Ospedale Vezo, l’esperienza di un anestesista italiano

E’ uscito da poco il libro che Giuseppe Nardi, ex primario del Reparto di Anestesia e rianimazione nell’ospedale Infermi di Rimini, dedica all’esperienza di volontariato, con l’associazione “ODV Amici di Ampasilava (Madagascar)”. L’organismo gestisce l’Hopitaly Vezo, nel villaggio di Andavadoaka. Il ricavato del libro – intitolato “Viaggio in un mondo senza tempo”, e pubblicato da Antonio Delfino Editore – sarà devoluto al progetto dell’Ospedale Vezo. Per approfondire, rimandiamo al pezzo del sito “Chiamamicitta.it”, dal titolo «Rimini, al Bagno 41 presentazione del libro del Dott. Nardi con raccolta fondi e concerto».

Eccone l’incipit. «Sabato 3 settembre, dalle ore 18,00 presso lo stabilimento Balneare 41 bagno Lucio di Rimini in piazza Marvelli a Rimini il Dott. Giuseppe Nardi presenterà il suo libro “Viaggio in un mondo senza tempo” (A.Delfino Editore) e lo metterà a disposizione di chi vorrà dare il suo contributo all’associazione Amici di Ampasilava che finanzia e gestisce un ospedale nel villaggio di Andavadoaka, nel sud-ovest del Madagascar, erogando assistenza completamente gratuita a tutta la popolazione. “Un giorno una tempesta si abbattè sulla costa scaraventando a riva migliaia e migliaia di stelle marine. Un uomo anziano camminava all’alba sulla spiaggia immensa, quando si accorse di una giovane donna che raccoglieva le stelle marine e le lanciava in acquaˮ».

Musica malagasy, brilla la stella di Minah Bolimakoa

Segnaliamo oggi una talentuosa cantante malgascia, che ha trovato un modo originale di fondere la musica pop, con i ritmi della tradizione malagasy. E non a caso, le viene sovente imposta la pur vaga etichetta di rappresentante della world music locale. Andiamo però con ordine, partendo da qualche cenno biografico. Minah Bolimakoa, vero nome Angeline Marie Rose, nasce 32 anni fa a Soavinandriana (Regione Itasy), e va fiera della sua origine etnica sakalava. Appartiene a una famiglia di musicisti: dal bisnonno Boly Makoa, sino al padre strumentista, che ha accompagnato i più celebrati artisti del Paese, come Mily Clément.

Sino al 2015 rimane pressoché sconosciuta, ma la dodicesima edizione del Festival Angaredona della Capitale – celebratasi nel settembre di quell’anno – riesce a imporla all’attenzione di chi ama la musica. Inizia così una lunga ascesa, che la porta a ottenere la “Menzione speciale della giuria”, all’edizione ’21 dei Radio des jeunes (Rdj) Mozika awards. E così il singolo “Anjara tsy Misôty” la svela finalmente al grande pubblico. Un altro recente successo è “It’s time”, frutto della collaborazione con l’artista Eduard Glomov. La sua ambizione, ha dichiarato alla stampa, è quella di diffondere la musica del proprio Paese a livello internazionale.

Si è, infatti, chiesta: «Perché balliamo sulla musica di altri, mentre gli altri non fanno lo stesso sulla nostra?».

Nosy Be, la 9° edizione del Festival Sômarôho ha fatto il botto

La Nona edizione del Festival Sômarôho – l’evento culturale, musicale, turistico e sportivo, svoltosi tra il 3 e il 7 agosto a Nosy Be in Madagascar – ha ottenuto un successo inaspettato di pubblico. Per fare un esempio, dal porto di Ankify, il 6 agosto, sono salpati oltre duemila passeggeri, secondo l’Agence portuaire maritime et fluviale (Apmf). Segnale, secondo gli organizzatori, che i malgasci – dopo il periodo della pandemia – vogliono tornare a stare insieme, divertirsi, e promuovere la propria arte all’estero. A stravolgere la quotidianità dell’isola sino all’alba, non solo gli show di tanti artisti locali, come Tence Mena, Black Nadia, D-Lain, Eusebia, Ambondrona, Basta Lion, Big Mj, o Ingah Tax; ma anche gli spettacoli dei loro colleghi stranieri – come Mk Di, Ray Neïman, Meiitod, Joeboy, Nadine Veerasamy, Mikidache, o l’esponente del ndombolo Awilo Longomba – che ogni sera hanno riempito lo Stadio Ambodivoanio di Andoany, grazie a ritmi diversi dall’onnipresente salegy.

