Il vescovo di Maintirano (e Mahajanga) ringrazia Avezzano

In seguito all’apertura del Centro medico di Bekopaka – creato in ricordo della giovane Valeria Mella, prematuramente scomparsa – il vescovo della Diocesi di Maintirano, Gustavo Bombin Espino, ha ringraziato l’associazione Africa mission della cattedrale di Avezzano (di Avezzano), che si era fatta carico della raccolta fondi. Giova segnalare che il prelato spagnolo è altresì amministratore apostolico della Diocesi di Mahajanga, la cui sede è infatti tuttora vacante. Per approfondire, rimandiamo al servizio dal titolo «Fondi all’Africa mission della cattedrale di Avezzano, l’emozionante ringraziamento del vescovo di Bekopaka», redatto da Giulia Antenucci, per il portale “Marsicalive”.

Ne segue l’incipit. «Una lettera dall’Africa, dove è stato aperto il dispensario intitolato a Valeria Mella. Avezzano. Un emozionante ringraziamento arriva dal Madagascar per l’Africa Mission di Avezzano. Il vescovo della diocesi di Bekopaka, dove è stato aperto il dispensario intitolato a Valeria Mella, la giovane di Avezzano morta tragicamente sul Velino insieme a Gianmarco Degni, Tonino Durante e Gian Mauro Frabotta, ha scritto una lettera di ringraziamento rivolta all’Africa Mission della cattedrale di Avezzano per i contributi e le donazioni effettuate. Nel giorno del compleanno di Valeria Mella, infatti, le è stato regalato dai suoi amici un suo sogno: un centro sanitario in Madagascar».

Turismo in Madagascar, gli eventi 2021

In vista dell’imminente riapertura del Madagascar al turismo, segnaliamo alcuni eventi che – secondo il portale dell’Office national du tourisme de Madagascar – sono in programma nell’anno in corso. Si tratta di appuntamenti – invero a metà tra escursione e sport estremo – divenuti col tempo una tradizione nazionale. Si tratta della 14° edizione del Raid de l’Isalo (il 17 luglio), della 20° edizione del Malagasy vtt raid, (da Vangaindrano a Tolagnaro in sei tappe ciclistiche, dal 16 al 27 ottobre), nonché della nona edizione del Nosy Be trail (l’11 dicembre). Ed anche le riviste di settore sono tornate a parlare dell’Isola rossa, come dimostra un recente servizio – dal titolo «Madagascar: 5 motivi per organizzare un viaggio sull’isola» – pubblicato sul magazine online “Viaggiamo”.

Ne segue l’incipit. «L’isola del Madagascar è una delle maggiori destinazioni turistiche: 5 motivi per cui non perdere l’occasione di organizzare un viaggio. Il Madagascar non è probabilmente il primo posto a cui la maggior parte delle persone pensa quando si tratta di pianificare le vacanze, ma nonostante il paese sia uno dei luoghi più remoti da visitare, ci sono così tanti motivi per visitare il Madagascar (o almeno per pensarci quando si pianificano le vacanze) ed ecco solo alcuni di questi motivi. Madagascar: 5 motivi per visitarlo. 1.) Le spiagge. Mare cristallino, spiagge bianche e sabbiose».

Fête de l’Indépendance, festa delle infrastrutture

Le celebrazioni per il 61° anniversario dell’Indipendenza del Madagascar – che quest’anno sono state limitate ben poco dalla pandemia – hanno avuto come filo conduttore il rinnovamento infrastrutturale. Nuovi stadi, strade, scuole, ospedali, e addirittura città, sono all’orizzonte, e la Festa nazionale era lì per cerebrarli. Tra le strade, la più recente inaugurazione, riguarda la denominata Rocade d’Iarivo: la Tangenziale Est della Capitale, che collega più strade nazionali, e alleggerisce il traffico nel centro cittadino, consentendo di evitare gli ingorghi di Analakely. Procedono poi spediti i lavori sulla Route nationale 44, che collega Moramanga a Ambatondrazaka.

