Madagascar contro progetto legge Usa contro la Russia

Di fronte al Countering malign russian activities in Africa act, che sta per essere votato dal Senato degli Stati uniti, il ministro degli Affari esteri del Madagascar, Richard Randriamandrato, non ci sta. Non solo ha dichiarato che il «Gruppo Wagner non è presente in Madagascar. Ci forniscano le prove». Ha anche aggiunto che «il Madagascar aderisce pienamente» alla posizione della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale, fortemente critica contro il progetto statunitense. In particolare, il comunicato finale dell’ultimo Summit della Sadc (Southern african development community) suona come una sonora bocciatura dell’iniziativa statunitense: «Il Vertice ha espresso la sua insoddisfazione per il fatto che il Continente sia obiettivo di misure unilaterali e punitive ai sensi del Countering malign russian activities in Africa act, recentemente approvato dalla Camera dei rappresentanti degli Stati uniti, e ha riaffermato la propria posizione di principio di non allineamento, rispetto a qualsiasi conflitto esterno al Continente».

Il ministro ha quindi proseguito: «Il Madagascar è un Paese sovrano e non cerchiamo di essere nemici degli americani, dei russi o dei cinesi. Inoltre, ci opponiamo fermamente a qualsiasi iniziativa che tenti di influenzare le nostre scelte e le nostre decisioni, sulle relazioni internazionali. Il Madagascar non aderirà mai a un simile approccio».

Usa, progetto legge contro Russia in Africa (anche in Madagascar)

Sta creando polemiche, in Madagascar, un progetto di legge discusso nel Congresso degli Stati uniti. E’ il Countering malign russian activities in Africa act, già adottato dalla Camera dei rappresentanti, e in corso di approvazione presso il Senato. Il testo, d’iniziativa democratica, mira ad arginare l’avanzata dell’influenza russa in Africa. Le Autorità e la società civile malgascie si sono sentite chiamate in causa direttamente, dal provvedimento. Non solo gli Stati uniti considerano l’Isola permeabile alle manipolazioni russe, ma sono convinti che nel 2018 vi abbia operato anche il Gruppo Wagner, l’organizzazione paramilitare agli ordini del Cremlino.

Lo dichiara una risoluzione del Senato, del febbraio 2021: il proprietario della compagnia «Evgeniy Prigozhin, e le sue entità affiliate, sono stati coinvolti in operazioni di influenza in Africa, per conto del Governo della Federazione russa; hanno operato in almeno 20 Paesi, compresi Repubblica centrafricana, Madagascar, Mozambico e Sudan». La presenza di Wagner in Madagascar – pur smentita dal Governo di Tana – è invero ricavata da un’approfondita inchiesta del gruppo indipendente “Proekt team”, risalente al marzo 2019. Naturalmente, con l’approvazione definitiva della normativa, saranno impegnate anche le Autorità diplomatiche, contro questa «minaccia per gli interessi nazionali e la sicurezza nazionale degli Stati uniti».

Madagascar: boom fecondazione in vitro, anche grazie a italiano

In Madagascar, o meglio nella Capitale Antananarivo, si stanno moltiplicando i centri di procreazione medicalmente assistita. Tra questi, particolare risalto sui media ha avuto il Centre médical et maternité Mimosa C3m, che si avvarrà della collaborazione col ginecologo milanese Leonardo Formigli, specialista in riproduzione umana. Il medico non solo è stato pioniere della fecondazione in vitro nel nostro Paese, ma fece anche parte dell’équipe che, nel 2013, seppe esportare le tecniche di fecondazione artificiale sino in Madagascar. All’epoca Formigli – noto anche come regista della prima ovodonazione tra sorelle – collaborò, infatti, sia col pionere malgascio Andriantsirombaka Rakotobe Andriamaro, sia col professor Safa Al-Hasani, che seguì la prima «mamma in provetta» della Germania.

Sull’Isola, i primi «bimbi in provetta» nacquero così nel settembre del 2014, per superare, ai nostri gironi, quota 160. E risulta che ricorrano ai centri malgasci anche coppie provenienti dall’Africa, e addiruttura dall’Europa. I costi per affrontare l’intervento superano di poco i 4800 euro, e sono mediamente più bassi che altrove, ma lo specialista italiano ha assicurato di voler offrire un servizio ancor meno costoso: «Renderemo disponibile la fecondazione in vitro a quante più persone possibile. Pertanto, vogliamo organizzare un’assistenza, i cui costi saranno più bassi rispetto ad ora».

Verso rivoluzione bajaj, il Madagascar li vuole elettrici

Dopo la sperimentazione di Toamasina, la strada è segnata: a breve i bajaj o tuk tuk – motocarri a tre ruote usati come taxi – dovranno essere elettrici. Invero sinora le Autorità sono state vaghe, sulla gestione del passaggio: non è chiaro se saranno importati gli Ape e-city Piaggio, o s’imporranno propulsori green ai tricicli dell’impianto Bajaj, attivo in Madagascar. Per non parlare delle incertezze sulle modalità, in loco, del servizio battery swap. E’ comunque certo che il servizio va a gonfie vele, nonostante il recente aumento del costo della corsa a 1500 ariary (0,37 centesimi di euro). E nonostante il suo esordio, nell’Isola, sia recente: solo nel 2015 un francese e un malgascio ne ebbero l’intuizione, ed importarono a Mahajanga una ventina di bajaj, da India e Cina.

