Mortalità materna in Madagascar, otto vittime al giorno

In Madagascar, il tasso di mortalità materna dipinge una realtà drammatica: ben otto donne, secondo un documento dell’United nations children’s fund (Unicef), muoiono ogni giorno come conseguenza di gravidanza o parto. Le vittime, in un anno, raggiungono cioè la cifra monstre di circa 2.900. E un’alta percentuale di decessi riguarda giovanissime ragazze, considerati gli elevati indici delle gravidanze precoci. Secondo poi l’Organizzazione mondiale della sanità, le complicanze alla base di queste tragedie sarebbero in linea generale prevenibili. Tutti dati che quest’anno hanno colpito molto l’opinione pubblica, ancora sotto choc per la morte, per parto, della giovane e famosa cantante, Taa-Tense.

Circa il Paese insulare, il documento Unicef riporta che «una delle strategie per ridurre questa mortalità è migliorare la disponibilità, l’accessibilità, la qualità e la fruizione di servizi che permettano il trattamento delle complicanze che possono insorgere durante la gravidanza e il parto. Tutti questi servizi sono noti con il nome generico di Soins obstétricaux et néonatals d’urgence (Sonu). Dal 2016, c’è stato un aumento significativo delle strutture sanitarie Sonu funzionali, passando dal sette per cento nel 2010 al 26 nel 2017».  Si aggiunge che in alcune parti del Paese, come il Sud-Ovest, «il 48 per cento delle ragazze tra i 15 e i 19 anni ha già partorito almeno un figlio».

L’Aquila, un’iniziativa verso le banlieu di Tana

Il Rotary club L’Aquila ha portato a termine con successo un progetto umanitario sanitario, rivolto alle popolazioni dei sobborghi più degradati di Antananarivo. Si è provveduto all’approvvigionamento di due ambulatori-dispensari gestiti dalle suore Piccole sorelle del Vangelo, se ne è migliorata l’attrezzatura medica, e sono state anche organizzate campagne di sensibilizzazione e prevenzione. Approfondisce il tema, l’articolo «Dal Rotary farmaci e materiale sanitario in Madagascar», pubblicato sull’edizione online del quotidiano “Il Centro”. Eccone l’incipit.

«Concluso il progetto umanitario in ambito sanitario in Madagascar del Rotary Club L’Aquila. Guidato dalla presidente Marisa D’Andrea, il club aquilano in qualità di capofila dell’iniziativa ha portato a termine l’intervento di sostegno in zone particolarmente povere del Paese africano. È stato assicurato l’approvvigionamento per un anno di farmaci di prima necessità e materiali sanitari, sensibilizzando la popolazione a instaurare un meccanismo di sostenibilità destinato a garantire la prosecuzione delle attività nel tempo. Con un’età media della popolazione locale intorno ai 33 anni, alta è la percentuale di donne in gravidanza, per cui il progetto ha cercato di migliorare l’attrezzatura di base di due ambulatori, mediante la fornitura di un ecografo portatile con relative sonde e di un lettino da visita ambulatoriale».

«Parco giochi di Sofia», ecco il rendering

L’Associazione Danke organizzazione non lucrativa di utilità sociale ha diffuso, sul proprio profilo Facebook, il rendering (nella foto in alto) del futuro «Parco giochi di Sofia» (o Giardino di Sofia), che sorgerà nella Capitale del Madagascar. Come scritto in precedenza, si tratta di un progetto in memoria della giovane toscana Sofia Giovannetti, deceduta lo scorso dicembre in un incidente stradale. Segnaliamo che, in Madagascar, l’Associazione Danke onlus sostiene vari progetti, in sinergia con le Piccole suore missionarie della carità di don Orione. Anche il portale “OK!Mugello”, con l’articolo «Ecco come sarà il Parco di Sofia in Madagascar. Con Dankie Onlus», fa il punto sui progressi di quest’iniziativa.

