Golpe, ecco i sospettati. La oil company, la Francia e la Chiesa

Le indagini sul tentato golpe contro il presidente Andry Rajoelina seguono la pista petrolifera, e portano verso un’oscura convergenza d’interessi che auspicavano un cambio di regime. In primis, emerge la governance del Benchmark group, oil company riconducibile a hedge fund. L’ideatore Paul Rafanoharana scriveva per e-mail che «Benchmark perderà il suo mezzo miliardo di dollari di investimenti» se non agiamo, mentre lo Stato «si occuperà della commercializzazione della produzione proveniente da Tsimiroro per rifornire il mercato interno»: un’offerta infinitamente superiore ai dieci milioni di euro richiesti.

Sul coinvolgimento della Francia si è scritto molto, ma non è stato rimarcato a dovere il rapporto simbiotico tra Madagascar oil e Total énergies: collaborazione che va ben oltre l’accordo di joint venture del 2008. Ha poi colpito l’opinione pubblica, il lungo interrogatorio cui è stato sottoposto l’arcivescovo di Tana, Odon Razanakolona. (Da cui di fatto si è dissociato papa Francesco, che ha inviato un messaggio d’incoraggiamento al presidente, ndr). Questi ha sì negato ogni rapporto con l’ex gendarme Rafanoharana, ma è noto che i suoi rapporti col capo dello stato siano molto freddi. Secondo alcuni osservatori, mantenne una decisa ostilità verso la Haute autorité de transition di Rajoelina, e dette un’immagine di parzialità che gli sarebbe costata la nomina a cardinale.

“Insieme per il Madagascar”, Genova e Next per Diego-Suarez

Prosegue l’impegno di tanti genovesi – attraverso l’Organizzazione non governativa Next Organizzazione non lucrativa di utilità sociale – per il Madagascar, e in particolare il sistema sanitario della città di Antsiranana, (o Diego-Suarez). Attraverso il progetto Insieme per il Madagascar – che coinvolge Regione Liguria, Diocesi di Genova, Comune di Genova, Università di Genova, l’Istituto Giannina Gaslini – Next continua a sostenere il Polo ospedaliero Le polyclinique universitaire Next di Antsiranana – che gestisce direttamente – nonchè a dotare d’infrastrutture il villaggio rurale di Antsoha, a 70 chilometri da Diego Suarez.

Nella città, l’associazione – grazie anche al supporto della Conferenza episcopale italiana (Cei) – ha realizzato inoltre il Centro diagnostico Le Samaritain. Approfondisce il tema l’articolo «‘Insieme per il Madagascar’: prosegue il progetto umanitario partito da Genova», redatto da Alberto Bruzzone per il portale “La voce di Genova”. Eccone l’incipit. «Oggi una nave con due container contenenti aiuti è salpata dal porto di Pra’. Coordina la onlus Next, che ha tra le sue principali anime il professor Umberto Valente, stimatissimo medico, già direttore del Centro Trapianti del San Martino. Anche in questo anno difficile, il progetto è andato avanti. Più forte della pandemia, più forte delle distanze che il virus ha imposto, più forte degli ostacoli».

Tentato golpe e carestia, il mainstream parla del Madagascar

Negli ultimi giorni il Madagascar è riuscito a ritagliarsi un piccolo spazio sui grandi network dell’informazione, come forse non accadeva da anni. Un protagonismo, si fa per dire, alimentato essenzialmente da due eventi: in primis, il tentativo di attentato e golpe contro il presidente Andry Rajoelina, che il quotidiano online “Africa express” definisce – non senza qualche ragione – un «goffo complotto». E poi l’aggravarsi della carestia: la stampa di settore ne stava invero trattando da mesi, tra il disinteresse generale. Poi però sono giunti i servizi del cosiddetto mainstream, e la vicenda è divenuta di dominio pubblico: grazie invero anche a qualche effetto speciale, ai confini della fake news vera e propria.

