Isole Sparse, continua la contesa con la Francia

Il Madagascar si è lanciato in una crociata patriottica – va da sé contro la Francia – per la rivendicazione delle Isole Sparse dell’oceano Indiano, (le Îles Éparses de l’océan Indien). Sono isolotti privi di popolazione autoctona, a qualche decina – o al massimo centinaia – di chilometri dal Paese insulare. Si stratta di Tromelin – rivendicato da Mauritius – di Bassas da India, Europa, Gloriose e Juan de Nova: questi ultimi quattro sono bramati dagli africani. Un momento prima dell’indipendenza malgascia, la madrepatria vide di bene di scorporarle dalla colonia, e di assoggettarsele. In nome della grandeur – e di più prosaiche ragioni economiche legate allo sfruttamento dei mari adiacenti, ricchi d’idrocarburi – la Francia ha sinora respinto con decisione le pretese territoriali del popolo malgascio, (ed anche quelle analoghe, detto per amor di precisione, provenienti da Comore, Seychelles e Mauritius).

 

In questi ultimi tempi però le rivendicazioni di Antananarivo si sono fatte più intense, nonostante Parigi mantenga sull’arcipelago una guarnigione militare. Quando il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato su Twitter, la creazione su di esse di una stazione scientifica per studiare gli oceani e il clima, apriti cielo. Intanto il presidente Andry Rajoelina, sul tema ha promosso un summit interno, che ha rimarcato la volontà nazionale di pretendere questi territori.

Quale 2020 per Rajoelina?

La stampa ne è certa: il 2020 sarà decisivo per il presidente Andry Rajoelina, che il 19 gennaio terminerà il primo anno del mandato. La luna di miele con l’elettorato sta per avere fine, e il «movimento arancione» è atteso alla prova dei fatti. E in attesa che il capo dello stato riepiloghi in grande i risultati del primo anno di governo, cosa possiamo anticipare? Se è prematuro definire la portata della rivoluzione progressista e «arancione», è certo che il presidente ha saputo affermarsi come l’«uomo forte» del Paese, e l’opposizione non ha mostrato un volto credibile. La formazione moderata Tiako i Madagasikara (Tim) – Io amo il Madagascar – che è nelle mani del candidato presidenziale sconfitto Marc Ravalomanana, non ha saputo sinora intaccare il consenso del capo dello stato; e tutto ciò, nonostante le turbolente manifestazioni di piazza, organizzate negli ultimi mesi.

 

Per il Governo guidato dal premier Christian Ntsay – e supervisionato da Rajoelina – sta, però, arrivando la fase più complessa: sono cresciute le esigenze dell’elettorato, che si attende un miglioramento nella vita quotidiana. E il potere centrale è atteso al varco su vari fronti, in primis le infrastrutture. I documenti governativi citano svariate Rn (route nationale), che richiedono riparazioni. Poi c’è la questione della sicurezza, ove il Governo è comunque riuscito a ottenere concreti miglioramenti.

 

 

 

 