Ne segue l’incipit. «Per non dimenticare la giovane Sofia. Tutti i nostri lettori conoscono bene la storia di Sofia Giovannetti, troppo presto deceduta in un tremendo incidente stradale la sera dello scorso 23 dicembre, mentre da Scarperia tornava a San Piero (qui uno dei nostri articoli). In sua memoria l’associazione Dankie Onlus (nella quale è impegnato anche il papà di Sofia) ha subito lanciato l’idea di una raccolta fondi per costruire un parco giochi in Africa (questo era infatti un desiderio di Sofia). E nei giorni scorsi l’associazione ha diffuso questi rendering: ecco come sarà il Parco di Sofia. Uno spazio gioco per i bambini della città del Madagascar».

Covid, gli ultimi aggiornamenti

La pandemia continua a fustigare Analamanga, mentre altrove i nuovi positivi sono in sensibile calo. La giornata del 25 aprile fa registrare sei decessi e 299 contagi. Di questi, 210 sono apparsi appunto in Analamanga – la Regione che ospita Antananarivo – e 133 nella Capitale stessa. Le cronache riportano che le Forze dell’ordine di Tana, durante il fine settimana, sono giunte sino all’impiego di lacrimogeni, per imporre il rispetto del coprifuoco. La locale Polizia nazionale ha aggiunto di aver arrestato ben 332 persone – che saranno sottoposte a “corsi” sulle misure anti-contagio – tutte sorprese fuori dalle abitazioni senza un valido motivo: «Alcuni si sono riuniti per discutere, altri sono usciti per la curiosità di vedere com’era il confinamento, ci sono anche quelli che stavano flirtando o giocando a domino fuori».

Altri sono stati arrestati per aver creato assembramenti organizzando combattimenti di galli, oppure per aver giocato a pallone o bocce per strada. Frattanto il Madagascar intero – e non solo Diego Suarez – piangono la morte per coronavirus del medico militare Jean Christian Rabe, responsabile del Centre de traitement de la Covid-19 in Antsiranana. Il Ministero della Difesa nazionale ha dichiarato che il 44enne militare faceva «parte del team medico durante la cura dei pazienti con Covid-19 e si è dedicato anima e corpo alla lotta contro questa malattia».

Madagascar alle prese con l’epidemia di Febbre della Rift valley

Non bastassero gli altri flagelli, nelle ultime settimane il Madagascar – soprattutto la Regione Vatovavy-Fitovinany, ma anche Diana e Atsimo-Andrefana – deve fare i conti con un’epidemia di Febbre della Rift Valley: una malattia infettiva – definita non contagiosa, poiché non si trasmette da uomo a uomo – che colpisce soprattutto bovini e ovini, ma può infettare anche gli esseri umani. Tecnicamente, si tratta di una febbre emorragica virale acuta. Molto colpita è l’area di Mananjary, e gli allevatori locali riferiscono che muoiono svariati zebù ogni giorno, e che dall’inizio dell’epidemia, alla fine di marzo, sono stati perduti circa 500 capi.

Risultano colpiti anche allevamenti di ovini, e sono stati segnalati aborti di molte pecore. Le Autorità sanitarie hanno sensibilizzato gli allevatori affinché separino le mandrie malate dalle sane, e evitino lo spostamento dei capi infetti. La malattia non ha risparmiato Manakara – sempre in Vatovavy-Fitovinany – ove sono stati identificati di recente venti casi sospetti, tra i bovini. Dall’inizio dell’epidemia nel Paese, oltre 800 animali sono stati colpiti. A Mananjary si parla poi di cinque decessi umani sospetti: risulta che le vittime abbiano mangiato carne, e avvertito dolori alla testa e all’addome, prima della morte.

Viene segnalato che il contagio umano è molto probabile, nel caso di consumo di carne cruda o latte infetti.