Gli obiettivi dell’evento – dare impulso all’economia e al turismo locale, ma anche promuovere musica e cultura malgascia, ed artisti locali in cerca di visibilità internazionale – sono stati quindi centrati appieno. Nel corso di questi giorni di festa, è stato decorato il cantante Joël Issoubaly Andriamahazo detto Wawa, l’ideatore del festival. Futuro traguardo, esportare la manifestazione all’estero.

Si punta sulla Baia di Moramba, l’Ha Long malagasy (foto Salgado)

Con la ripresa del turismo in Madagascar, le istituzioni non si limitano a promuovere il Paese nel complesso. Spesso, per trainare l’intero settore, si scelgono specifiche mete, magari poco note. E’ il caso della suggestiva Baia di Moramba, in una penisola del Nord-Ovest, tra Mahajanga e Nosy Be. Grazie alle bizarre formazioni calcaree che emergono dal mare, è paragonata alla Baia di Ha Long in Vietnam, ove però non vi sono i baobab sulla riva del mare. I fondali delle acque sono spettacolari, così come il gioco di colori del mare, che spazia dal blu al turchese al verde. Sorprendente anche la fauna, con lemuri, tartarughe marine e balene.

E c’è anche un villaggio di pescatori, le cui famiglie sono isolate dalla terraferma, giacché si può accedere alla Baia solo via mare. Questo angolo di paradiso, nel 2010 ha ospitato anche il celebre fotografo brasiliano, Sebastião Salgado. E le immagini create nell’occasione sono poi state riunite nel progetto di culto Genesis, che raccoglie gli scatti realizzati nel corso di 25 viaggi, tra il 2003 e il 2011. Così descrive la foto sopra, il catalogo italiano della mostra: «Isola vulcanica sospesa come una grande nuvola artificiale, un’eruzione dal mare o dal sottosuolo, una visione, un sogno, un’immagine, irreale fluttuante a tratti nella memoria si materializza, si rende manifesta, riappare lì d’un tratto come in un sogno ad occhi aperti».

Rivista “Africa”, saggio su Fianarantsoa di Liliana Mosca

Segnaliamo oggi il saggio di Liliana Mosca, docente di Storia e istituzioni dei Paesi afro-asiatici presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”, dedicato a Fianarantsoa. S’intitola «Fianarantsoa: la capitale meridionale del Madagascar da Città reale a Città coloniale», e si può leggere sulla rivista “Africa – Rivista semestrale di studi e ricerche”, pubblicata dal Centro studi per i popoli extraeuropei “Cesare Bonacossa” (Cspe) dell’Università di Pavia. La professoressa è autrice di più pubblicazioni dedicate all’Isola, tra cui “Il Madagascar nella vita di Raombana primo storico malgascio (1809-1855)”, edito da Giannini, e “Ralph Linton nel Madagascar (1925-1927). Una fonte per la storia della Grande Isola dell’oceano Indiano”, per Luciano editore.

Segue l’inizio dell’abstract, che abbiamo tradotto dall’inglese. «Fianarantsoa significa “Buona educazione”, in malgascio. Fu costruita all’inizio del XIX secolo dai Merina, per farne la capitale amministrativa dei regni dei Betsileo appena conquistati. La città vecchia di Fianarantsoa occupa una spettacolare collina, ove sorgeva il palazzo del governatore reale Merina, oggi scomparso. La città coloniale, situata sulla vicina collina di Tsianolondroa, ospitava quasi tutte le principali infrastrutture della città: strade e viali principali, ospedale, edifici amministrativi, eccetera, tutti costruiti tra il 1896 e il 1960».