Come ad esempio l’idea di ribattezzare Vohitelo come «il villaggio degli zoombie», ove «si arriva addirittura a mangiare il fango e le scarpe». Tra gli articoli che, su questa scia, hanno cercato di approfondire meglio la situazione malgascia, segnaliamo il contributo di Cristiano Tassinari. E’ intitolato «Madagascar. In Madagascar si muore di fame: secondo l’Onu, è il primo paese colpito dal cambiamento climatico», ed è stato redatto per il portale “Euronews”. Eccone l’incipit. «La carestia sta devastando il sud del Madagascar, il primo paese al mondo a sperimentare tali condizioni a causa del cambiamento climatico, secondo le Nazioni Unite. “Un film dell’orrore”».

Tentato golpe in Madagascar, si segue la pista petrolifera – 2

(Prosegue). Fondi necessari per reclutare 15 sicari, e forse per oliare parte dei vertici militari: un appoggio almeno parziale era giudicato essenziale, per il successo. (Un commando di cinque si trova in Madagascar, e era pronto in attesa del via libera, mentre altri due gruppi, anch’essi di cinque, non avrebbero fatto in tempo ad attraversare la frontiera, ndr). Al fine di ottenere i denari, il “cervello” di Apollo 21 ha così contattato il direttore Russel Kelly, che scrive di un «rapporto di fiducia»: la corrispondenza e-mail è sotto indagine, ma secondo indiscrezioni, Paul Maillot Nantonirina Rafanoharana ha vantato (o millantato) più aderenze di alto livello, ed elencato varie promesse, da mantenere dopo la presa del potere.

Tutte relative al giacimento petrolifero di Tsimiroro, ove ora le attività minerarie procedono con difficoltà: tra l’altro, lo Stato si sarebbe occupato della commercializzazione della produzione, e della garanzia dell’export. Sinora la società ha ammesso solo di esser stata contattata, ma in casa dell’ideatore sono stati trovati 250mila euro cash di dubbia provenienza. A rafforzare l’ipotesi investigativa, il pessimo rapporto esistente tra Madagascar Oil e il presidente Andry Rajoelina: questi nel febbraio 2019 ha sospeso sine die l’iter per nuove licenze – aperto dal precedessore – che coinvolgevano 44 blocchi petroliferi nel Bacino di Morondava.

Tentato golpe in Madagascar, si segue la pista petrolifera

Forse la vicenda del tentativo di golpe contro il presidente Andry Rajoelina non è una boutade, né una manovra contro i nemici politici. Gli inquirenti seguono la pista petrolifera: il piano Apollo 21 (poiché programmato il 21 luglio) godeva dell’appoggio – resta da capire se effettivo – della compagnia petrolifera Madagascar Oil. Che opera nell’Isola dal 2004 e fa parte del Benchmark group: una multinazionale degli idrocarburi con sede a Singapore, guidata dal magnate canadese – di origini cinesi e indonesiane – Al Njoo Kok Kiong, che è anche direttore di Merrill Lynch Indonesia. Comunque l’ideatore del golpe – Paul Maillot Nantonirina Rafanoharana, ex colonnello della Gendarmerie nationale di Francia – non era in contatto con questi, ma con Russel Kelly: al momento della perquisizione, il direttore generale di Madagascar oil era però assente per congedo.

Rafanoharana non poteva preparare un golpe (con annessi più omicidi politici) per un anno – per poi, secondo i piani, sostituirsi al capo dello stato – senza un immenso sostegno, non solo economico. Tanto più che ora non conta su rilevanti sostegni politici o su cariche pubbliche, a parte quella di consigliere speciale di monsignor Odon Marie Arsène Razanakolona, arcivescovo di Antananarivo. Per gli investigatori, la mente del complotto stimava in dieci milioni di euro, la cifra necessaria per la sua esecuzione. (Continua).