Tuttavia il simbolo del nuovo corso è lo Stadio Barea – inaugurato, ma non del tutto terminato – che ha ospitato la parata militare. Secondo gli esperti, è una meraviglia di tecnologia e creatività, e col suo aspetto di modernità, sarà la nuova attrazione di Tana. Un complesso che si aggiunge allo Stadio Manarapenitra – presso Mahitsy (Analamanga) – anch’esso da poco inaugurato. E se l’Accademia delle arti e della cultura di Ambohitsorohitra sta per essere ultimata, i media si sono soprattutto occupati dell’inaugurazione dei lavori per una nuova città: Tanamasoandro sorgerà nell’area di Tsimahabeomby Imerintsiatosika.

Va segnalato poi il progetto che amplia la Centrale solare d’Ambatolampy, sulle rive dell’Onive.

Reportage carestia e suole da mangiare, fake del Premio Pulitzer?

Scontro mediatico in Madagascar. Giorni fa la giornalista Gaëlle Borgia – corrispondente tra l’altro per “France 24”, e Premio Pulitzer 2020 (col collega Michael Schwirtz) per un reportage sul “New York Times” – ha pubblicato un video dalla aree colpite dalla carestia. Ed ha attaccato il presidente Andry Rajoelina, ricordando che molti abitanti del Sud sono costretti a «mangiare le suole dei sandali di cuoio di zebù perché muoiono di fame». Il governatore della Regione Androy, Lahimaro Tsimandilatse Soja, è passato al contrattacco: oltre a segnalare un divieto culturale che impedirebbe di alimentarsi in tal modo, ha dichiarato che si tratta solo di una menzogna – di una fake news offensiva per i popoli del Sud – e che Borgia mente per poter apparire sui media.

«Deplorevole constatare che per esistere pubblicamente», ha tuonato il governatore, «questa giornalista distorca la realtà». Invero lo stesso rappresentante locale del World food programme ha detto di non essere a conoscenza di un consumo alimentare di cuoio. Borgia è tuttavia tornata all’offensiva con un nuovo video; ove, va da sé, si mostrano abitanti del Sud che – a favore di telecamera – masticano pelli di zebù. Va però aggiunto che sul web varie video testimonianze accuserebbero Borgia, da tempo avversaria di Rajoelina: vi si denuncia l’offerta di denaro ad alcuni abitanti, in cambio della conferma alle sue parole.

Carestia, il grido di allarme del Pam

Un fotoreportage dal Distretto di Ambovombe, nella Regione Androy – pubblicato di recente su Facebook – ha scioccato il Madagascar intero: le immagini mostrano gli effetti più drammatici della carestia o kere, e persone che – per mangiare – sono costrette a bollire scarti di pelli, raccolti dai calzolai. Il Governo ha comunque reagito, ricordando che la Cellule de prévention et de gestion des urgences ha appena distribuito derrate alimentari nelle aree di Amboasary Sud e Ambovombe, mentre nei Distretti di Amboasary e Ambovombe, procede spedita la costruzione dei Centres de réhabilitation nutritionnelle et médicale.

In questo scenario, si è fatta vive pure la comunità internazionale, e il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (Pam), David Beasley, ha rammentato come la carestia stia funestando ben quattro Paesi: oltre al Madagascar, il Sud Sudan, lo Yemen e l’Etiopia. Per appofondire, rimandiamo all’articolo «Cooperazione: direttore Pam, carestia già presente in Etiopia, Madagascar, Sud Sudan e Yemen», pubblicato dalla testata “Agenzia Nova”. Ne segue l’incipit. «La carestia già presente in quattro Paesi – Etiopia, Madagascar, Sud Sudan e Yemen – potrebbe diventare una realtà per milioni di persone in tutto il mondo in assenza di finanziamenti urgenti per scongiurare una catastrofe e dell’accesso alle famiglie tagliate fuori dagli aiuti a causa dei conflitti».