La parola all’associazione Tsiry Parma, paladina delle foreste

Il nostro viaggio in Madagascar prosegue con una nuova intervista: questa volta abbiamo rivolto le nostre domande a Nicola Gandolfi, che per l’associazione Tsiry Parma è l’Incaricato della missione in Madagascar e responsabile del Progetto di Vohidahy. Quest’entità, fondata da qualche anno «a Baganzola, Parma, come supporto solidale e finanziario a progetti per la tutela e gestione di alcuni massicci forestali, ancora presenti in Madagascar», ci consente d’introdurre lo spinoso tema della tutela ambientale nel Paese africano. Una questione affrontata anche da papa Francesco, nel corso della sua visita settembrina nella Grande terra malgascia: «Abbiamo imparato che non possiamo parlare di sviluppo integrale senza prestare attenzione alla nostra casa comune e prendercene cura. Non si tratta solo di trovare gli strumenti per preservare le risorse naturali, ma di cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio – ambientale. La vostra bella isola del Madagascar è ricca di biodiversità vegetale e animale, e questa ricchezza è particolarmente minacciata dalla deforestazione eccessiva a vantaggio di pochi; il suo degrado compromette il futuro del Paese e della nostra casa comune. Come sapete, le foreste rimaste sono minacciate dagli incendi, dal bracconaggio, dal taglio incontrollato di legname prezioso. La biodiversità vegetale e animale è a rischio a causa del contrabbando e delle esportazioni illegali. È vero che, per le popolazioni interessate, molte di queste attività che danneggiano l’ambiente sono quelle che assicurano per il momento la loro sopravvivenza. È dunque importante creare occupazioni e attività generatrici di reddito che siano rispettose dell’ambiente e aiutino le persone a uscire dalla povertà. In altri termini, non può esserci un vero approccio ecologico né una concreta azione di tutela dell’ambiente senza una giustizia sociale che garantisca il diritto alla destinazione comune dei beni della terra alle generazioni attuali, ma anche a quelle future. Dobbiamo impegnarci tutti, compresa la comunità internazionale. Molti suoi rappresentanti sono presenti oggi. Bisogna riconoscere che l’aiuto fornito da queste organizzazioni internazionali allo sviluppo del Paese è grande e che rende visibile l’apertura del Madagascar al mondo. Il rischio è che quest’apertura diventi una presunta cultura universale che disprezza, seppellisce e sopprime il patrimonio culturale di ogni popolo».

 

L’associazione persegue finalità di solidarietà sociale, e – tra i suoi molteplici obiettivi – punta a un recupero ambientale del Madagascar, con interventi di gestione sostenibile delle sue foreste. Sul suo portale, in home page, si può leggere la seguente espressione, che rappresenta una sorta di piano programmatico, per quest’organizzazione non governativa: «Il Madagascar non è solo un’isola, gran parte dei naturalisti lo considera l’ottavo continente del pianeta, grazie alla sua ricchezza di animali e piante. Più del cinque per cento delle specie mondiali è ospitato nelle sue foreste, e di esso un buon 70% è da considerarsi esclusivo dell’Isola. Ciò nonostante, lo scellerato sfruttamento delle sue risorse forestali mina questo immenso patrimonio e il popolo delle foreste».

 

E’ da rilevare infine che i nostri volontari parmensi si dedicano anche all’organizzazione di viaggi nell’intera Nazione insulare. Naturalmente il loro pezzo forte è rappresentato dall’area di Vohidahy, ove i Nostri gestiscono appunto, sin dal giugno 2011, il cosiddetto «Progetto di Vohidahy». Con riferimento a quest’area, il loro obiettivo consiste nel «fornire appoggio alle comunità locali: per attività agricole e sociali e nella gestione sostenibile della foresta di Vohidahy». Segue, in basso, l’intervista al forestale – naturalista Gandolfi.

 

Quali sono le principali difficoltà che un’associazione italiana del terzo settore, può incontrare, nell’operare in Madagascar? La criminalità o la burocrazia locali, o magari la complessità circa il reperimento dei fondi?

«Le difficoltà ci sono ma vanno affrontate e risolte; e poi, una volta superate, neppure ce ne ricordiamo più. Faccio fatica proprio per questo, a elencarne qualcuna. La criminalità riguarda più la sicurezza a livello della persona che di un’associazione. C’è stato qualche problema burocratico con le banche, ma è normale amministrazione. Circa il reperimento dei fondi, ci diamo da fare sia in Italia sia in Madagascar. Per ora, non possiamo lamentarci di come vanno le cose; forse anche perché stiamo lavorando bene».

 

Il Madagascar – magari grazie al presidente Andry Rajoelina – è riuscito a mettere da parte quell’instabilità politica, che l’ha tanto danneggiato negli ultimi anni?

«Sì, sono strafelice e incredulo di quello che sta facendo Rajoelina, e del cambiamento improvviso che sta vivendo il Madagascar. Ambiente, sicurezza, corruzione, istruzione, viabilità e perfino il calcio: ogni settore ha avuto evoluzioni positive. Anche se resta ancora molto da fare, per ora ha iniziato bene».