Ecco Bougainvillea, nasce la scuola in 3D di Fianarantsoa

A Fianarantsoa, presso l’Ecole de management et d’innovation technologique (Emit) – costituita in seno all’Université de Fianarantsoa – ha visto finalmente la luce, la tanto annunciata scuola stampata in 3D («tre dimensioni»). E’ stata battezzata Bougainvillea, è la prima del genere in Madagascar e la seconda nel mondo, ed anche su questo spazio avevamo dato ampio spazio all’iniziativa. Il progetto è gestito da Thinking huts – organizzazione non a scopo di lucro statunitense, fondata dalla giovane Maggie Grout – ed ha visto la collaborazione sia dello studio Defining humanity, sia della stessa Emit. Per approfondire, rimandiamo al servizio del portale “Rinnovabili.it”, dal titolo «Thinking huts completata la prima scuola stampata in 3D del Madagascar».

Ne segue l’incipit. «Grazie alle possibilità offerte da questa tecnologia, la scuola stampata in 3D del Madagascar, abbatte i costi e l’impatto ambientale della costruzione, fornendo a chiunque la possibilità di accedere all’istruzione scolastica. Il progetto pilota della scuola stampata in 3D è stato costruito nella città di Fianarantsoa. La no-profit Thinking huts ha completato la realizzazione della sua prima scuola stampata in 3D del Madagascar. Parte di un progetto ben più ampio, la scuola soprannominata “Bougainvillea” sarà utilizzata come prototipo per testare le potenzialità di questo innovativo sistema costruttivo».

Trekking, il Madagascar presenta i percorsi più suggestivi

Le Istituzioni del Madagascar, a partire dall’Office national du tourisme de Madagascar, stanno promuovendo le tante attrattive nazionali, che possono interessare i viaggiatori internazionali. E tra queste, spiccano gli itinerari di trekking più spettacolari, con cui conquistare nuovi appassionati di escursioni itineranti, della camminata nordica, di trekking sportivo, o più in generale delle passeggiate lungo percorsi avventurosi. Le agenzie che offrono questi servizi, sono molto diffuse sull’Isola intera: e tra le opzioni, vi è anche la possibilità di accamparsi in aree rurali per qualche giorno. Tra gli itinerari proposti, spiccano in primis quelli che incrociano Cap Masoala: si attraversa il Parco nazionale di Masoala, il maggiore del Paese, ove sono possibili arrampicate sugli alberi, scalate, il parapendio, la speleologia, il rafting, o i percorsi in canoa.

Il Parco ospita altresì tre aree marine protette, ove ci si può dedicare a kayak e snorkelling. Grande rilievo poi ai percorsi che collegano la costa orientale al Lago Alaotra (il maggiore del Paese), ed a quelli sul Massiccio del Makay. Si segnalano poi le escursioni in altitudine – verso il Pic Boby o il Monte Marojejy – e soprattutto il celebre “Trek sur les 12 collines”: tra i panorami mozzafiato delle Hautes Terres du centre, sarà possibile osservare le vestigia storiche delle Douze collines sacrées de l’Imerina.

Besely – Mahajanga, non solo un asteroide

Tempo fa i media di tutto il mondo hanno scritto che l’Unione astronomica internazionale ha battezzato un asteroide col nome di Basely, in onore di un villaggio del Madagascar situato a 40 chilometri da Mahajanga: qui è ospitato il primo osservatorio astronomico del Paese. Il corpo celeste, scoperto nel ’98 dall’astronomo francese Alain Maury, si trova tra Marte e Giove e misura circa cinque chilometri di diametro. «Dare a un asteroide il nome di una persona, luogo o entità significa onorare quella persona o luogo, per il loro contributo» ha detto Andoniaina Rajaonarivelo, che presiede l’Associazione Haikintana astronomy, che gestisce l’osservatorio.

