Città alta di Tana, rischio frane e sgomberi

In questi giorni d’inondazioni – che hanno sconvolto in particolare la Capitale, ma anche molte altre aree del Paese – si è accresciuto il pericolo di frane e smottamenti nella Città alta di Antananarivo. Nella collina di Manjakamiadana si sono così susseguite operazioni di evacuazione – condotte anche manu militari – giacché, almeno sino a pochi giorni fa, si contavano oltre mille e cinquecento abitazioni esposte al pericolo di crolli. I problemi interessano sia il versante occidentale sia orientale dell’area. In particolare, a Ovest sono in pericolo i quartieri di Amparibe, Ambatovinaky, Ankadilalana, Tsimialonjafy, Tsarafaritra e Ambanin’Ampamarinana, mentre a Est gli ordini di sgombero hanno interessato Ambohipotsy, Andohamandry, Ifaliarivo Ambanidia, Manjakamiadana, Andafiavaratra, Ambavahadimitafo, Ankazotokana Ambony e Ambohitsiroa.

«Gli indicatori di allarme locali mostrano che il terreno potrebbe crollare. L’insolito flusso d’acqua nelle rocce è il primo indicatore», ha dichiarato la ricercatrice Lala Andriamirado, del Bureau national de gestion des risques et des catastrophes (Bngrc). Sulla stessa linea Paolo Emilio Raholinarivo Solonavalona, direttore degli Études et de gestion des risques dello stesso ente: «Vediamo che l’acqua nelle parti più alte filtra tra le rocce. Questa situazione diventa sempre più visibile ai piedi della collina sul versante occidentale».

Madagascar, Maisons des enfants cerca coordinatore attività

Segnaliamo un annuncio dell’Associazione Maisons des enfants organizzazione non lucrativa di utilità sociale (Made). L’ente, con sede in Roma, ricerca il coordinatore Paese, per la gestione delle attività in Madagascar. La sede di lavoro sarà quindi a Tananarive. Il contratto offerto ha una durata di dodici mesi rinnovabili, mentre si precisa che le candidature dovranno essere presentate entro il prossimo 18 febbraio. Per approfondire, rinviamo al servizio del portale “Info cooperazione – La community italiana della cooperazione internazionale”, dal titolo «MA.D.E. – Coordinatore/trice paese – Madagascar». Eccone l’inizio.

«MA.D.E. – Maisons des enfants sta selezionando un/a coordinatore/trice paese da inserire nella sua operatività in Madagascar. Durata 18 (rinnovabili) mesi. Scadenza candidature 18/02/2022. Sede di lavoro: Antananarivo (Madagascar). Ruolo: Coordinatore/trice progetti, Rappresentante paese. Durata: 18 mesi (rinnovabili). Requisiti minimi richiesti. Diploma di Laurea preferibilmente indirizzo sociale, economico, diritto, cooperazione internazionale. Minimo 3 anni di esperienza in progetti di sviluppo in Africa e/o nell’area sociale. Minimo 2 anni comprovati in ruolo di Capo progetto /Assistente Capoprogetto e/o coordinatore/trice paese in loco. Competenze richieste. Esperienza nella gestione di risorse umane. Capacità di coordinamento in contesti complessi».

Transparency International, il Madagascar resta tra i corrotti

Anche quest’anno l’organizzazione internazionale non governativa Transparency international (Ti) ha pubblicato il noto Indice di percezione della corruzione (Corruption perception index – Cpi). In questa edizione del 2021 – la classifica è basata sui dati del 2020 – il Madagascar figura al 147° posto, su 180 Paesi analizzati. In buona sostanza, l’Isola fa sì registrare un lieve miglioramento nel punteggio, e la risalita di due posizioni rispetto all’anno precedente, ma nei fatti – come rileva Ketakandriana Rafitoson, il segretario esecutivo di Transparency international initiative Madagascar (Ti-Im) – «il punto guadagnato può quindi essere semplicemente motivato da un tecnicismo matematico».

