Verso rivoluzione bajaj, il Madagascar li vuole elettrici

Dopo la sperimentazione di Toamasina, la strada è segnata: a breve i bajaj o tuk tuk – motocarri a tre ruote usati come taxi – dovranno essere elettrici. Invero sinora le Autorità sono state vaghe, sulla gestione del passaggio: non è chiaro se saranno importati gli Ape e-city Piaggio, o s’imporranno propulsori green ai tricicli dell’impianto Bajaj, attivo in Madagascar. Per non parlare delle incertezze sulle modalità, in loco, del servizio battery swap. E’ comunque certo che il servizio va a gonfie vele, nonostante il recente aumento del costo della corsa a 1500 ariary (0,37 centesimi di euro). E nonostante il suo esordio, nell’Isola, sia recente: solo nel 2015 un francese e un malgascio ne ebbero l’intuizione, ed importarono a Mahajanga una ventina di bajaj, da India e Cina.

Risciò (pousse-pousse) e taxi non ressero la concorrenza, e i tuk tuk si diffusero presto in altre città del Paese. Oggi il servizio risulta abbastanza regolamentato: oltre a certificato medico e tessera professionale, il conducente deve avere le patenti A e B da oltre un anno. E anche il proprietario deve avere tutte le carte in regola: licenza e imposte, oltre a dichiarare i dipendenti. In media il consumo giornaliero di benzina è pari a 7,5 litri (per oltre 44mila ariary), mentre l’incasso (detratto il carburante) varia tra 45 e 50mila ariary: 30mila spettano al proprietario e il resto va al conducente.

Marie Christina Kolo da Nosy Be, anche su Presa diretta

Anche la trasmissione televisiva “Presa diretta” si è accorta – nella puntata del 21 marzo, dal titolo “Guerra al clima” – dell’attivista ambientale Marie Christina Kolo, originaria di Nosy Be in Madagascar. Classe 1989, dal 2020 è entrata nell’orbita delle maggiori testate europee – anche di costume – ove sovente è intervistata, fotografata o citata. Si tratta di un personaggio noto, ma anche anomalo, nel panorama politico dell’Isola, giacché fonde la lotta ecologista – in primis contro il climate change – alla militanza femminista. Insomma – anche attraverso l’impresa sociale Green N Kool, di cui è fondatrice – si è affermata come leader dell’ecofemminismo malgascio. (Green N Kool si occupa di gestione dei rifiuti delle comunità, per creare attività generatrici di reddito, che possano beneficiare i più vulnerabili, ndr).

Del resto ha anche co-fondato la piattaforma Ecofeminism Madagascar – che promuove l’inclusione di genere nelle politiche e nei progetti sui cambiamenti climatici – oltre alla rete giovanile Indian ocean climate network, che ha l’obiettivo d’incoraggiare iniziative giovanili sul riscaldamento globale. Va inoltre segnalato che Kolo – cresciuta presso Andaingo Gara, nella Regione Alaotra Mangoro – ha fatto volontariato presso il Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo, ed ha lavorato per alcune organizzazioni non governative, in India, Senegal e Cina.

Madagascar, la Cina “occupa” l’Università

Grande spazio ha occupato, sui media del Madagascar, l’inaugurazione dell’Atelier Luban: all’interno dell’Università di Antananarivo – e più precisamente dell’Ecole supérieure polytechnique d’Antananarivo (Espa) – sarà appunto creata questa scuola. La Cina, con questa formula, punta in primis a fornire formazione professionale ai migliori studenti dei Paesi partner, per creare talenti locali, (l’Université d’Antananarivo ha selezionato 32 allievi); e si cerca poi di condividere le proprie esperienze di sviluppo. Si è parlato di un passo decisivo per l’industrializzazione, e segnaliamo l’impegno per questo progetto del ministro dell’Aménagement du territoire et des services fonciers, Hajo Andrianainarivelo, e l’entusiasmo del rettore Mamy Raoul Ravelomanana: «Il regalo delle Autorità cinesi è inestimabile. Oltre al finanziamento per la creazione di quest’Atelier, il trasferimento tecnologico che sarà effettuato aprirà una delle porte principali, per l’industrializzazione del Madagascar. Tutti i paesi sviluppati hanno un ramo industriale per la produzione di autoveicoli. E’ quello che ci attendiamo, e ciò che sicuramente questo progetto fornirà».

Nello specifico, la controparte cinese del progetto è rappresentata dal Tianjin vocational college of mechanics and electricity, dal Tianjin machinery and electric industry school, ed anche dalle China railways, per il supporto tecnico.

Diego Suarez, presto base militare Usa

L’United states navy avrà una base militare in Madagascar, a Diego Suarez. Da molto tempo, il presidente Andry Rajoelina chiedeva ai partner degli aiuti, per potenziare la base navale di Antsiranana. Sulla carta per contrastare la pesca illegale, ma invero per colmare il crescente disinteresse – in quanto a politiche di difesa – della Francia; che al netto dell’amicizia di facciata, è sempre più fredda con l’ex colonia, per via della controversia sulle Isole sparse. Così il Dipartimento della Difesa degli Stati uniti ha pensato bene di colmare il vuoto, per contrastare l’influenza di Russa e Cina, (si pensi al tentativo cinese di coinvolgere l’Isola nell’iniziativa della Nuova via della seta). Gli Usa finanzieranno quindi la ristrutturazione della malridotta base di Diego-Suarez: la Marina militare troverà entro marzo un’entità privata, che modernizzerà le infrastrutture, e costruirà un centro operativo, con tanto di scuola per la formazione del personale.