“Nel cuore del Madagascar”: è on demand il docufilm di Fortino

E’ finalmente on demand, accessibile a tutti, il documentario d’inchiesta “Nel cuore del Madagascar – Tra cronaca e Antropologia”, diretto dal giornalista e fotoreporter di cronaca estera, Gerardo Fortino. Un «viaggio tra luoghi sconosciuti e orrori mai cessati» del Madagascar, che convintamente consigliamo. Per approfondire, rimandiamo al servizio dal titolo «Madagascar, le contraddizioni dell’Africa. Ecco il documentario del fotoreporter cosentino Fortino. Trailer», apparso sul portale della “Gazzetta del Sud”. Eccone l’incipit.

«Nuova uscita On Demand per Draka Distribution e CG entertainment: è finalmente disponibile sulle piattaforme Chili e CG Digital Nel cuore del Madagascar. Il film, scritto e diretto dal giornalista e fotoreporter di cronaca estera Gerardo Fortino, conduce lo spettatore alla scoperta di un territorio e della sua gente, raccontando di una bellezza violata, con sincerità e senza esclusione di colpi. Madagascar, tutte le contraddizioni dell’Africa. Vedute suggestive, foreste selvagge e radure deserte, fanno da cornice alla denuncia che accende i riflettori su alcuni degli aspetti più nascosti dell’isola. Dai villaggi più remoti, alle miniere di Ilakaka, dove la violazione del paesaggio e delle persone non si ferma di fronte alla speculazione degli zaffiri. Un viaggio nelle carceri, dove 27.000 detenuti vivono e muoiono, nel silenzio dei dimenticati».

Siccità e carestia, sui media i baobab-cisterna di Ampotaka

Nel 2006 destò molto interesse una scoperta avvenuta nel villaggio di Ampotaka: Altopiano di Mahafaly, Sud-Ovest del Madagascar. Ebbene si osservò che gli abitanti scavavano il tronco dei baobab, per farne una riserva naturale per acqua piovana. Un pratica per far fronte alla siccità, che esiste ancor oggi, non danneggia gli alberi, e – secondo gli antropologi – iniziò circa un secolo fa. Inevitabile che, in questi tempi di carestia, i media siano tornati a trattarne. Lo fa ad esempio il pezzo «Adattarsi alla siccità: depositi d’acqua dentro i baobab, i video!». Che Samuel Biener ha redatto per il sito “Meteored”.

Eccone l’incipit. «Sicuramente avrai visto serbatoi, cisterne e altre costruzioni che vengono utilizzate per immagazzinare l’acqua. Ma…lo sapevate che molti villaggi africani utilizzano i tronchi dei baobab come serbatoi per l’acqua? Ti spieghiamo tutto nell’articolo. L’altopiano di Mahafaly è un territorio inospitale che si trova nel sud del Madagascar. Il clima è molto rigido, con il sole che picchia per la maggior parte dell’anno, mentre le piogge sono generalmente scarse e irregolari, concentrate nella breve stagione delle piogge. Nulla sembra indicare la presenza di comunità umane in questo altopiano, anche se nei suoi confini troviamo alcuni villaggi che si sono adattati a questo ambiente ostile, sfruttando in modo sorprendente le risorse naturali esistenti».

Gialuma, l’impegno per il Madagascar ai tempi del Covid

Gialuma organizzazione non lucrativa di utilità sociale – associazione con sede a Lanuvio sui Colli Albani – prosegue l’impegno per il Madagascar anche in epoca pandemica. Lo dichiara la cofondatrice Luana Mannocci – originaria di Piombino nel livornese e ora medico di famiglia ad Ariccia nei Castelli romani – in un’intervista rilasciata a Giulia Bertotto, per il portale “Il Mamilio”. Questa organizzazione senza scopo di lucro – nota per l’originale progetto “La Casa dei ragazzi a Fort Dauphin” presso Tolagnaro, ma attiva anche altrove – riprende il nome dalle iniziali dei tre fondatori: oltre alla citata dottoressa, gli imprenditori Gianni Trovalusci e Marcello Gabiati.