Risciò (pousse-pousse) e taxi non ressero la concorrenza, e i tuk tuk si diffusero presto in altre città del Paese. Oggi il servizio risulta abbastanza regolamentato: oltre a certificato medico e tessera professionale, il conducente deve avere le patenti A e B da oltre un anno. E anche il proprietario deve avere tutte le carte in regola: licenza e imposte, oltre a dichiarare i dipendenti. In media il consumo giornaliero di benzina è pari a 7,5 litri (per oltre 44mila ariary), mentre l’incasso (detratto il carburante) varia tra 45 e 50mila ariary: 30mila spettano al proprietario e il resto va al conducente.

La carestia in Madagascar è anche su Wikipedia

Segnaliamo oggi che il portale Wikipedia – L’enciclopedia libera, la nota enciclopedia on line e collaborativa, contiene anche la voce dedicata al kere, che si sta abbattendo sul Sud del Madagascar. La voce «Carestia del Madagascar 2021–2022» è redatta in sei lingue: cioè inglese, portoghese, arabo, catalano, bosniaco (in alfabeto latino) e inglese semplificato. A seguire, riportiamo l’incipit della voce in inglese, da noi tradotta.

«A metà del 2021, una grave siccità nel Madagascar meridionale ha causato l’insicurezza alimentare o la carestia per centinaia di migliaia di persone; e c’è chi stima si tratti di oltre un milione di abitanti. Alcune organizzazioni hanno attribuito la situazione all’impatto del cambiamento climatico e alla gestione della pandemia di Covid-19 nel Paese, mentre altre ancora alle politiche socialiste. Sfondo. Il Madagascar è spesso esposto a eventi meteorologici e climatici estremi. Tra il 1980 e il 2013, il Madagascar ha subito 63 gravi disastri naturali, inclusi cicloni, inondazioni, gravi siccità, terremoti, epidemie e una “piaga delle locuste di proporzioni bibliche”. Nel 2020, l’Unicef aveva espresso le prime preoccupazioni per la malnutrizione in Madagascar, stimando che vi soffrisse il 42% dei bambini di età inferiore ai cinque anni. A giugno 2021, la regione meridionale del Madagascar è stata colpita dalla peggiore siccità degli ultimi 40 anni».

“Piratinviaggio”, ecco i voli per il Madagascar

Giorni fa, il portale di offerte di viaggio PiratinViaggio.it ha pubblicato nuove proposte di voli per il Madagascar. I prezzi sono allettanti, considerando anche che la compagnia aerea indicata è Air France. Certo, come noto, lo slogan del brand è «sii flessibile!». Un motto che i detrattori declinano in modo ironico: «Oppure, vuoi andare in Grecia con 300 euro? Però parti quando lo dico io dall’aeroporto che dico io». Tuttavia in tempi di rincari dei biglietti aerei, uno sguardo al sito è imprescindibile. Per approfondire, rimandiamo al pezzo del portale aziendale che lancia l’offerta, dal titolo «Voli. Madagascar, ci sei mancato guarda che voli!».

Eccone l’incipit. «Che spettacolo! Voli A/R Air France per Antananarivo da tante città italiane con bagaglio in stiva da soli 469€! Da 469€ p.p. Info e prenotazioni. Pirati, si parte per il Madagascar a prezzi davvero convenienti, soprattutto considerando che si viaggia a bordo dell’ottima Air France con solo un breve scalo a Parigi! Abbiamo trovato super tariffe da tanti aeroporti italiani per Antananarivo a novembre e dicembre, che partono da soli 469€ per un viaggio andata e ritorno! Fidatevi: è un prezzo che non si vedeva da un pezzo per questa meta… Approfittatene adesso! Highlights. Da varie città italiane. A bordo di Air France. Con bagaglio da stiva incluso, una rarità! Periodo di viaggio novembre 2022 – dicembre 2022».

Turismo Madagascar, i dati di giugno scatenano l’ironia social

Nei giorni scorsi, il Ministero del Turismo del Madagascar ha pubblicato i dati degli sbarchi nel Paese, nel corso del primo semestre. E in particolare risultava che, nel mese di giugno, gli arrivi sono stati 22.028. Naturalmente i canali istituzionali e la grande stampa sottolineavano con entusiasmo il trend in forte crescita, rammentando i soli 6741 viaggiatori di gennaio scorso. L’approfondimento dei dati lasciava perplessi molti ossevatori, finché poi, sui social network, ogni dubbio non cedeva il passo all’ironia. Non solo, infatti, risultava che di quel totale solo il 51,87% – ossia 11.426 persone – era non residente, (e che il resto si componeva di malgasci residenti in patria); ma si poteva leggere anche che solo il 49,01%, cioè 10.796 unità, viaggiava per motivi turistici.