Per approfondire rimandiamo al pezzo redatto da Giuseppe Gagliano sul sito “Notizie geopolitiche”, dal titolo «Madagascar. La corsa delle potenze per garantire gli interessi». Eccone l’inizio. «Come risultato del blocco del canale di Suez per una settimana lo scorso aprile da parte di una nave portacontainer Evergreen, gli Stati Uniti stanno cercando di garantire la sicurezza di nuove rotte marittime per il traffico globale».

Industria alberghiera, il Governo cinese punta sul Madagascar

Il Radisson hotel group – catena alberghiera di dimensioni colossali, controllata dal Governo della Cina – ha deciso d’investire seriamente in Madagascar, e in particolare nella sua Capitale, Antananarivo. L’operazione – eseguita attraverso la controllata Radisson hotels, con sede a Bruxelles in Belgio – riguarderà tre diverse strutture ricettive. L’albergo inaugurato ex novo, sarà il Radisson Blu hotel Antananarivo waterfront, nel quartiere di Ambodivona. E poi, attraverso cospicui investimenti, sarà rilanciata la partnership col gruppo Talys in altre due note strutture, che d’ora in avanti saranno denominate Radisson serviced apartments Antananarivo city center e Radisson hotel Antananarivo waterfront.

Ricordiamo che il brand Radisson hotels – tradizionalmente rivolto a una clientela giovane – fu creato nel 1909 a Minneapolis, ispirandosi all’esploratore francese Pierre-Esprit Radisson. E che acquisito nel 1962 dal gruppo Carlson, è appunto passato ai cinesi nel 2014. Per approfondire, rimandiamo al servizio del portale “Qualitytravel.it”, dal titolo «Radisson debutta in Madagascar con 3 aperture». Eccone l’inizio. «Radisson Hotel Group ha annunciato l’espansione in Madagascar con l’apertura contemporanea di 3 strutture ricettive: Radisson Blu Hotel, Antananarivo Waterfront, Radisson Hotel Antananarivo Waterfront e Radisson Serviced Apartments Antananarivo City Center».

Ue – Madagascar, e l’accordo sulla pesca?

La trattativa tra l’Unione europea e il Madagascar, per rinnovare l’Accord de partenariat de pêche durable Ue-Madagascar 2014 2018, sarebbe adesso a un punto morto. Almeno secondo quanto ha dichiarato alla stampa Giovanni Di Girolamo, il diplomatico italiano che guida la Delegazione dell’Unione europea in Madagascar e nell’Unione delle Comore: «Eravamo pronti a firmare il trattato sulla pesca sin dal 2019. Avevamo un accordo di massima, con le autorità malgasce. All’inizio del 2020, tuttavia, il Governo malgascio ha riferito di avere una serie di richieste aggiuntive, quindi abbiamo ripreso i negoziati. Si sono svolti dei round nel 2020 e nel 2021, ma c’è stata la pandemia causata dal Covid-19. Le due posizioni, che a un certo punto sembravano vicine, si sono allontanate».

Secondo però alcuni esperti, l’Isola deve più che altro far fronte all’invadenza delle navi cinesi. In quanto alla Cina, infatti, gli accordi sono stretti – beninteso sono opachi e restano segreti – con le singole aziende di pesca: in pratica si lasciano entrare i pescherecci nella zona economica esclusiva senza autorizzazione, dopodiché si legalizza la loro situazione creando una joint venture (che in buona sostanza è fittizia). Questa stessa società mista (di facciata) opera il cambio di bandiera battente: da cinese a malgascia. A questo punto, il rilascio delle ordinarie licenze di pesca è cosa scontata.

Covid, lo scontro tra Usa e Cina fa bene al Madagascar

Novità in Madagascar sul fronte della lotta al coronavirus. L’United states agency for international development (Usaid) ha stanziato altri cinque milioni e 100mila dollari, affinché il Paese possa meglio contrastare la pandemia. Più nello specifico, il finanziamento è destinato in primis a sostenere i Centri sanitari di base; non solo per ridurre decessi e contagi, ma anche per favorire l’accesso di tutta la popolazione ai vaccini: «Grazie a questa assistenza, il Madagascar sarà in grado di migliorare la sua pianificazione, preparazione e risposta alla pandemia, in particolare garantendo che siano accessibili le infrastrutture, per rendere disponibili i vaccini alla popolazione malgascia».