Si fa comunque notare che l’apertura del Pôle anti-corruption (Pac) di Mahajanga – insieme al rafforzamento dei controlli contro la corruzione, decretato dal ministro della Giustizia – ha comunque contribuito a migliorare il punteggio. Insomma «la strada è lunga per raggiungere la tolleranza zero nei confronti della corruzione proclamata dal Governo dal 2019»; anche perché i Paesi dell’area, come nel caso di Mauritius, presentano dati senz’altro migliori. Segnaliamo poi che sul podio troviamo Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda, mentre nei bassifondi del ranking sostano Sud Sudan, Siria e Somalia. L’Italia si trova invece in 56° posizione, e migliora la propria classifica rispetto al 2020.

Governo del Madagascar, i quattro accordi per la scuola

Segnale importante del Ministero dell’Educazione nazionale malgascio: il supporto delle organizzazioni non governative, sia nazionali sia straniere, è imprescindibile, per migliorare la qualità dell’istruzione nell’Isola rossa. Nei mesi scorsi sono stati, infatti, stretti ben quattro accordi, tra tutta una serie di associazioni – come l’Organisation de la société civile (Osc) – e il Ministere de l’Education nationale, guidato da Marie Michelle Sahondrarimalala: «Insieme possiamo realizzare il cambiamento. Questi accordi saranno certamente vantaggiosi per il sistema educativo del Madagascar e soprattutto per i bambini, e contribuiranno perfettamente al miglioramento della qualità dell’istruzione, come descritto nel Velirano numero quattro lanciato dal presidente della Repubblica Andry Rajoelina. Gli studenti avranno a loro disposizione una serie di strumenti e conoscenze per diventare veri costruttori di una Nazione».

Il primo accordo punta alla trasparenza e alla responsabilità della politica nazionale, nel settore scolastico. Il secondo mira invece a promuovere, in Madagascar, la qualità dell’istruzione, il senso civico, e lo spirito del volontariato. Il terzo è un po’ più concreto, e promuove un sistema di fornitura di pasti nutrienti, per gli alunni. Il quarto cerca infine d’insegnare la corretta gestione dei rifiuti, nell’ambito di un programma di educazione ambientale.

Malagasy versus francese: la battaglia delle scuole private

Lingua malgascia, il malagasy, contro il francese: lo scontro, nell’universo scolastico del Madagascar, si è acuito nell’ottobre scorso. Secondo il Piano settore educativo (Plan sectoriel de l’éducation – Pse), deve essere il malgascio, l’idioma da usarsi nei primi tre anni del primo ciclo, ossia sino alla terza elementare. E se per le scuole pubbliche si è sfondata una porta aperta, la piattaforma che rappresenta gli istituti privati si è opposta: le famiglie, infatti, ricorrono al servizio, soprattutto perché i loro figli apprendano in modo soddisfacente la lingua francese. Così padre Jules Ranaivoson – alla testa della Direction nationale de l’enseignement et de l’éducation catholique (Dinec) – ha detto che le politiche linguistiche devono invero precedere la formulazione dei programmi scolastici: «Suggeriamo di mantenere il bilinguismo dalla scuola materna fino all’istruzione superiore. Semplicemente perché nell’amministrazione usiamo ancora la lingua francese».

E Celin Rakotomalala, che guida l’Association des institeurs laique pour l’education (Aile), ha rincarato la dose, paventando un ritorno della malgachisation: «L’adozione della lingua materna come lingua di insegnamento durante la Prima repubblica fu un fiasco. Alcuni genitori hanno scelto di educare i loro figli in scuole di lingua francese in modo che possano padroneggiare questa lingua fin dalla tenera età».

