Guerra in Ucraina, l’Occidente tira le orecchie al Madagascar

Günter Overfeld, incaricato d’affari presso l’Ambasciata della Repubblica federale di Germania in Madagascar, ha dichiarato – con un comunicato pubblicato dalla stessa Legazione – che «ci auguriamo che il Governo del Madagascar s’impegni con la Russia a rispettare la Carta delle Nazioni unite e i principi fondamentali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, e che si opponga con noi all’aggressione russa»; ed ha aggiunto che «le sanzioni contro la Russia, il rialzo dei prezzi e il calo delle borse avranno ripercussioni anche su Germania e Madagascar». Che cosa significa, al di fuori del linguaggio diplomatico? Che la Germania – che in questo caso rappresenta non solo l’Unione europea ma l’Occidente tutto – ha strigliato il Governo del Madagascar, per aver sinora fatto – dinanzi al conflitto ucraino – la politica dello struzzo; cioè per non essersi schierato, lasciando intendere di essere, in qualche modo, stretto da due fuochi: da un lato l’Occidente, dall’altro le autocrazie russe e cinesi.

Beninteso, il Paese sarà comunque costretto ad allinearsi oggi stesso, in occasione del voto all’Assemblea generale delle Nazioni unite. E secondo ogni pronostico, l’Esecutivo di Tana seguirà la posizione dell’Unione africana, che ha già invitato «a rispettare imperativamente il diritto internazionale, l’integrità territoriale e la sovranità nazionale dell’Ucraina».

Vertice World bank – Madagascar, preoccupa autoritarismo

Una delegazione di alto livello della Banca mondiale si trova in queste ore in Madagascar, per discutere il futuro della collaborazione tra l’entità finanziaria e le Autorità dell’Isola. Guidata da Idah Pswarayi-Riddihough – direttrice delle operazioni della World bank (Wb) in Mozambico, Madagascar, Mauritius, Comore e Seychelles – la missione dovrà definire il supporto tecnico e finanziario al Paese per i prossimi sei anni. Resta tuttavia sullo sfondo – e non sono estranee le vicende drammatiche di queste ore – il piglio di autoritarismo con cui le Autorità centrali starebbero gestendo i propri rapporti con le opposizioni.

Come nel caso dello svilimento del Senato, in qualche modo svuotato dalla riforma istituzionale del 2020: in carica da gennaio 2021, i suoi membri sono stati ridotti a soli 18. Approfondisce la questione, il contributo di Giulio Chinappi, pubblicato sul blog “World politics blog”, e intitolato «Madagascar: nasce il mini Senato di Rajoelina». Eccone l’inizio. «Le elezioni per il Senato del Madagascar sono state boicottate dall’opposizione, che contesta la riforma voluta dal presidente Rajoelina per ridurre drasticamente i seggi della camera alta. L’11 dicembre si sono tenute le elezioni indirette per il Senato del Madagascar, le prime da quanto la camera alta dell’isola ha visto una drastica riduzione dei seggi per volontà del presidente Andry Rajoelina».

5 marzo, il Madagascar riapre «completamente» le frontiere – 2

(Prosegue). Causa quest’ultima, secondo gli imprenditori del comparto, sia dell’aumento dei prezzi gravanti sui biglietti aerei, sia di un suppletivo isolamento della destinazione Madagascar, che è già di difficile accesso in tempi normali. Il Madagascar, secondo gli analisti, dovrà attendere il 2027, per tornare ai 350mila turisti del 2019, mentre è stato azzerato un settore – quello turistico – che in tempi normali rappresentava il 7% del prodotto interno lordo. Alla testa delle rimostranze si è posta l’imprenditrice italiana Elisabetta Gravellino, che presiede il consiglio di amministrazione dell’Office régional du tourisme de Nosy Be (Ortnb). Seguono le sue dichiarazioni, che segnalavano come gli operatori dell’Isola dei profumi temessero – di fronte a questa situazione di paralisi – l’abbandono dello scalo da parte delle compagnie aeree.

«Gli operatori di Nosy Be che lavorano principalmente con il turismo internazionale si trovano ora in una situazione di crisi disastrosa. Come risposta a informazioni errate sulla situazione dei voli internazionali da Nosy Be, vi informiamo che da marzo 2021 nessun volo internazionale opera su Nosy Be. Finora nessun volo internazionale è stato autorizzato a operare all’aeroporto di Nosy Be. L’impegno per garantire un flusso di turisti tracciabile e controllabile, ha riguardato principalmente l’aeroporto, le compagnie aeree e gli hotel».

5 marzo, il Madagascar riapre «completamente» le frontiere

Le pressioni degli operatori turistici del Madagascar – specie di Nosy Be – hanno avuto effetto. Il Governo dell’Isola rossa – segnalando il calo dei contagi da coronavirus – ha disposto che dal 5 marzo le frontiere saranno aperte «completamente», ossia integralmente. Una decisione che sarà però accompagnata da misure specifiche per i passeggeri, che le compagnie aeree dovranno far rispettare. Dette misure saranno definite nei prossimi giorni dai dicasteri degli Affari esteri, del Turismo e dei Trasporti: secondo i media locali, si consentirà anche ad altri vettori di operare nei vari scali del Paese, pur continuandosi a richiedere sacrifici ai passeggeri.