Segnaliamo poi lo sbarco di 300mila dosi del vaccino Bbibp-Corv, prodotto dal laboratorio cinese Sinopharm: ovviamente, il risultato della cooperazione col Governo di Pechino. Un siero che si aggiunge alle oltre 302mila dosi di Janssen, in corso di somministrazione. Pare insomma che lo scontro geopolitico tra Stati uniti e Cina si consumi anche in Madagascar, e per ora a tutto vantaggio dei cittadini dell’Isola, quasi blanditi dalle due potenze. Tutte osservazioni che non debbono far dimenticare le quasi mille vittime locali del Covid; tra questi, vari connazionali, come il noto missionario Luciano Lanzoni di Carpi: il 63enne era consacrato all’istituto secolare dei Servi della chiesa.

Diritti umani, il Madagascar sta con la Cina

Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite: il Madagascar ha espresso appoggio alla Cina. La delegazione degli Stati uniti avrà storto il naso, ma si tratta tuttavia di un ringraziamento per il nuovo accordo di cooperazione – da oltre dodici milioni di euro – tra i due Paesi. Di fatto, un finanziamento a fondo perduto, per progetti determinati dai due Governi. C’è tuttavia da immaginare che la nuova ambasciatrice a stelle e strisce a Tana, stia preparando una nuova offensiva per contrastare l’avanzata del Dragone. Tratta il tema, il pezzo pubblicato sul sito di “China radio international”, dal titolo «I paesi in via di sviluppo sostengono la Cina opponendosi all’interferenza nei suoi affari interni».

Eccone l’incipit. «Di recente alcuni paesi hanno espresso in diversi modi il loro sostegno alla Cina nei confronti delle questioni inerenti al Xinjiang, Hong Kong e il Tibet, opponendosi alle interferenze negli affari interni cinesi. Durante una sessione del Consiglio per i diritti umani dell’Onu, il rappresentante del Madagascar ha fatto un intervento in cui ha espresso apprezzamento al governo cinese per i suoi impegni nella garanzia dei diritti economici, sociali e culturali del popolo cinese, sottolineando che, nella gestione delle questioni inerenti i diritti umani, occorre garantire universalità, obiettività ed eliminare il doppio standard e la politicizzazione».

Madagascar – Cina, il punto sui rapporti economico-commerciali

Giorni fa il consigliere economico dell’Ambasciata della Cina in Madagascar ha fornito dei dati sui rapporti commerciali tra i due Paesi. «C’è solo solo un leggero calo. Nel 2020, gli scambi hanno così raggiunto i 930 milioni di dollari, a fronte del miliardo del 2019. In percentuale, si tratta di un calo dell’1,8%», ha dichiarato, segnalando il contenuto impatto del Covid. E ha aggiunto: «Quest’anno le cifre dovranno migliorare, rispetto allo scorso anno, ma non saranno migliori rispetto al 2019. Nonostante tutto, la Cina rimane uno dei primi partner del Madagascar, che è il 19° partner della Cina in Africa». Un cenno poi al neoinaugurato Stadio Barea (Kianja Barea), da 40mila posti: «Si tratta di un progetto finanziato interamente dallo Stato malgascio e realizzato da una società cinese selezionata dopo un bando di gara».

Seguono i dati del Fondo monetario internazionale, sottostimati rispetto ai cinesi. Dal 2015 la Cina è primo esportatore verso il Madagascar, che nel 2020 ha importato per 470 milioni di dollari dal Paese asiatico. (Dietro ai cinesi, Francia, Stati uniti, Emirati arabi uniti, ndr). Tra gli importatori dall’Isola, i cinesi sono sesti, con acquisti che nel 2020 hanno superato i 92 milioni di dollari; sono preceduti da Giappone, India, Corea del Sud, Stati uniti, Francia. Circa l’investimento diretto estero, il flusso cinese ha superato i 38 milioni di dollari.

Madagascar, il riso ibrido cinese è un successo

Quella del riso ibrido cinese in Madagascar, è una storia di successo: una varietà prodotta incrociando più tipologie del noto cereale, il cui rendimento è molto elevato. E di molto superiore rispetto ai tipi di riso a alto rendimento, ma di ceppo puro. Siamo innanzi a un esempio di cooperazione Sud-Sud – Cina e Madagascar col supporto dell’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura – che dal 2006 ha aiutato assai il Paese a affrontare le ricorrenti crisi alimentari. Oltre che a perseguire l’obiettivo della sicurezza alimentare. I malgasci importano sementi e ne producono altresì in loco: del milione e 300mila ettari di risaie, 260mila sono occupati da riso ibrido.

E anche quest’anno, nonostante la siccità, il raccolto è soddisfacente. Approfondisce il tema la rivista online di settore “Riso italiano”, col pezzo «Riso ibrido in Madagascar». Eccone l’incipit. «Il riso ibrido cinese coltivato in Madagascar è ormai nella stagione del raccolto. Nonostante le molteplici difficoltà, come il ritardo della stagione delle piogge, la siccità e le basse temperature, la resa del riso ibrido di questa stagione è stata ancora soddisfacente, arrivando a raggiungere le 11,87 tonnellate per ettaro, mostrando l’eccellente rendimento del riso ibrido cinese, una “soluzione cinese” per aiutare il Madagascar a raggiungere l’obiettivo nazionale della sicurezza alimentare».