 

Crede che il Paese – nonostante rimanga da sempre lì inchiodato nel gruppo dei Paesi più poveri della Terra – abbia raggiunto degli standard soddisfacenti, a livello di affidabilità economica? Lo consiglierebbe anche ai piccoli e medi investitori europei?

«Purtroppo l’economia non è un ramo che mi coinvolge molto. Come la stragrande maggioranza del popolo malgascio, ho imparato a vivere alla giornata e di quello che uno ha a disposizione. Consiglio il Madagascar a quegli investitori che vogliono apportare il loro contributo per cambiare positivamente il paese, migliorare le condizioni di vita di questo popolo, e in ultimo avere un loro tornaconto economico».

 

Da anni si parla di colonizzazione africana da parte delle aziende cinesi, che starebbero assicurandosi i maggiori appalti per la costruzione d’infrastrutture. Quanto e come il Madagascar è coinvolto nel fenomeno? 

«Se c’è una strada da rifare, non vedo quale possa essere la differenza tra un’impresa cinese e una del Vecchio continente: posto che l’obiettivo è costruire – nel rispetto dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente e dei tempi stabiliti – una strada resistente. Penso che sia compito del Governo malgascio verificare tutti questi aspetti, e sbarrare le porte alle aziende non affidabili. D’altra parte, adesso, il Madagascar non ha capacità tecniche e meccaniche per realizzare da solo le infrastrutture».

 

Quanto la divisione etnica malgascia ha effetti nella vita pubblica? I merina continuano a dominare politica ed economia come un tempo?

«Sono convinto che anche un non merina capace, competente e intelligente riesca a partecipare alla vita politica ed economica del Paese. Bisogna a tal riguardo lavorare per un’istruzione migliore e qualificata, che dia la possibilità ai giovani di tutta la Nazione di formarsi in maniera uniforme e all’avanguardia».

Vivere e investire in Madagascar, parla l’esperto – 2

Prosegue la nostra intervista con Vittorio Conte, cittadino italiano residente da molti anni in Madagascar. Abbiamo conversato della situazione economica del Paese, e del suo cosiddetto «clima degli affari». Secondo il Rapporto annuale Doing business della Banca mondiale, la Nazione insulare è situata piuttosto in basso nella classifica mondiale, al 161° posto. E tuttavia a trascinarla così in basso nel ranking sono soprattutto gli aspetti legati alle infrastrutture e all’approvvigionamento energetico. Sì, perché se si parla di altre voci – ad esempio lo “Starting a business”, l’avvio dell’impresa – il punteggio del sistema malgascio è molto più rassicurante.

 

Naturalmente l’intervista non ha trascurato l’impegno dell’Esecutivo nel migliorare i fronti più deficitarii, a cominciare dal sistema scolastico. Va comunque premesso che l’ex colonia francese è una repubblica semipresidenziale, ove il presidente governa in simbiosi col Governo del premier Christian Ntsay. Il quale non può prescindere dal rapporto fiduciario con un Parlamento bicamerale, che è comunque saldamente nelle mani del Tanora malagasy vonona: il partito del capo dello stato Andry Rajoelina. E poi abbiamo affrontato la questione della suddivisione etnica del Paese. Ove, a differenza di quanto poteva avvenire nei decenni passati, non esiste nessun ostacolo sociale alle unioni miste.

 

Va poi ricordato che i figli nati da coppie miste – oggi gli antropologi contano ben 19 etnie, anche se tradizionalmente si parlava di 18 – acquisiscono l’etnia del padre. Segue il brano tratto dal portale Azmadagascar, ove il nostro intervistato fornisce qualche utile consiglio sui migliori settori ove investire in loco. «Nella capitale del Madagascar, Antananarivo, non esistono negozi specializzati in prodotti ottici, che sono invece molto comuni in Italia. Perciò creare un piccolo box di ottica presso un grande centro commerciale, potrebbe essere molto remunerativo; così come un piccolo chiosco di gelati, pizze o piadine, oppure un autosalone. Senza dimenticare la possibilità d’importare motocicli e quad dalla Cina, considerando che la motorizzazione è in grande sviluppo. Un’altra possibilità di business può consistere nell’invio verso l’Isola di container con pezzi d’auto (o ricambi vari), oppure con balle di vestiti usati (o simili). Mettetevi quindi in contatto con noi, per conoscere la redditività di tali affari».