Segue l’incipit dell’intervista, dal titolo «Lo spirito solidale dei Castelli Romani in Gia.Lu.Ma Onlus». «Gia.Lu.Ma Onlus è nata 15 anni fa in seguito ad un viaggio di volontariato sanitario in Madagascar. ilmamilio.it intervista oggi la dottoressa Luana Mannocci, medico di famiglia di Lanuvio e dottoressa solidale in Madagascar. Gia.Lu.Ma Onlus rappresenta davvero il valore umano dei Castelli Romani nel mondo. Gia.Lu.Ma Onlus nasce da un viaggio, un viaggio che diventa una missione umanitaria. Dottoressa Mannocci, ci racconta com’è andata? “Io sono medico di famiglia ad Ariccia, mentre Gia.Lu.Ma Onlus è nata 15 anni fa in seguito ad un viaggio di volontariato sanitario che mi ha portata in Madagascar”».

Complotto per uccidere Rajoelina, arrestati anche dei francesi

Il procuratore generale della Corte d’appello ha annunciato l’arresto di «diversi cittadini malgasci e stranieri per aver messo in pericolo la sicurezza dello Stato». Il capo d’accusa è attentato contro la sicurezza dello Stato, in vista di un complotto contro il presidente: i sei arrestati «hanno ideato un piano per eliminare e neutralizzare varie personalità malgasce, tra cui innanzitutto il presidente della Repubblica». Sono poi trapelati i nomi di due imputati “eccellenti”, allievi della prestigiosa École spéciale militaire de Saint-Cyr, in Francia. Uno di loro ha doppia cittadinanza, malgascia e francese: l’imprenditore Paul Maillot Rafanoharana è già noto alla politica malagasy – e alle sue trame più oscure – e di recente ne è stato ventilato il nome come futuro primo ministro.

Ex ufficiale della Gendarmerie francese e istruttore militare, è stato consigliere diplomatico del presidente Andry Rajoelina nel 2011, all’epoca dell’Haute autorité de transition. E le sue dimissioni, secondo la stampa dell’epoca, sono state contrastate. Nell’ottobre 2020 ha accompagnato l’ambasciatore francese Christophe Bouchard – con cui sarebbe in ottimi rapporti – durante la visita all’arcivescovo di Antananarivo. L’altro è Philippe Marc François: ex colonnello delle forze speciali dell’esercito francese, ha guidato un reggimento in Ciad, e ha operato durante i disordini in Costa d’Avorio.

Fake news: Madagascar e vaccini, tirato in ballo anche Ratsiraka

Dopo circa un anno, il Madagascar torna il bersaglio di fake news, bufale e complottisti. Ovviamente, c’entrano il Covid e le vaccinazioni di massa. In sintesi, un meme – divenuto virale in inglese, prima della versione italiana – insinua che la recente morte di quattro presidenti sarebbe dovuta al loro rifiuto dei vaccini; e instilla così il dubbio di una loro uccisione. Le deduzioni appaiono tuttavia illogiche e frutto di malafade. Ad esempio, circa il Madagascar, si fa riferimento alla morte, in marzo, dell’ex capo dello stato Didier “Deba” Ratsiraka. Orbene, non solo l’Amiral rouge (Ammiraglio rosso), 84enne, aveva abbandonato la carica nel 2002; ma è acclarato che il Rusé (Furbo) – al momento del decesso per attacco cardiaco – non fosse positivo al virus.

E inoltre aveva più volte detto di essere favorevole all’impiego dei vaccini, per contrastare la pandemia. Approfondisce il tema, l’articolo dal titolo «Il complotto dei 4 presidenti morti dopo aver rifiutato il vaccino anti Covid: il mistero che non c’è», redatto da Luca Mastinu per il portale “Bufale.net”. Eccone l’incipit. «Un meme dimostrerebbe che la morte di 4 presidenti di altrettanti Paesi, più precisamente Burundi, Tanzania, Madagascar e Haiti, sarebbe correlata al rifiuto del vaccino anti Covid. In poche parole: sarebbero stati uccisi, anche se la semplificazione del meme che ci segnalano non usa questa parola».