Sud Madagascar, la siccità più grave dal 1981

La siccità che ha flagellato il Sud del Madagascar tra novembre e gennaio scorsi, è stata la più grave dal 1981. Secondo l’ultimo comunicato dell’Ocha (Office for the Coordination of humanitarian affairs – Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari) a esser colpito dal fenomeno è stato un milione e mezzo di persone. Nulla di buono, infine, promettono i raccolti di questo aprile. Approfondisce i contorni di questa crisi umanitaria, un servizio della testata “Africa rivista”, dal titolo «Madagascar: siccità allarmante nel Grande Sud». Eccone l’incipit.

«In Madagascar, da novembre a gennaio, la regione del Grande Sud è stata colpita dalla più grave siccità dal 1981. Secondo l’ultimo bollettino dell’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari e delle Nazioni Unite (Ocha) circa 1,5 milioni di persone, la metà della popolazione di questa zona del Paese, hanno bisogno di assistenza alimentare di emergenza. Gli scarsi raccolti degli ultimi tre anni e la quasi assenza di precipitazioni da novembre a gennaio, il periodo in cui si semina, hanno fatto sprofondare le popolazioni agro-pastorali dell’estremo sud in una persistente crisi alimentare. La valutazione condotta, tra gli altri, dal Programma alimentare mondiale (Wfp) e dal Ministero dell’agricoltura malgascio, evidenzia il 60% di perdite di raccolto per questo aprile rispetto alla media degli ultimi cinque anni».

Atsimo-Andrefana, il punto dei Salesiani di Ankililoake

Segnaliamo oggi il bel servizio che l’”Agenzia Fides” dedica all’attività dei Salesiani presso Ankililoake, nella Regione Atsimo-Andrefana: area sud-occidentale del Madagascar. Una realtà cui, nel 2011, fu dedicato il documentario “La missione della brousse”. L’articolo, dal titolo «Africa/Madagascar – Istruzione ed evangelizzazione: la presenza missionaria nel Sudovest del paese», descrive i problemi tanto sociali quanto ambientali, che la popolazione locale è costretta ad affrontare. Eccone l’incipit.

«Ad Ankililoaka, nella zona sud occidentale del Madagascar, la missione dei Salesiani rappresenta per la popolazione locale, poverissima, un importante punto di riferimento. Attualmente 4 religiosi di Don Bosco si occupano di offrire loro accoglienza, assistenza medica, istruzione, ma soprattutto aiuto e speranza. Uno di loro, don Giovanni Corselli, missionario nel Paese da quasi 40 anni, racconta all’Agenzia Fides come è cambiata la sua vita quando, a settembre del 2019, è arrivato nel distretto missionario di Ankililoaka, proprio dove aveva iniziato l’opera salesiana con l’attuale Vescovo di Moramanga, Mons. Rosario Vella, nel lontano settembre 1981. “Dopo essere stato sempre in piccoli villaggi, sul campo di lavoro – scrive don Corselli a Fides – a 76 anni, i superiori mi hanno nominato direttore qui ad Ankililoaka. Per noi è importante essere accanto alla gente, sempre».

Avezzano – Bekopaka, è nato il Centro sanitario Valeria Mella

La tragedia, il 24 gennaio: sul Monte Velino una valanga uccide quattro escursionisti. Tra questi, la 25enne originaria di Cassino, Valeria Mella, che aveva confidato di voler recarsi in Africa per un progetto di cooperazione, e di voler informarsi, in Avezzano, presso la sede dell’Associazione Africa mission cattedrale di Avezzano. «Voleva andare in Africa ad aiutare i bambini in difficoltà, soprattutto dopo aver conseguito la laurea in fisioterapia lo scorso autunno», raccontano gli Amici di Valeria. E ne hanno realizzato il sogno: attraverso la suddetta associazione è stato creato, nella cittadina di Bekopaka, un Centro medico che ne porterà il nome.