 

Più sotto invece l’Autore ricorda il proprio personale impegno per far conseguire la residenza nella Grande isola: «E’ poi possibile ottenere assistenza per la Visa transformable. Il primo passo, per poi chiedere la residenza nel Paese. Per ottenere questo visto bisogna dapprima entrare in Madagascar con visto turistico, e poi – con la nostra assistenza – adempiere i requisiti di legge. Ottenuta la residenza, non esiste obbligo di soggiorno minimo per conservarla, come invece richiesto in altri Paesi».

 

Crede che il Paese – nonostante rimanga da sempre lì inchiodato nel gruppo dei Paesi più poveri della Terra – abbia raggiunto degli standard soddisfacenti, a livello di affidabilità economica? Lo consiglierebbe anche ai piccoli e medi investitori europei?

«Il Madagascar è uno tra i paesi più poveri della Terra ma, com’è noto, povertà non equivale a infelicità. Ed io, che ho girato quasi tutto il mondo, credo che questa Nazione sia tra le più felici al mondo: qui basta poco per vivere. E’ interessante il Rapporto mondiale sulla felicità, elaborato da una rete dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, su 156 Paesi al mondo. Lo studio – basato su vari fattori, come reddito, salute, scuola, lavoro, stato sociale e speranza di vita – colloca l’Italia solo al trentaseiesimo posto: superata non solo da quasi tutti i Paesi europei, ma anche da Singapore. Il Madagascar non è tra gli ultimi al mondo ma nella fascia di Paesi come Togo, Guinea e Liberia; e fa comunque meglio di Zimbabwe, Siria, Haiti e Tanzania. Siccome il parametro dell’istruzione, per il Madagascar, incide molto negativamente, sono certo che, senza questa variabile di riferimento, la sua posizione in graduatoria sarebbe molto migliore».

 

E il Governo centrale non fa nulla per migliorare questo settore, e quindi la rete scolastica?

«Per raggiungere quest’obiettivo, il presidente Rajoelina ha da poco inaugurato dei radicali programmi per l’istruzione: ma c’è ancora molto da fare, adesso gli analfabeti sono circa il 46 per cento della popolazione, e il tasso di scolarità è tra i più bassi al mondo. Del resto, oltre l’ottanta per cento degli abitanti vive in zone isolate, e si dedica esclusivamente all’agricoltura di sussistenza. Una volta colmati questi deficit, nei prossimi anni, il Paese potrà sicuramente svilupparsi con impeto, ed è quindi assolutamente consigliato anche ai piccoli investitori; che trovano qui tre vantaggi decisivi: il costo della vita e i salari minimi mensili più bassi al mondo, e un’imposizione fiscale esigua».

 

Da anni si parla di colonizzazione africana da parte delle aziende cinesi, che starebbero assicurandosi i maggiori appalti per la costruzione d’infrastrutture. Quanto e come il Madagascar è coinvolto nel fenomeno?

«La colonizzazione dei cinesi interessa il mondo intero – anche l’Italia, com’è ben noto – poiché la Cina deve cercare all’estero gli spazi per sviluppare le sue attività. Ovviamente coinvolge anche il Madagascar, tuttavia non si stanno creando dei monopoli: ad esempio gli italiani continuano a essere leader nella ristorazione, nel turismo, e in altri settori specialistici».

 

Esclude quindi che l’espansionismo cinese possa avere effetti negativi .

«Sì, sono, infatti, convinto – ma ciò avviene dappertutto – che la concorrenza favorisca i migliori: in certi rami di attività – penso all’ottica, la gelateria, l’informatica, le calzature, la meccanica e non solo – le competenze italiane sono molto apprezzate».

 

Quanto la divisione etnica malgascia ha effetti nella vita pubblica? I merina continuano a dominare politica ed economia come un tempo?

