Dahalo, i cittadini si difendono da soli

Comune rurale di Marovitsika Sud, nella Regione Atsimo-Atsinanana: alcuni giorni fa i Dahalo hanno lanciato l’ennesimo attacco, per far razzia di bestiame e terrorizzare la popolazione. Questa volta però gli abitanti dei villaggi Ambohitsohy e Vohitsimbe erano armati, e la locale squadra di autodifesa era pronta: hanno così respinto gli assalitori – dopo una battaglia lunga sei ore – e inflitto loro gravi perdite. Ci descrive questa cruenta vicenda un servizio del portale “Africa rivista”, dal titolo «Madagascar, violenze per il bestiame provocano strage di civili». Ne segue l’incipit.

«Almeno 46 persone sono state uccise in Madagascar in attacchi di banditi nel comune rurale di Marovitsika, nel distretto di Befotaka Atsimo, nel sud-est della grande isola. Gli scontri sono avvenuti il 17 settembre tra 120 dahalo armati e la popolazione locale sostenuta da 4 elementi della gendarmeria. A dare la notizia della strage è stato ieri il ministro della Difesa nazionale, il generale Richard Léon Rakotonirina, che ha effettuato una missione nella parte meridionale del Paese. La stampa locale precisa che tra i morti vi sono sia aggressori sia abitanti della zona. Un rapporto provvisorio della gendarmeria afferma che sono stati uccisi 42 presunti dahalo e quattro abitanti del villaggio, tra cui un bambino di 10 anni. I razziatori di bestiame hanno anche dato fuoco a diverse abitazioni».

Rajoelina all’Onu, tra panafricanismo e ottimismo

76esima Sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni unite: anche il presidente del Madagascar, Andry Rajoelina, è volato a New York. Dopo un breve incontro col segretario generale António Guterres, è intervenuto al Dibattito generale con un intervento di sedici minuti, che in patria ha ricevuto un discreto consenso. La maggioranza degli analisti ha sottolineato un certa dose di coraggio, nell’affrontare la rivendicazione delle Isole Sparse: specie con l’invito, rivolto ai vertici dell’Organizzazione, ad assumersi le proprie responsabilità, in relazione a questa controversia. Si sono poi segnalati toni all’insegna del panafricanismo: «Di fronte a questa guerra, abbiamo visto che non siamo tutti uguali. E alcuni paesi come il Madagascar hanno dovuto essere audaci e ingegnosi. Ci siamo affidati all’intelligenza dei nostri scienziati e alla nostra farmacopea tradizionale».

E ancora: «Le analisi pubblicate sulla situazione Covid-19 hanno predetto un cataclisma sanitario nel Continente africano. Ma alla fine l’Africa e i cosiddetti Paesi vulnerabili hanno contraddetto tutte le previsioni». Né poteva mancare, nell’elencare le grandi opere in programma, la consueta spruzzata di ottimismo: «Il Paese sta entrando in una nuova era. Possiamo vederlo, possiamo sentirlo, una nuova generazione di leader, con un sentimento patriottico e una visione pragmatica, sta guidando il cambiamento».

Covid, lo scontro tra Usa e Cina fa bene al Madagascar

Novità in Madagascar sul fronte della lotta al coronavirus. L’United states agency for international development (Usaid) ha stanziato altri cinque milioni e 100mila dollari, affinché il Paese possa meglio contrastare la pandemia. Più nello specifico, il finanziamento è destinato in primis a sostenere i Centri sanitari di base; non solo per ridurre decessi e contagi, ma anche per favorire l’accesso di tutta la popolazione ai vaccini: «Grazie a questa assistenza, il Madagascar sarà in grado di migliorare la sua pianificazione, preparazione e risposta alla pandemia, in particolare garantendo che siano accessibili le infrastrutture, per rendere disponibili i vaccini alla popolazione malgascia».

Segnaliamo poi lo sbarco di 300mila dosi del vaccino Bbibp-Corv, prodotto dal laboratorio cinese Sinopharm: ovviamente, il risultato della cooperazione col Governo di Pechino. Un siero che si aggiunge alle oltre 302mila dosi di Janssen, in corso di somministrazione. Pare insomma che lo scontro geopolitico tra Stati uniti e Cina si consumi anche in Madagascar, e per ora a tutto vantaggio dei cittadini dell’Isola, quasi blanditi dalle due potenze. Tutte osservazioni che non debbono far dimenticare le quasi mille vittime locali del Covid; tra questi, vari connazionali, come il noto missionario Luciano Lanzoni di Carpi: il 63enne era consacrato all’istituto secolare dei Servi della chiesa.

Scuola materna di Bejofo pronta tra breve? Andria ci spera  

La Scuola materna di Bejofo – Distretto di Ambatondrazaka – sarà pronta entro la fine dell’anno scolastico. E’ la speranza di Insieme per l’Africa, l’associazione con sede a Andria che finanzia il progetto. Ci aggiorna sull’avanzamento dei lavori un pezzo di Gabriele Losappio, pubblicato sul sito “AndriaLive.it”, e intitolato “L’aggiornamento. In Madagascar la scuola materna a Bejofo Andilanatoby prende forma”. Eccone l’incipit.

