hortense Rajaonarivony – nome d’arte Taa-Tense – idolo dei più giovani.

Per approfondire, rimandiamo al pezzo dal titolo «Madagascar: morto l’ex presidente Ratsiraka», pubblicato sull’”Ansa – Agenzia nazionale stampa associata”. Ne segue l’incipit. «Aveva 84 anni. Ricoverato qualche giorno fa per influenza. L’ex presidente del Madagascar Didier Ratsiraka, ufficiale della marina soprannominato “l’ammiraglio rosso” per le sue politiche socialiste, è morto stamane a 84 anni dopo essere stato ricoverato per un’influenza a inizio settimana. Lo ha annunciato su Twitter l’attuale capo di stato Andry Rajoelina. Ratsiraka è stato presidente dell’isola dal 1975 al 1991 e dal 1997 al 2002».

Land grabbing in Madagascar, le nuove tre modalità

Tra gli addetti ai lavori, nelle reti sociali e non solo, è divenuto virale un articolo – pubblicato in gennaio su “The Conversation” – dedicato alle nuove forme che può assumere il land grabbing in Madagascar. Christian Bouquet – professore emerito di Geografia politica all’Università di Bordeaux Montaigne – nell’intervento dal titolo «À Madagascar, l’accaparement des terres peut prendre des formes diverses», scrive che adesso il fenomeno non ha più la connotazione tradizionale di «acquisizione di terreni agricoli in un Paese da parte di investitori stranieri». E identifica a seguire le tre seguenti, anomale, modalità, di land grabbing malgascio.

In primis abbiamo la concessione di terreni ricchi di minerali a una società privata straniera, che opera in loco tramite un’entità malgascia. E’ il caso del gruppo australiano Base resources, attivo tramite la società Base Toliara. Abbiamo quindi le acquisizioni d’immensi terreni – quelli nazionalizzati all’epoca di Didier Ratsiraka – da parte di potenti e dignitari di regime: ovviamente più lesti a compiere le necessarie azioni di riconfinamento, rispetto ai contadini. Infine vi sono i grandi piani urbanistici, per i quali è lo Stato stesso che, in nome del pubblico interesse, cerca di requisire terreni. In questo caso il pensiero va al progetto – che sembra abortito – di una nuova città nei pressi di Antananarivo: Tanamasoandro.

Rova e Colosseo inaugurati, quattro cose da sapere

Venerdì, come anticipato, si sono svolte – guidate dal presidente Andry Rajoelina – le celebrazioni per l’inaugurazione del Rova, (con annessa la contestata arena). Prima di riviare all’articolo dedicatovi da “Rainews.it”, dal titolo «Il “Colosseo” del Madagascar che incuriosisce e fa discutere», quattro osservazioni. La prima. Il 5 novembre è sbarcata all’aeroporto della Capitale – ricevuta dall’ambasciatore francese in loco – la corona che adornava il palco della regina Ranavalona III. Portata in Francia come bottino di guerra (o semplicemente trafugata) nel 1897, quindi esposta nel Musée de l’armée di Parigi, i transalpini hanno infine deciso di restituirla, affinché venga esposta nel Rova ristrutturato.

La seconda. E’ stato annunciato che il Rova aprirà le porte al pubblico prima di Natale. La terza. Il Rova è stato ribattezzato Rovan’i Madagasikara – Rova de Madagasikara – in quanto patrimonio del Paese intero. La quarta. A queste celebrazioni non ha partecipato alcun esponente delle opposizioni, nè le più accanite, nè le più dialoganti: tra gli assenti, il capo dell’opposizione Marc Ravalomanana, e l’ex presidente Didier Ratsiraka. Segue l’incipit del pezzo citato, che dimostra l’interesse dei media mondiali per questa storia. «Ad Antananarivo un anfiteatro in stile “romano” in costruzione sulla collina che domina la Capitale davanti allo storico Palazzo della Regina».

Karenjy (e industria malagasy), modello per l’America latina?