«In Madagascar – come ricordo nel mio libro “Vivere felici in Madagascar con 500 euro al mese o creare un’attività con pochi soldi” – coesistono ben 18 etnie: in armonia e senza guerre tra loro – come una sorta di confederazione svizzera – e senza effetti nella vita pubblica. I Merina nei secoli scorsi erano la stirpe reale, ma anche allora ciascuna etnia governava i propri territori senza particolari conflitti reciproci. Mentre adesso la classe politica proviene dall’intero Paese. Non era un merina Didier Ratsiraka – uno degli ultimi presidenti della repubblica, che ha governato a fasi alterne dal 1975 al 2002 – ma neppure altri suoi predecessori. I Merina non prevalgono neppure in campo economico, pur contando tra le proprie fila l’ex capo dello stato Marc Ravalomanana: magnate dell’industria lattiero-casearia, iniziò la sua attività vendendo yogurt porta a porta con la bicicletta. In ogni caso, lo strato sociale più ricco dello Stato ha una provenienza molto varia, e conta anche qualche italiano».

Vivere e investire in Madagascar, parla l’esperto

Il nostro portale dedicato al Madagascar, la quarta Isola al Mondo per estensione, esordisce con una lunga intervista, che divideremo in due parti. Abbiamo chiesto a Vittorio Conte – un italiano che vi risiede da circa dieci anni – qualche dritta per trasferirsi nella Grande isola. Una Nazione giovane – non solo per la recente indipendenza del 1960, ma anche per l’età media dei suoi cittadini che non supera neppure i 19 anni – la quale sta attraversando un periodo di crescita, in ogni senso. Sia in senso economico e infrastrutturale – anche grazie ai grandi investimenti provenienti dalla Cina e altre potenze asiatiche – sia sotto il profilo politico. Infatti, si sta rafforzando un’auspicata maturità istituzionale, sotto la guida del presidente progressista Andry Rajoelina; che finalmente sembra aver messo un punto finale ai conflitti politici violenti del passato.

E anche dal punto di vista sociale vanno registrati importanti progressi: dagli storici punti dolenti rappresentati da corruzione, tutela ambientale e criminalità, sino alle imprese calcistiche della Nazionale. Il nostro intervistato è disponibile a fornire preziosi consigli, ed è raggiungibile telefonicamente – e soprattutto gratis, con Whatsapp – al seguente numero: +393500342209. Ed è reperibile altresì su Skype, previo appuntamento, a questo indirizzo: azmadagascar . Oppure si può scrivergli alla seguente e-mail: italiamadagascar@gmail.com . Dritte che potranno riguardare le più leggiadre mete turistiche, le difficoltà burocratiche per ottenere la residenza in loco, oppure i settori più redditizi per eventuali investimenti.

A seguire riportiamo l’inizio della sezione “Chi siamo”, del suo portale Azmadagascar ( http://www.azmadagascar.onweb.it/it/home ). «L’autore del sito, il dottor Vittorio Conte, ha operato in Italia quale manager di diverse aziende pubbliche (anche di grandi dimensioni): ha svolto l’incarico di direttore generale dell’Azienda sanitaria locale di Fabriano, ad esempio. E in virtù del suo ruolo, fu ricevuto al Quirinale dal Presidente della repubblica. Dopo il pensionamento, per vivere una vita più naturale ed equilibrata ha scelto il Madagascar; dove risiede da oltre 10 anni, occupandosi di assistere i connazionali che vogliano stabilirsi nel Paese. Sia quelli che intendono godere qui la propria pensione, sia i desiderosi d’intraprendere, con pochi soldi, delle attività economiche nei settori più diversi. Gli investitori sono agevolati dal bassissimo costo della manodopera (qui si assume un operaio, al livello base, a meno di 50 euro il mese), e da un carico tributario minimo, (esiste un regime fiscale semplificato e forfettario, da circa 90 euro l’anno). Questo sito ha già ricevuto decine di recensioni positive ed è letto da migliaia di visitatori. Diversi di loro sono venuti a visitare quest’ultimo paradiso del mondo; sia autonomamente, sia avvalendosi dei servizi offerti dall’autore: a costi bassi, in rapporto alla loro elevata qualità».

Va da sé che la parte più sfiziosa la troviamo in home page, e va sotto il titolo di «Qualche idea di business vincente».