Tutti per Nellie da Mahajanga, il Madagascar spera in Miss mondo

Causa Covid, la fase finale della 70° edizione di Miss World (Miss mondo 2021) è stata rimandata da dicembre 2021, al prossimo 16 marzo 2022. A Porto Rico lotterà per il titolo anche la studentessa 25enne malgascia, Nellie Anjaratiana, che sta unendo in un vero e proprio tifo da stadio i suoi connazionali: «Crescendo a Mahajanga, ho imparato a immergermi nei valori che mia madre mi ha insegnato. È lei quella che m’ispira di più, e mi ha insegnato a superare me stessa, rimanendo costantemente vicino ai miei cari, ad avere fiducia in me stessa, e a mostrare indipendenza». La giovane è nata a Boriziny, più nota come Port-Bergé – un Comune della Regione di Sofia – e si è poi trasferita a Majunga.

Adesso però vive in Francia – ove studia Bioetica all’Università della Lorena e lavora nel campo assicurativo – cosa che le ha consentito di vincere il titolo di Miss Diaspora Madagascar 2020, e quindi di esser chiamata a rappresentare l’Isola nella competizione internazionale. Con i suoi 170 centimetri di altezza, il sogno di lavorare nel settore sanitario, e la passione per ballo, musica pop e Ed Sheeran, ha saputo sinora convincere i giurati, e collocarsi tra le candidate Top 40. «Ho intenzione di portare qualcosa di positivo nella vita dei miei connazionali, provando questa grande avventura», ha dichiarato alla stampa, «come il nostro team Barea, spero di unire tutto il nostro popolo».

Madagascar, il biologico è solo per l’esportazione

Per il Madagascar, l’agricoltura biologica rappresenta un settore merceologico importante, sebbene la maggior parte della produzione sia destinata all’estero. Se da un lato la gamma di prodotti esportati si amplia ogni anno, dall’altro, il mercato interno è inesistente. Sono questi i dati forniti dal Symabio (Syndicat malgache de l’agriculture biologique), il sindacato che rappresenta le oltre trecento aziende del comparto. L’organizzazione rileva che le aziende puntano tutto sull’export – il cui valore è stimato in 60 milioni di euro – giacché i volumi di vendita nel Paese sono irrisori. A essere esportati sono soprattutto i prodotti tropicali tipici, coltivati nel Nord ed Est.

Sono le piante aromatiche e medicinali, a occupare la quota maggiore delle superfici biologiche, (secondo Ecocert, nel 2019 queste colture raggiungono il 45 per cento). L’Isola è da qualche tempo leader mondiale del mercato della vaniglia biologica e dei litchi bio, e si colloca al secondo posto nella produzione degli ananas biologici. Gli operatori bio cercano tuttavia di ampliare la gamma, e dal 2019 sono esportati gamberetti biologici, mentre dal 2020 si possono registrare molte aziende di cosmetici e tessuti bio. Senza dimenticare l’export del riso rosa (Oryza sativa), in malgascio varin’i dista: il suo gusto è molto apprezzato dagli statunitensi, ma per l’export è necessaria una deroga speciale.

Olimpiadi invernali di Pechino, c’è chi tifa Madagascar

Ai XXIV Giochi olimpici invernali di febbraio – noti come Olimpiadi di Pechino 2022 – sarà rappresentato anche il Madagascar. E a difendere i colori dell’Isola sarà ancora una volta – come nella scorsa edizione – la sciatrice Mialitiana Clerc, che al debutto ai Giochi di Pyeongchang 2018, fece segnare un 47° posto nella disciplina dello slalom speciale. Va aggiunto che la 20enne Clerc è l’unica atleta ad aver rappresentato il Madagascar ai Giochi invernali. Nata nel Comune di Ambohitrimanjaka (Analamanga), è stata adottata a un anno, da una famiglia francese che vive nel Dipartimento dell’Alta Savoia; e proprio qui ha imparato a sciare. Per approfondire, segnaliamo il pezzo del sito “China radio international (Cri)”, dal titolo «Il sogno di Mialitiana Clerc, atleta del Madagascar, per le Olimpiadi Invernali di Beijing».