Giorni fa il portale news panamense “Yo reportero – Noticias” ha pubblicato un reportage – dal titolo «La economía de Madagascar: ejemplo para AL», e firmato da Alvaro García – che mette a fuoco due esperienze economiche malgasce tra loro diverse, e auspica la loro esportazione in Latinoamerica. Si tratta del Rova caviar, «el caviar de Madagascar» – una scommessa vinta da tre francesi – e soprattutto dell’unica Casa automobilistica nazionale, l’emblematica Karenjy. Si scrive che «questo nuovo modello potrebbe servire da esempio per i Paesi latinoamericani, di fronte alla crisi economica internazionale e all’instabilità politica».

Poi si aggiunge: «Molti saranno sorpresi da questo fatto, ma è vero: l’industria automobilistica del Madagascar esiste da quattro decenni. Allo stato attuale, questo settore è in grado di produrre automobili, che non sono molto attraenti, ma adatte alle caratteristiche delle strade di quel Paese – che non sono esattamente in buone condizioni – e, inoltre, genera posti di lavoro e dividendi per l’economia». A seguire un po’ di storia del pittoresco brand: «Tutto è iniziato negli anni Ottanta, quando Didier Ratsiraka ha avviato un processo di industrializzazione che ha portato il Paese a produrre automobili, navi e persino aeroplani, con l’aiuto dell’ex Unione Sovietica. Nel 1984 apparve il primo marchio automobilistico locale, “Karenjy”».

(Continua).

Coup d’état, 11 anni dopo – 2

(Prosegue). I motivi di malcontento contro il presidente Marc Ravalomanana erano comunque vari: si criticava l’avanzata dell’inflazione, più in generale la stretta sull’economia, e l’acquisto di un Boeing 737 presidenziale con denaro pubblico (60 milioni di dollari). Addirittura il Fondo monetario internazionale arrivò a chiedere spiegazioni al riguardo, e la risposta fu giudicata insufficiente. Si accusava poi il Governo di un condono fiscale che favoriva soprattutto l’azienda Tiko, e di esportare il pregiato riso malgascio, per lasciare agli abitanti quello pakistano di bassa qualità. E il sindaco Andry Rajoelina, da tempo avversario di Ravalomanana, riesce con facilità a canalizzare questo clima in consenso a suo favore.

La chiusura per ordine del Governo della sua Tv Viva, nel dicembre 2008, riesce infatti a mobilitare gran parte della società civile. E con la sua energia, il giovane di etnia merina (come il capo dello stato) riesce a oscurare gli oppositori storici, come il filocastrista Didier Ratsiraka. Il golpe fu preceduto da settimane di caos: alla fine si contarono 135 morti, tra cui saccheggiatori e manifestanti falciati dalla Guardia presidenziale. Alla fine, l’Esercito si schiera con Rajoelina, e Ravalomanana si dimette – lasciando il potere ai militari – per fuggire in Sudafrica. E le Forze armate, il 17 marzo, affidano i poteri all’attuale presidente.

Governo, riformare le Forze armate

Il Governo dell’Isola dei lemuri – presieduto dal premier Christian Ntsay – ha deciso: le Forze armate locali – le Forces armées de Madagascar – devono essere riformate. Secondo lui è difficile lavorare con gli schemi del 1960, anno dell’indipendenza. E’ vero che le sfide del Paese sono molte: basti pensare ai circa 4.800 chilometri di coste, e alle tensioni geopolitiche crescenti. E tuttavia non si può qui fare a meno riportare commenti ironici apparsi sui media: «Ci sono più generali, rispetto ai soldati. Un budget enorme per andare a fornire armi ai banditi? Un Esercito che ha ucciso migliaia di cittadini e non un singolo nemico straniero. Perché non ce n’erano». Va tuttavia ricordato che sono ormai lontani i tempi della Rivoluzione socialista – quella del presidente Didier “Deba” Ratsiraka – costituita da «mpitolona manao fanamiana», (i “militanti in uniforme”).

 

Oggi i militari frequentano varie accademie militari, sparse nel mondo. Adesso le Forze armate contano su circa 13.500 effettivi, cui devono essere aggiunti gli 8.100 membri della Gendarmerie: corpo militare con compiti di ordine pubblico. L’Esercito propriamente detto – decisamente mal equipaggiato – è costituito dai 12.500 uomini dell’Armée de terre, cui si affianca un altro migliaio, appartenente alla Marine de guerre e all’Armée de l’air. L’Aeronautica dispone solo di velivoli da trasporto e comunicazione.