È ancora però tutto da vedere, se ciò avvenga in termini di tamponi, vaccinazioni, o quarantene. Giorni fa gli imprenditori del settore avevano chiesto la «totale riapertura delle frontiere», aggiungendo che poiché «il mondo si sta aprendo, è tempo di riaprire completamente il Madagascar al mondo». Si chiedeva che nessun vincolo di frequenza dovesse essere imposto alle compagnie, né fossero limitati i vettori che potevano operare da e per il Madagascar. E poi si puntava anche a che le procedure sanitarie per i passeggeri in arrivo fossero alleggerite. E’ evidente che sotto accusa era soprattutto il monopolio di fatto di alcune compagnie privilegiate, le uniche a poter operare sulla linea Antananarivo – Parigi.

(Continua).

La furia di Emnati è passata, in corso la conta dei danni

L’occhio del ciclone Emnati è infine entrato in Madagascar – in corrispondenza della cittadina di Manakara – alle 22.00 ore italiane di martedì. Un’area che era stata già funestata, un paio di settimane prima, dalla terribile depressione tropicale Batsirai. Il ciclone ha poi continuato il suo percorso nell’entroterra, in direzione sud-ovest: ha attraversato i Distretti di Vohipeno e Vondrozo, perdendo progressivamente d’intensità. La conta dei danni non è definitiva, ma presso Ambositra, Mananjary e Mahanoro si sono registrate inondazioni, un forte innalzamento del livello del mare e prevedibili black out. Le Autorità avevano comunque ordinato di sfollare oltre 30mila persone, in rifugi di emergenza.

Anche l’Ansa (Agenzia nazionale stampa associata) cerca di seguire il fenomeno, ed ha pubblicato il servizio dal titolo «Ciclone Emnati colpisce il Madagascar, piogge torrenziali». Eccone l’inizio. «Al momento non sono state segnalate vittime. Il ciclone Emnati ha colpito durante la notte il Madagascar, ancora sconvolto dall’impatto di un altro ciclone, Batsirai, all’inizio di questo mese. Al momento non si registrano vittime, mentre piogge torrenziali e venti forti sono ancora in atto. Il ciclone “è arrivato sulla costa intorno alle 23 a nord del distretto sud-orientale di Manakara”, ha detto Faly Aritiana Fabien, un alto funzionario del National Risk Management Office (BNGRC)».

Summit internazionali, Madagascar protagonista a Roma e Bruxelles

«Il pesante tributo lasciato da questi cicloni causa difficoltà per gli agricoltori ma anche per l’intero Paese. Mettiamo insieme le nostre forze, il nostro potenziale e il nostro know-how in modo che i nostri Paesi raggiungano l’autosufficienza alimentare e che i nostri giovani abbiano un lavoro». Sono le parole pronunziate dal presidente del Madagascar Andry Rajoelina, nel corso della 45° riunione annuale del Consiglio dei Governatori dell’Ifad (International fund for agricultural development) – ossia il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo – che si è celebrata nei giorni scorsi a Roma. Invero l’intervento del capo dello stato malgascio era uno dei più attesi: le tempeste che stanno devastando l’Isola, sono state prese come esempio dai vari leader, per rimarcare la vulnerabilità dei piccoli agricoltori al cambiamento climatico.

E se a Roma Rajoelina ha chiesto appunto un piano continentale per lo sviluppo agricolo, anche a Bruxelles – al Sesto summit tra Unione europea e Unione africana – il Madagascar è stato protagonista. La delegazione – guidata da Rajoelina, e composta dall’ambasciatore del Madagascar in Belgio, Omer Berizilky, dal ministro Patrick Rajoelina, e dai colleghi Harifidy Ramilison, e Baomiavotse Vahinala Raharinirina – ha in ogni consesso rimarcato l’esigenza di un’agricoltura che sia sostenibile, e soprattutto resiliente ai cambiamenti climatici.

Madagascar, la Cina “occupa” l’Università

Grande spazio ha occupato, sui media del Madagascar, l’inaugurazione dell’Atelier Luban: all’interno dell’Università di Antananarivo – e più precisamente dell’Ecole supérieure polytechnique d’Antananarivo (Espa) – sarà appunto creata questa scuola. La Cina, con questa formula, punta in primis a fornire formazione professionale ai migliori studenti dei Paesi partner, per creare talenti locali, (l’Université d’Antananarivo ha selezionato 32 allievi); e si cerca poi di condividere le proprie esperienze di sviluppo. Si è parlato di un passo decisivo per l’industrializzazione, e segnaliamo l’impegno per questo progetto del ministro dell’Aménagement du territoire et des services fonciers, Hajo Andrianainarivelo, e l’entusiasmo del rettore Mamy Raoul Ravelomanana: «Il regalo delle Autorità cinesi è inestimabile. Oltre al finanziamento per la creazione di quest’Atelier, il trasferimento tecnologico che sarà effettuato aprirà una delle porte principali, per l’industrializzazione del Madagascar. Tutti i paesi sviluppati hanno un ramo industriale per la produzione di autoveicoli. E’ quello che ci attendiamo, e ciò che sicuramente questo progetto fornirà».