Silenzio però sui caratteri del villaggio, per nulla anonimo nella brousse malagasy: l’osservatorio sorge all’interno di un istituto scolastico privato e all’avanguardia, École du monde, che in questo scenario assume un fascino fiabesco. Per approfondire, rimandiamo al pezzo di Brando Ricci per l’agenzia “Dire – Agenzia di stampa nazionale”, dal titolo «Ecco Besely, il primo asteroide dal nome malgascio». Eccone l’incipit. «Il corpo celeste è stato battezzato in onore della sede del primo osservatorio astronomico del Madagascar. Besely è un minuscolo villaggio di 400 anime nel nord-est del Madagascar, la sede del primo osservatorio astronomico del Paese africano e, adesso, la prima località malgascia a dare il nome a un asteroide».

Malagasy, il Madagascar celebra la sua lingua  

In Madagascar, in giugno, si celebra la lingua ufficiale: il Malgascio, ossia il Malagasy. (In verità la Lingua malgascia ufficiale si basa pressoché in toto sulla Lingua merina: cioè il dialetto proprio di questa etnia, e solo uno tra i tanti che si parlano sull’Isola, ndr). I media raccontano le varie celebrazioni, rilevando tuttavia come il Malagasy sia sottoposto a tante pressioni e minacce: le quali invero proverrebbero non solo dal linguaggio tecnologico e dagli idiomi occidentali – com’è facile immaginare – ma anche dalle reti sociali e dagli influencer. «Questo mese è stato quindi scelto per promuovere questa lingua e rimetterla al posto che le spetta, per mantenerla viva, per lasciarla in eredità alle generazioni future», ha detto la ministra della Cultura e della comunicazione, Lalatiana Rakotondrazafy Andriantongarivo, durante l’inaugurazione di questa serie di eventi.

Alla base delle iniziative, vi è invero l’invito – rivolto ai malgasci – a padroneggiare correttamente questa lingua, e a essere orgogliosi di avere una propria lingua nazionale. A tali fini, il Ministero della Cultura ha disposto sia la creazione di un dipartimento per il sostegno della Lingua malgascia, sia la trasmissione di programmi televisivi, per il suo insegnamento. Segnaliamo poi il Dictionnaire malgache et encyclopédie de Madagascar, utile per chi si avvicini all’apprendimento del Malagasy.

Nosy Tsarabanjina, un trend soprattutto italiano

Di recente è virale, sui media italiani, la promozione dell’Isola di Nosy Tsarabanjina, nord-ovest del Madagascar. Un fenomeno legato certo al marketing del Constance Tsarabanjina, ma a cui non è estraneo il fascino paradisiaco della meta. Che, come noto, rimase quasi sconosciuta al mercato turistico sino al 1994, quando ospitò il programma “Girl Friday”, della British broadcasting corporation (Bbc) reality. Tra i recenti reportage italiani su Nosy Tsarabanjina, segnaliamo quello di Sara Bovi, pubblicato sul mensile “Dove”, e intitolato «Madagascar: una vacanza in stile Robinson Crusoe (ma in chiave chic)».

Eccone l’incipit. «Su un’isola privata, a nord ovest di Nosy Be, immersi nella cultura e nelle tradizioni malgasce. A rilassarsi in ville sulla spiaggia e a fare snorkeling lungo la barriera corallina. Tra balene che si corteggiano e tartarughe con cui fare amicizia. Venendo da sud è la prima isola che si incontra. Non l’unica – l’arcipelago delle Mitsio, di cui fa parte, ne comprende una quindicina – ma, certamente, tra le più spettacolari. Tsarabanjina è un piccolo paradiso terrestre a nord ovest del Madagascar. Ci si arriva da Nosy Be, dove si trova l’aeroporto più vicino, più o meno dopo un’ora di barca. Il tempo necessario per lasciarsi alle spalle il tran tran quotidiano e immergersi in una location che non ha nulla a che vedere con le stereotipate isole tropicali».