Titolo verde, la riforma agraria al gusto di agribusiness

Ha preso il via, in Madagascar, il progetto governativo «Titolo verde»: una sorta di riforma agraria, che fa propri elementi di agribusiness e sviluppo capitalistico del settore. In sintesi, vengono concessi terreni demaniali – in genere di un ettaro a testa – a giovani imprenditori rurali (agricoltori e allevatori). I quali, dopo cinque anni di attività, otterranno gratis il trasferimento del fondo. L’iniziativa dovrebbe coinvolgere 22mila beneficiari, secondo lo schema di mille Titoli verdi per Regione. Gli assegnatari hanno diritto anche a formazione, alloggi, nonché a un prestito triennale di novemila euro. E fruiranno della consulenza imprenditoriale di un Centre agribusiness dedicato, che sarà ospitato presso un prestigioso centro di ricerca e sviluppo rurale: il Fifamanor – Fiompiana fambolena malagasy norvéziana.

Di tutto ciò, tratta il pezzo «Madagascar: Il governo presenta sei progetti agricoli per il sud del paese», apparso sul sito “Africa e Affari”. Eccone l’incipit. «Raggiungere l’autosufficienza alimentare nel Sud del Madagascar: questo l’obiettivo dei progetti agricoli presentati dal ministro dell’Agricoltura, dell’Allevamento e della Pesca, Lucien Ranarivelo, che ha precisato che l’iniziativa contribuirà al reinserimento socioeconomico delle famiglie vulnerabili nella regione attraverso l’attribuzione di terreni destinati all’agricoltura e all’allevamento».

Rajoelina vaccinato? Dura smentita

In Madagascar, giorni fa, è corsa voce che il presidente Andry Rajoelina si fosse vaccinato. Avrebbe ottenuto una dose di Covishield, per poter entrare agevolmente in Unione europea – e da lì in Svizzera – al fine assistere a una cerimonia religiosa. Ebbene Lalatiana Rakotondrazafy Andriatongarivo – portavoce del Governo oltreché titolare del Ministero della Comunicazione e della cultura – è tempestivamente intervenuta per smentire le voci e il presunto “misfatto”. Nel corso del suo programma settimanale “Tsy ho tompon-trano mihono”, ha dichiarato che «il presidente della repubblica non è stato vaccinato di nascosto» per poter viaggiare all’estero, ed assistere alla cresima della sua unica figlia.

Al contrario per entrare in Svizzera – ove vivono moglie e figli – il capo dello stato avrebbe presentato il risultato negativo di un tampone: un test effettuato il 15 giugno, il cui esito è stato comunicato solo poche ore dopo. La ministra ha quindi fatto ritrasmettere il noto servizio di Televiziona malagasy, in cui Rajoelina dichiara «di non essere stato vaccinato e di non pensare a farsi vaccinare». Ove esalta il noto rimedio a base di artemisia, dicendo «di essere stato trattato con quello, di proteggermi e di proteggere la mia famiglia con quello, e voglio proteggere i malgasci con quello». E’ stata tagliata solo la parte ove dichiara di voler «vaccinare prima gli oppositori».

Caso Covishield, il Madagascar non ci sta – 2

(Prosegue). Segue l’incipit del comunicato. «L’European medicines agency (Ema) è un organismo indipendente responsabile della valutazione scientifica dei prodotti farmaceutici. Le sue valutazioni servono come base – per la Commissione europea – per concedere autorizzazioni all’immissione in commercio in tutti gli Stati membri dell’Unione europea. A febbraio, l’Oms ha pre-autorizzato il vaccino Covishield, che ha permesso a Covax di distribuirlo in diversi Paesi del mondo. Ciò è stato fatto attraverso una procedura dell’Oms che ha tenuto conto di rigorosi criteri di sicurezza, efficacia e qualità. Covishield è anche uno dei quattro vaccini scelti dal Madagascar il 19 aprile – su proposta dell’Académie nationale de médecine de Madagascar – per combattere la diffusione della pandemia. L’Unione europea ritiene che, con una pandemia in rapida insorgenza, nessuno di noi sia al sicuro finché non lo siamo tutti. Per combattere efficacemente la pandemia, è importante che tutte le persone abbiano l’opportunità di essere vaccinate».