E come non bastasse, nel rapporto si indica che, di questi turisti, solo il 26,72% ha soggiornato nel Paese per almeno una settimana. E così sulle reti sociali si ironizza che mentre nel mondo i flussi turistici sfiorano (o superano) i livelli prepandemici, l’Isola si è fermata a 2885 turisti veri e propri: considerando appunto che questi ultimi – almeno secondo il popolo dei social – non sono tali se limitano la permanenza a meno di una settimana. Comunque, al netto delle ironie, c’è la convinzione che i flussi cresceranno in modo esponenziale, con l’eliminazione delle restrizioni legate al Covid.

Hotel Chalet des Roses, un’oasi italiana nel centro di Tana

Segnaliamo oggi l’Hotel Chalet de roses, nel cuore di Antananarivo, in Madagascar. La struttura, dotata di 44 camere e nata nel 1993, è sempre stata gestita da nostri connazionali. Insomma, un albergo, ristorante, pizzeria e bar, considerato il punto di riferimento degli italiani nella Capitale, e che svolge – secondo i clienti più assidui – quasi delle funzioni consolari. Tutto fa riferimento all’Italia, dalla cucina (il «menù offre piatti tipici italiani») e dall’arredamento, sino ai criteri con cui è stato costruito l’edificio: provengono dall’Italia anche i materassi ortopedici e i servizi igienici. Come accennato, uno dei punti forti è rappresentato dalla location, e per approfondire questo aspetto, rimandiamo alla pagina del sito aziendale, dal titolo «La posizione dell’hotel-ristorante».

Ne segue l’inizio. «L’hotel – ristorante Chalet des Roses è situato ad Antananarivo, la capitale del Madagascar, nel quartiere di Antsahavola. Gode di una posizione centrale strategica per le attività amministrative e turistiche: a poche centinaia di metri si trovano le ambasciate francese, svizzera ed americana, la direzione principale nazionale della Bank of Africa (BOA), la più importante banca malgascia, e la BFV (lyonnaise des eaux). La presenza di questi enti fa sì che il quartiere sia considerato tra i più sicuri e sorvegliati della città. Negli immediati paraggi dell’hotel».

21 morti, la news dell’affaire Ikongo fa il giro del mondo

La notizia della tragedia di Ikongo (nota anche col nome coloniale di Fort Carnot), nella Regione Fitovinany, ha fatto il giro del mondo. E non poteva essere altrimenti, giacché riunisce ben tre piaghe del Madagascar contemporaneo: la persecuzione degli albini, i frequenti linciaggi, e i pochi scrupoli delle forze dell’ordine nello sparare ad alzo zero contro i manifestanti. E’ avvenuto che la Gendarmeria ha sparato contro una folla inferocita e armata di machete, che pretendeva la consegna di quattro persone: tutte sospettate del rapimento di un bimbo albino, e dell’omicidio della madre. Per ora il bilancio dei dimostranti uccisi è salito a 21, ma vi sarebbero ancora decine di feriti gravi.

Per approfondire, rimandiamo al servizio, pubblicato sul portale della televisione “Espansione tv”, e intitolato «Madagascar: polizia spara sulla folla, bilancio morti sale a 19». Ne segue l’incipit. «La polizia del Madagascar ha confermato che ieri suoi agenti hanno ucciso 19 persone e ne hanno ferite altre 21 dopo aver aperto il fuoco contro una folla inferocita di circa 500 dimostranti armati che tentava di fare irruzione nella stazione di polizia di Ikongo in segno di protesta contro il rapimento di un bambino albino. “Diciannove persone hanno perso la vita e 21 sono rimaste ferite”, ha dichiarato la polizia in un comunicato. Ieri il bilancio ufficiale delle vittime era di 11 civili».

Madagascar, migranti interni oltre il 20 per cento

L’Institut national de la statistique (Instat) del Madagascar ha di recente pubblicato il Recensement général de la population et de l’habitation (Rgph) 3. In particolare, questa fase del censimento della popolazione era centrata sul fenomeno sull’emigrazione interna. Ebbene, sono stati censiti oltre cinque milioni e 300mila migranti interni, pari al 20,5% degli abitanti. Il dato fa riferimento ai cittadini che almeno una volta nella vita si sono trasferiti: ovvero, che hanno cambiato almeno il Distretto di residenza. L’indagine di questi migranti vede la lieve prevalenza delle donne, col rapporto femmine – maschi di 97 a cento.

L’età media è di 31 anni. Ad attrarre di più – nonostante quanto si può immaginare – sono le aree rurali, rispetto alle urbane. Infatti in circa due casi su tre, i flussi – ovviamente alla ricerca di terre fertili – avvengono tra zone agricole, spesso limitrofe. Circa le città, le più interessate dal fenomeno sono Toamasina e Mahajanga; prevale invece Antsirabe, per le migrazioni più recenti. Gli spostamenti sono causati in primis da motivi economici, su tutti la ricerca di lavoro. E al fuori del linguaggio statistico, è facile immaginare che gran parte dei flussi sia legata alla carestia che flagella il Sud. Alcuni esperti rilevano che il Paese non ha una politica migratoria e i vari leader si sono sempre rifugiati nel principio di libera circolazione.