Lo gestiranno le Suore del sacro cuore di Gesù di Ragusa, che in questo Comune della Regione Melaky – ovest del Madagascar – gestiscono una missione comprensiva di un istituto scolastico. Il villaggio è noto per essere porta d’entrata del Parco nazionale Tsingy di Bemaraha: un suggestivo altopiano calcareo, su cui spiccano speroni rocciosi a forma di guglia. Per approfondire, rimandiamo al pezzo «Un centro sanitario in Africa, si avvera il sogno di Valeria Mella», pubblicato sul quotidiano “Il Centro”. Eccone l’incipit. «Oggi l’escursionista morta sul monte Velino avrebbe compiuto 26 anni, in Madagascar si inaugura la struttura che porta il suo nome. Oggi, nel giorno del suo 26° compleanno, Valeria Mella coronerà il suo sogno».

Rimedi tradizionali e Covid, un nuovo tentativo in Madagascar

L’iniziativa legata al farmaco all’artemisia non è bastata. In quanto a rimedi tradizionali, vegetali e biologici contro il covid, il Madagascar – questa volta un singolo professionista, e non lo Stato – ci prova ancora. Il prodotto di cui si parla in queste ore è denominato Ed 1, ed è stato scoperto da Edmond Rakotomalala: un professionista originario di Fandriana, e per nulla noto al grande pubblico. Il presunto farmaco fitoterapico – sinora privo delle autorizzazioni necessarie, ma commercializzato in via informale – avrebbe solo proprietà preventive, oltre alla capacità di alleviare i disturbi respiratori. Esistono però anche altre versioni, e quella che si presume curativa è l’Ed 4.

Il prodotto si è inizialmente affermato sui social network, grazie alle testimonianze di vari pazienti. E’ poi iniziata la corsa ad accaparrarselo: i prezzi sono balzati dai 5mila ariary, sino ai 30mila nel mercato illegale del web. Il Ministero della Sanità pubblica ha inizialmente cercato di arrestare il vortice, rimarcando come il prodotto fosse privo di autorizzazioni. Di fronte però all’ondata di entusiasmo, è intervenuto lo stesso presidente Andry Rajoelina, per annunciarne la sperimentazione: «Le osservazioni cliniche saranno accelerate. Verranno condotti studi clinici anche nei centri di trattamento del coronavirus, così come negli ospedali che curano i pazienti affetti da coronavirus».

Ultime sul Covid, tra lockdown in Analamanga e i quattro vaccini

Tra le ultime notizie sul covid provenienti dal Madagascar, spicca quella sulla prenotazione dei vaccini. Consultata l’Académie nationale de médecine de Madagascar, le Autorità statali hanno optato per Astra Zeneca – quello prodotto in India col nome di Covishield – quindi Pfizer, il cinese Sinopharm (quello usato in Ungheria), e Johnson & Johnson. Va poi segnalato l’intervento alla Nazione del presidente Andry Rajoelina, ove – tra gli altri provvedimenti – si annuncia il lockdown in Analamanga nei fine settimana, oltre al coprifuoco in sei Regioni. Il discorso è stato riportato, tradotto in italiano, da un comunicato del Consolato onorario d’Italia ad Antananarivo.

Ne segue l’incipit. «Buongiorno, di seguito la traduzione del discorso del Presidente alla Nazione in diretta sulle tv nazionali: “Nella quarta settimana di emergenza covid-19 della  seconda ondata, la malattia sta ancora seminando il caos, specialmente nella regione di Analamanga, dove sono state registrate 9896 nuove infezioni da coronavirus e 194 persone sono morte a causa della malattia in un mese.  Ospedali e centri di trattamento covid sono al collasso. A parte i nuovi Ctc-19 e gli hotel ospedale che sono stati aperti questa settimana altri due hotel-ospedale saranno disponibili per i malati covid dalla prossima settimana, Motel Anosy ex Hotel Agip e Hotel Panorama (tutti in centro città a Antananarivo)”».