Intanto in Madagascar è finita la prima fase della campagna vaccinale: sono state somministrate oltre 186mila dosi Covishield, ovvero il 74,5% delle 250mila ricevute nell’ambito del programma Covax. Le altre fiale, ormai scadute, saranno distrutte. Ne arriveranno di nuove tra circa due mesi, e saranno somministrate tra otto e 12 settimane dalla prima dose.

Caso Covishield, il Madagascar non ci sta

Ancora polemiche in Madagascar, per la decisione dell’Unione europea di non riconoscere il vaccino anti Covid, denominato Covishield: il Vaccino anti Covid-19 Astrazeneca, prodotto in India, che sinora è l’unico a esser stato inoculato agli autoctoni. La parallela campagna per gli stranieri usa infatti Janssen. In particolare, ai malgasci non va giù la preclusione rispetto alla Certificazione verde Covid-19, che rende più semplice viaggiare nell’area Schengen. La posizione europea discende dal diniego dell’European medicines agency (Ema). La quale segnala che nel dossier inviatole dal gruppo anglo-svedese, manca ogni riferimento al sito produttivo asiatico.

Il ministro della Sanità pubblica Jean Louis Rakotovao si è detto sconcertato, e ha chiesto ironicamente cosa facessero i rappresentanti europei nel Paese, in occasione della cerimonia di ricevimento delle prime dosi. (Quelle legate all’iniziativa Covax, mirata a distribuire dosi nei Paesi in via di sviluppo, ndr). Si è quindi rivolto all’Organizzazione mondiale della sanità, per avere delle spiegazioni. La risposta della Delegazione dell’Unione europea in loco, non si è fatta attendere. Vi si rimarca che il diniego è indipendente rispetto all’iniziativa Covax – ma è conseguenza delle raccomandazioni dell’Ema – e che i partecipanti a detto meccanismo decidono in modo indipendente i prodotti da distribuire.

(Continua).

Vaccini, il Madagascar alle prese con la beffa Covishield

Sconcerto e delusione in Madagascar: l’unico vaccino anti Covid sinora somministrato agli autoctoni – Covishield, versione indiana di Astrazeneca – non consente di ottenere il Green pass europeo, e viaggiare nell’Unione. Lo conferma l’Ambasciata di Francia. Nonostante secondo ogni fonte si tratti del medesimo prodotto rispetto a Vaxzevria – e cambi solo il nome commerciale – manca però l’avallo formale dell’European medicines agency. Ora le Autorità si muovono sul piano internazionale, per risolvere un intoppo che sa di beffa. Il tema è affrontato anche dal portale “Africa Express”, col pezzo dal titolo «Vaccini e brevetti: in Madagascar scoppia la guerra tra le multinazionali del farmaco».

Ove s’insinua che il diniego sia legato alla resistenza dell’Unione, contro le diffuse pressioni per la sospensione dei brevetti farmaceutici. Ne segue l’incipit. «Una provy war, una guerra per procura, sembra essere scoppiata in Madagascar tra le grandi multinazionali del farmaco. Nell’isola, dove si è appena conclusa la prima campagna di vaccinazioni anti-covid, ieri è stato annunciato che 135 mila dosi, delle 250 mila ottenute, sono state inoculate. Il vaccino utilizzato si chiama Covishield, ha la stessa formula di AstraZeneca (AZ), ma viene prodotto in India dalla Serum Institute of India (SII), una fabbrica che ha una stretta collaborazione con la società farmaceutica anglo-svedese».