Nello specifico, la controparte cinese del progetto è rappresentata dal Tianjin vocational college of mechanics and electricity, dal Tianjin machinery and electric industry school, ed anche dalle China railways, per il supporto tecnico.

L’Oms prende sul serio il farmaco anti covid all’artemisia

Una delegazione del Comitato consultivo regionale per la medicina tradizionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è stata in Madagascar, per monitorare la sperimentazione clinica del Cvo (Covid-organics) plus curatif di Pharmalagasy: ovvero la versione curativa dell’ormai noto farmaco fitoterapico a base di artemisina, che si estrae dalla pianta di Artemisia annua. In buona sostanza, si è trattato di valutare il rispetto delle raccomandazioni Oms sulle buone pratiche cliniche, necessarie per accertare la sicurezza ed efficacia del prodotto. E’ cosa nota che l’entusiasmo iniziale dei cittadini per questo rimedio ha perso slancio, nonostante la costante promozione da parte delle Autorità.

Non soltanto – ma è il nostro giudizio – per le conseguenze per nulla catastrofiche del Covid nell’Isola, ma anche e soprattutto per la promozione – da parte del Governo – della campagna vaccinale. E rammentiamo, solo per fare un esempio, che il Paese ha recentemente ricevuto altre 240mila dosi di vaccino Janssen, dal laboratorio italiano Johnson & Johnson: l’iniziativa, finanziata dal meccanismo Covax (Coronavirus disease-19 vaccines global access), contribuisce a che sia raggiunta la copertura vaccinale di nove milioni di persone, entro dicembre 2022. I sei professionisti – guidati dal professor Jean Baptiste Nikema – hanno anche incontrato il primo ministro Christian Ntsay.

In un Madagascar sfinito, tra qualche ora la furia di Emnati

Come se le catastrofi delle scorse settimane non fossero bastate, un nuovo ciclone tropicale si accinge ad abbattersi – martedi 22 – sulla cosa est (o meglio sudorientale) del Madagascar. «Emnati potrebbe entrare tra Toamasina e Vohipeno martedì pomeriggio, nella forma di un intenso ciclone tropicale», annuncia Lahatra Mampionona Rakotoarimalala, ingegnere meteorologo della Direzione generale di Meteorologia. Insomma la depressione si sta intensificando, e punta verso l’area di Vohipeno, Fitovinany. Non tralascia la notizia, la stampa italiana, col sito “Iconaclima.it” che pubblica un pezzo dal seguente titolo, «Madagascar in allerta per il ciclone Emnati: l’impatto è previsto martedì».

Eccone l’inizio. «Mentre si contano ancora i danni di Batsirai, la costa orientale del Madagascar è nuovamente in allerta per l’arrivo del ciclone Emnati. Il Madagascar, dopo il violento impatto del ciclone Batsirai, ha dovuto fare i conti con la tempesta tropicale Dumako e adesso si prepara all’impatto con un altro ciclone tropicale, Emnati, che potrebbe fare landfall sulla costa orientale all’inizio della prossima settimana. Madagascar, mentre si contano ancora i danni di Batsirai la tempesta tropicale Dumako ha colpito direttamente oltre cinquemila persone. La situazione in Madagascar non è per nulla semplice dopo che Batisari il 5 febbraio ha colpito con violenza la costa sud-orientale».

Diego Suarez, presto base militare Usa

L’United states navy avrà una base militare in Madagascar, a Diego Suarez. Da molto tempo, il presidente Andry Rajoelina chiedeva ai partner degli aiuti, per potenziare la base navale di Antsiranana. Sulla carta per contrastare la pesca illegale, ma invero per colmare il crescente disinteresse – in quanto a politiche di difesa – della Francia; che al netto dell’amicizia di facciata, è sempre più fredda con l’ex colonia, per via della controversia sulle Isole sparse. Così il Dipartimento della Difesa degli Stati uniti ha pensato bene di colmare il vuoto, per contrastare l’influenza di Russa e Cina, (si pensi al tentativo cinese di coinvolgere l’Isola nell’iniziativa della Nuova via della seta). Gli Usa finanzieranno quindi la ristrutturazione della malridotta base di Diego-Suarez: la Marina militare troverà entro marzo un’entità privata, che modernizzerà le infrastrutture, e costruirà un centro operativo, con tanto di scuola per la formazione del personale.

Per approfondire rimandiamo al pezzo redatto da Giuseppe Gagliano sul sito “Notizie geopolitiche”, dal titolo «Madagascar. La corsa delle potenze per garantire gli interessi». Eccone l’inizio. «Come risultato del blocco del canale di Suez per una settimana lo scorso aprile da parte di una nave portacontainer Evergreen, gli Stati Uniti stanno cercando di garantire la sicurezza di nuove rotte marittime per il traffico globale».