“Nonostante la pandemia abbia rallentato i tempi di ultimazione, si sta proseguendo per fare in modo che sia pronta per l’anno scolastico 2021/2022. La situazione di crisi legata alla pandemia non ha risparmiato neanche il Madagascar. Le conseguenze a livello economico, politico, sociale e umano hanno gravato molto sulla crescita del paese. E non ha risparmiato neanche le scuole. La costruzione della scuola materna di Bejofo, finanziata dall’ass. Insieme per l’Africa e inizialmente prevista per ottobre 2020, ha subito grossi rallentamenti. I lavori sono cominciati ufficialmente il 14 gennaio 2021 e, nonostante le difficoltà iniziali, stanno procedendo in maniera regolare. «Il numero crescente dei bambini nelle aule e la loro naturale esigenza di avere posti in cui poter giocare, divertirsi, conoscersi, ha comportato la decisione di costruire la scuola su due livelli – ha commentato Suor Berthine Razafindranaly, responsabile del progetto in Madagascar»”.

Scuola San Francesco d’Assisi a Mahajanga, tutte le novità

In Madagascar l’anno scolastico – che segue lo stesso ritmo dei Paesi dell’emisfero Nord – è ricominciato il primo settembre. E sono riprese anche le lezioni: dal primo settembre negli istituti pubblici, e dall’8 nei privati, mentre il rientro universitario è fissato per il 4 ottobre. E’ tornata quindi alla vita anche la Scuola San Francesco d’Assisi di Majunga, situata nell’area degradata di Tsararano. Gestita dalla Diocesi di Mahajanga – direttore ne è don Abel Célestin Andriamihaja, parroco della locale cattedrale – è stata ideata e finanziata in modo prevalente dal benefattore Domenico Ciuchini e dalla madre Anna Maria Bucini, in ricordo del figlio professore, e della sorella maestra.

Non sono mancati tuttavia altri stanziamenti, anche cospicui. L’istituto offre istruzione primaria a 120 bambini e dà lavoro a dieci dipendenti: un segretario, otto insegnanti e una bidella incaricata anche del trasporto dell’acqua. Sì, in questa fase non vi sono collegamenti né alla rete idrica, né a quella elettrica. La tasse scolastiche – insufficienti per coprire le spese – si aggirano sui ventidue euro annui. Prossimo passo, la costruzione di un piazzale rialzato, per proteggere l’edificio dalle piogge tropicali. Una somma invero già stanziata, ma che il sacerdote e direttore è stato costretto a usare per distribuzioni di generi alimentari, causa la crisi economica che flagella il Paese.

Madagascar (quasi) Covid free, lo dicono anche gli Stati uniti

Del rapporto pubblicato giorni fa dall’agenzia federale statunitense Centers for disease control and prevention – Cdc (ovvero i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie), si è parlato molto anche in Madagascar. Sì, perché di fatto vi si classifica l’Isola rossa tra le Nazioni Covid free, o quasi. O più precisamente, è promossa dalla categoria 3 al cosiddetto «Level 1: Low», che attesta un rischio «basso» di contrarre il coronavirus. Come può agevolmente leggersi nell’apposita piattaforma «COVID-19 Travel Recommendations», l’organismo riparte i Paesi del mondo in quattro categorie. E mentre ad esempio l’Italia staziona nella categoria 3 – che indica un rischio alto (high) – il Madagascar si trova in compagnia di altri ventinove Paesi pressoché sicuri, tra cui Taiwan e Gibuti.

Si tratta di un’ottima notizia – specie in vista dell’imminente ripresa dei voli commerciali – che inevitabilmente è stata celebrata con entusiasmo dai vertici politici. Come dimostra la nota del Ministero degli Affari Esteri malgascio, di cui riportiamo un brano: «La riclassificazione del Madagascar dal livello 3 al livello 1, testimonia l’evoluzione positiva della situazione epidemiologica nel Paese, derivante dall’efficacia della strategia adottata dal presidente della repubblica, Andry Rajoelina e dal Governo, nell’ambito della lotta contro la diffusione della pandemia di Covid-19».

Incendi, le quattro contromisure del Madagascar

Il grave incendio che ha colpito il Parco nazionale di Ankarafantsika – nella Regione Boeny, in Madagascar – ha colpito molto l’opinione pubblica. E non solo per via degli irreparabili danni a flora e fauna locali, ma anche per le deficienze evidenziate, in quanto ai mezzi di monitoraggio e spegnimento. Tuttavia il caso ha voluto che proprio durante le ore più drammatiche delle fiamme, il Ministero dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile e l’organizzazione ambientalista Agora des paysages et des forêts de Madagascar (Alamino), pubblicassero un documento contenente tutta una serie di proposte per contrastare questa piaga.