Iniziamo dal suo libro di culto – un best seller del settore – dal titolo “Vivere felici in Madagascar con 500 euro al mese o creare un’attività con pochi soldi”. Lo considera ancora attuale? E a chi lo consiglia?
«In effetti, ho scritto due libri sul Madagascar, dove vivo da circa dieci anni. Il primo è “Vivere felici in Madagascar con 500 euro al mese o creare un’attività con pochi soldi”, mentre l’ultimo è intitolato “Zerotasse.info. Senza andare nei paradisi fiscali”. Circa l’argomento Madagascar, si tratta effettivamente di bestseller. Entrambi sono in vendita a circa venti euro – in formato cartaceo – su una decina di circuiti librari: da Amazon a Feltrinelli. Tuttavia si possono acquistare anche direttamente da me – attraverso Paypal – a dieci euro ciascuno. Con 15 euro, si possono invece avere ambedue. E’ sufficiente scrivere alla mia e-mail: italiamadagascar@gmail.com . Dal mio sito Madagascar – http://www.italiamadagascar.info , uno dei portali italiani sull’argomento più visitati, con molte decine di migliaia di visitatori annui – si può scaricare gratis uno stralcio di essi, prima di acquistarli. Del resto il mio obiettivo non è la vendita tout court, ma fornire informazioni a chi sta valutando di venire nel Paese».

Ecco, ci descriva quindi, un po’ più nel dettaglio, il contenuto di questi manuali.
«L’interessato potrà capire, attraverso queste pubblicazioni, se gli convenga trasferirsi in Madagascar: magari solo per godersi la pensione in uno degli ultimi paradisi del mondo, oppure per avviare un’attività in un paese in grande sviluppo. Sono manuali pieni di dettagli sul costo della vita, oltre che su altri aspetti pratici. Si spiega ad esempio come ottenere la residenza, e come fruire delle importanti agevolazioni fiscali. Qui è possibile avviare un’attività d’impresa anche con un investimento iniziale relativamente basso, e soprattutto beneficiare di un regime d’imposta forfettario annuo, pari a soli 80 euro in totale. Non esiste alcun paese al mondo che offre un regime fiscale di 80 euro annui. In effetti, un euro vale circa quattromila ariary (la moneta locale), e il regime forfettario minimo corrisponde a 320mila ariary l’anno. E addirittura è possibile spendere anche meno per le micro attività, ad esempio un piccolo ristorante».

E naturalmente a questo si aggiunge un costo della vita piuttosto basso, se raffrontato ai parametri europei.
«Riguardo al costo della vita: considerando che il salario minimo legale corrisponde a 200mila ariary – circa 50 euro – deduciamo che con cinquecento mensili – pari a dieci volte il salario minimo – ci si può vivere in modo soddisfacente».

L’Isola rossa – magari grazie al presidente Rajoelina – è riuscita a mettere da parte quell’instabilità politica, che l’ha tanto danneggiata negli ultimi anni?
«Il Continente rosso – grazie al nuovo presidente Andry Rajoelina, giovane e visionario – ha avviato grandi progetti in tutti i settori: tutti volti all’uscita dalla povertà e dall’arretratezza del passato. I progressi sono visibili nei campi della sanità – con la costruzione di ospedali avanzati in tutto il Paese – della scuola, dei trasporti, e finanche nelle agevolazioni per i nuovi investitori».

Ritiene quindi che la Presidenza Rajoelina segni un punto di svolta, nella storia della Grande terra?
«Per la prima volta nella storia della Nazione, un presidente ha introdotto un metodo di valutazione (semestrale) del lavoro dei suoi ministri. Cosicché possono essere licenziati quelli incapaci. Una regola, quest’ultima, che è estesa anche alle aziende statali, e ai loro dirigenti pubblici. Penso ad esempio alla compagnia nazionale per l’elettricità e l’acqua – la Jirama (Jiro sy rano malagasy) – il cui direttore generale è stato licenziato. Nel Consiglio di amministrazione è dunque subentrato il rappresentante dell’associazione dei consumatori: il Réseau national de défense des consommateurs (Rndc) di cui faccio parte».