Eccone l’inizio. «Mialitiana Clerc è un’atleta famosissima in Madagascar. Quattro anni fa ha partecipato alle Olimpiadi Invernali di PyeongChang, diventando la prima atleta malgascia a competere alle Olimpiadi Invernali. Il prossimo mese rappresenterà nuovamente il suo Paese alle Olimpiadi Invernali di Beijing. Di recente ha aggiornato il suo stato d’animo sui social media riguardo la partecipazione a una competizione in Francia. È facile vedere come lei, che sogna il ghiaccio e la neve, abbia scelto di essere ottimista anche di fronte alle battute d’arresto».

Tana, è drammatico il bilancio delle inondazioni

Sono drammatici, gli sviluppi delle piogge torrenziali e delle inondazioni, che giorni fa hanno colpito la Capitale del Madagascar, Antananarivo. Secondo l’ultimo bollettino dell’Ufficio nazionale per la gestione dei rischi e dei disastri (Bureau national de gestion des risques et des catastrophes – Bngrc), cresce di ora in ora il bilancio delle vittime. Intanto, le strutture recettive sarebbero al completo, e si lavora per sanificare i canali di scolo. Le morti sinora accertate sono undici, e si aggiungono agli oltre novemila sfollati (distribuiti in 26 centri di accoglienza), ed ai circa 23mila cittadini comunque danneggiati dal disastro. Oltre 3500 sono invece le abitazioni allegate, molte delle quali sarebbero da demolire.

Per approfondire rimandiamo al servizio della testata “Agenzia Nova”, dal titolo «Madagascar: almeno 10 morti e più di 500 sfollati a causa delle inondazioni». Eccone l’inizio. «Almeno 10 persone sono morte, altre due sono rimaste ferite e più di 500 risultano sfollate in Madagascar a seguito delle forti piogge cadute nella capitale Antananarivo. Secondo quanto riferito in una nota dall’Ufficio nazionale per la gestione del rischio e dei disastri, le forti piogge hanno causato inondazioni, frane e distruzioni di abitazioni e strade. Il dipartimento meteorologico malgascio ha intanto avvertito di ulteriori forti piogge previste nei prossimi giorni».

Morte del volontario Aldo Tonetto, lutto anche in Boeny

Non solo il Veneto, ma anche la Regione di Boeny, in Madagascar, piange la morte – per linfoma cerebrale – del 68enne volontario Aldo Tonetto. Questi presiedeva la nota Associazione Amici di padre Bruno for Madagascar, decisiva nel sostenere le iniziative promosse da Bruno Dall’Acqua, missionario carmelitano. Tra queste va annoverato l’Ospedale diocesano saint Jean Paul II, inaugurato lo scorso settembre, e localizzato in Boeny, a pochi chilometri da Majunga. Per approfondire, rinviamo al servizio redatto da Annalisa Fregonese per “Il Gazzettino”, dal titolo «Malattia fulminante, addio a Tonetto: il presidente volontario che amava gli ultimi e il Madagascar».

Eccone l’inizio. “Profondo cordoglio nell’opitergino per la morte di Aldo Tonetto, 68 anni, presidente dell’associazione Amici di padre Bruno for Madagascar che annovera decine di associati e simpatizzanti in tutto il Veneto. Aldo Tonetto era sofferente da diversi mesi ma, nonostante accurate indagini, non si giungeva ad una diagnosi certa. L’uomo si era fatto ben tre mesi d’ospedale, con esami di tutti i tipi. «Soltanto a dicembre – dice il figlio Luigi – è stato individuato un linfoma cerebrale, peraltro assai anomalo. Le cure sono state intensificate, ma la malattia si è diffusa rapidamente. Visto lo stato delle cose, e considerato l’aggravarsi della pandemia, con mia mamma abbiamo deciso di portare papà a casa»”.