Il testo contiene ben undici idee ambiziose, che parte dei media nazionali ha raggruppato in quattro macroproposte. A seguire, le presentiamo in sintesi. In primis, si suggerisce la creazione di un centro nazionale antincendio, che coordini le azioni per prevenire e combattere gli incendi boschivi. In secondo luogo, si chiede un maggior coinvolgimento delle forze dell’ordine, per supportare il monitoraggio e l’estinzione degli incendi. In terzo luogo si propone, a fini di sensibilizzazione, l’istituzione di una giornata nazionale contro gli incendi. Infine, il capitolo delle dotazioni di controllo e prevenzione: si consiglia un impiego sistematico di pattuglie, torri di avvistamento, immagini satellitari, e droni, oltre che delle barriere antincendio.

Riapertura delle frontiere, Rajoelina punta su Ramena

In vista dell’imminente riapertura delle frontiere, e quindi della ripresa dei flussi turistici dall’estero, il presidente Andry Rajoelina sembra puntare sulla Regione Diana. Lo dimostra l’impegno per il rifacimento della dissestata Route nationale 6, l’attenzione per l’Isola di Nosy Be, ma soprattutto la recente visita nella celebre cittadina balneare di Ramena – a 18 chilometri da Antsiranana – piena di significati non solo economici, ma anche politici. Chiaro l’intento del capo dello stato: identificare la ripresa turistica nazionale, col rilancio di questa destinazione, la cui spiaggia in passato fu indicata tra le dieci più belle al mondo.

Che certamente è nota e popolare, ma anche in decadenza, almeno secondo molti osservatori. E così, nel corso del viaggio a Diego-Suarez, non solo ha inaugurato il rifacilmento della strada che conduce al celebre villaggio di pescatori, ove vivono 6000 persone; ma ha anche annunciato la creazione in loco di nuove infrastrutture alberghiere, tra cui degli hotel a cinque stelle. Ed ha aggiunto che il Ministero del Turismo lancerà presto le gare d’appalto per la loro costruzione. Il capo dello Stato pare insomma convinto che Ramena possa diventare la principale meta turistica del Madagascar – almeno per numero di visitatori – e che il rilancio del settore a livello nazionale, debba passare dal rafforzamento dell’offerta di alta gamma.

Anche i malagasy nel loro piccolo si vaccinano

Campagna vaccinale Covid, in Madagascar. Mentre sta per concludersi la somministrazione delle seconde dosi Astrazeneca, proseguono le vaccinazioni nel settore turistico, in vista della riapertura delle frontiere, prevista per ottobre: dal 15 settembre viene inoculato Janssen a chi lavora in questo comparto, ma non aderì alla prima fase della campagna, col siero Covishield. Nella Capitale, la somministrazione di Johnson & Johnson è effettuata solo presso lo stadio Malacam Antanimena, mentre Covishield è disponibile sia nell’impianto, sia nei Centri sanitari di base. Gli operatori turistici fanno infatti parte dei gruppi prioritari, così come i soggetti fragili, il personale sanitario, i membri delle forze dell’ordine, gli over 55.

Categorie cui si sommano gli abitanti dei centri turistici Île Sainte-Marie e Nosy Be, e i detenuti. Che sono ovviamente più vulnerabili al contagio, a causa del sovraffollamento delle carceri. Ricordiamo che 173 reclusi nel penitenziario di Antanimora hanno già ricevuto la seconda dose di Astrazeneca, dopo che in giugno avevano espressamente chiesto la prima somministrazione. L’iniziativa è stata possibile grazie alla collaborazione tra Ministero della Giustizia, Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo, Fondo delle Nazioni unite per la costruzione della pace, Fondo delle Nazioni unite per l’infanzia, ed Organizzazione mondiale della sanità.

Fuoco e migrazione climatica, devastato Parco di Ankarafantsika

Pochi giorni fa, circa 100 ettari di foresta sono andati in fumo, nel Parco nazionale di Ankarafantsika, nella Regione di Boeny. L’enorme incendio ha devastato quest’area protetta per quasi una settimana: le fiamme si sono propagate rapidamente, a causa del forte vento della zona. La difficoltà di accesso e la mancanza di mezzi – non solo aerei – per lo spegnimento, hanno fatto il resto. I vigili del fuoco – supportati da militari e gendarmi, nonché dalle comunità del villaggio – sono stati costretti a usare dei rami, oppure dei secchi d’acqua. Secondo la ministra dell’Ambiente e dello sviluppo sostenibile, Baomiavotse Vahinala Raharinirina, «non possiamo più continuare a combattere gli incendi con i rami… Dobbiamo investire in attrezzature che soddisfino gli standard. La mancanza di attrezzature adeguate favorisce l’espansione degli incendi e aumenta l’entità del danno ambientale».

Ad essere sotto accusa è tuttavia, in primo luogo, la migrazione interna: ormai comunemente definita migrazione climatica, essendo aggravata in modo decisivo dal riscaldamento globale. Un fenomeno difficilmente prevenibile, e per il quale i mezzi di coercizione sono difficili da usare. Il ministro parla apertamente della popolazione proveniente del Sud del Madagascar, che «entra in detta area protetta per coltivare piante, taglia e brucia per produrre mais, manioca o addirittura carbone di legna».