Ligursystem, iniziativa per il Madagascar

Il portale d’informazione “Liguria notizie” dà ampio risalto a un’iniziativa per il Madagascar, che porta la firma di Fabio Chimento, patron di Ligursystem. Ricordiamo che l’azienda – che opera nel campo delle soluzioni integrate di design per la progettazione di uffici e abitazioni – si è di recente occupata dell’interior design dello stadio Luigi Ferraris “Marassi” di Genova. Segue l’articolo suaccennato, dal titolo «L’imprenditore Fabio Chimento dona abbigliamento in Senegal e Madagascar».

«Ancora una volta in questa situazione di crisi e di disagio, l’imprenditore genovese Fabio Chimento, titolare, fra l’altro di LigurSystem, si è dato da fare per i più bisognosi facendo dono di 236 nuovi capi di abbigliamento per giovanissimi. Precedentemente Chimento aveva acquistato da una ditta inglese 8.000 mascherine che ha inviato agli ospedali della nostra città quando ne erano sprovvisti. Oggi Chimento ha deciso di aprire un nuovo capitolo della sua vita annunciando il suo futuro in politica. Gli italiani del resto, in questo momento storico, necessitano di persone come lui, propense al lavoro e al sacrificio, e con un occhio di riguardo ai bisognosi. I capi di abbigliamento donati sono stati ritirati da Genovasolidale che li invierà all’Associazione ”And dolèl sunu gokh ledk” di casa Mas in Senegal, alla ONG Next Onlus in Madagascar, tramite ANPI “Teresa Mattei” a Ventimiglia».

Alpitour vuole il «modello Canarie» anche per il Madagascar

Il tour operator Alpitour dal 27 marzo offrirà viaggi «Covid-tested» per le Canarie: si agevoleranno i viaggiatori per il primo tampone – con lo sconto di 50 euro sul costo del viaggio – e ci si farà carico del secondo. Il test va fatto prima di rientrare – è obbligatorio per chi torna in Italia dalla Spagna – e si potrà effettuare direttamente nei propri resort. Per il caso di positività prima di partenza o rientro, nel pacchetto Alpitour sarà possibile inserire – accanto alle assicurazioni integrative – la polizza facoltativa Top booking Covid. Ebbene, l’azienda vuole esportare questo schema – ribattezzato «modello Canarie» – anche a altre mete extraeuropee, tra cui il Madagascar.

(Il primo volo, per l’Isola di Nosy Be, è previsto già il 5 aprile, ndr). Approfondisce il tema, l’articolo “Come ripartono le vacanze: viaggi «Covid-tested», corridoio turistico e passaporto sanitario”, redatto da Fabiana Salsi per “Vanity fair”. Eccone l’incipit. “Alpitour lancia il «modello Canarie» con pacchetti che prevedono anche tamponi alla partenza e all’arrivo: ecco come funziona, e le novità per tornare a viaggiare. La strada della ripartenza passa dai viaggi Covid-tested: l’ultima novità arriva da Alpitour che dal 27 marzo riprende i tour verso Tenerife e Fuerteventura, alle Canarie, con pacchetti vacanza che prevedono tamponi da effettuare prima della partenza e prima del rientro”.

Isole Sparse, gli estenuanti negoziati verso la ripresa

«Le discussioni sono iniziate due anni fa, ma sono state interrotte a causa della diffusione del covid-19. L’auspicio dei due presidenti è di riprenderle rapidamente, in modo che i due Paesi amici possano trovare soluzioni comuni relative alla gestione di queste Isole Sparse. L’importante è avere un dialogo tra le due parti, poiché ci sono certamente argomenti sui quali siamo d’accordo, ma ci sono anche argomenti di disaccordo. Ci auguriamo che, tenuto conto dell’evoluzione della pandemia, queste trattative riprendano al più presto». Sono le parole pronunciate, giorni fa, dall’ambasciatore francese in Madagascar, Christophe Bouchard, in seguito alla visita di cortesia al presidente del Senato locale, Herimanana Razafimahefa.

In sostanza, il diplomatico – prima di rimarcare quanto il Senato sia importante per la stabilità del Paese – ha lasciato trapelare l’esistenza di una comune volontà di accelerare il negoziato sulla sovranità delle Isole Sparse. Da parte sua, Razafimahefa ha ribadito che il Madagascar – che rivendica i territori – è pronto a cooperare con la Francia su buone basi, e ha espresso gratitudine al Paese europeo per l’assistenza finanziaria volta al contrasto della pandemia. Risulta poi che le due parti avrebbero discusso di progetti di cooperazione, volti a favorire lo scambio di esperienze tra i rispettivi Parlamenti. In primis, nel campo del decentramento.

Dahalo choc, famiglia di nove persone bruciata viva

Il Madagascar è sotto choc per il massacro compiuto dai predoni cosiddetti dahalo – nella notte di domenica – nel Comune rurale di Mahasoa Est. Siamo in un’area poco popolata del Distretto di Betroka, parte della Regione meridionale di Anosy. Ebbene i malviventi hanno bruciato viva un’intera famiglia – di età compresa tra i tre e i 25 anni – colpevole solo di essersi barricata in casa per difendersi dall’imminente razzia. Secondo le cronache locali, sono giunti nel villaggio cinque dahalo, armati con fucili da caccia. Sconvolti dal terrore, gli abitanti si sono chiusi in casa; compresa la sventurata famiglia, che sarà presa di mira.

Le vittime, memori degli attacchi degli ultimi anni, hanno fatto in tempo a nascondere in casa anche il bestiame, zebù e pecore: una cautela che forse è stata fatale. «Dal momento che i dahalo non sono riusciti a portar via il bestiame, hanno dato fuoco alla casa. Hanno chiuso la porta dall’esterno», ha detto un testimone. La drammatica scena è durata diversi minuti, durante i quali la famiglia è stata arsa viva: i nove corpi erano quasi irriconoscibili. Dopo il crollo delle mura, due buoi sono sfuggiti al fuoco, e immediatamente depredati. La caccia all’uomo da parte della Gendarmerie, è già iniziata. Dell’insicurezza nell’area di Betroka si era parlato anche giorni fa, dopo gli spari contro un veicolo che trasportava la salma di un britannico.

Focolai di tensione in Madagascar, muore uno studente – 2

(Prosegue). «Condanniamo fermamente ogni forma di violenza e di distruzione di proprietà, nel corso di una manifestazione cittadina», ma anche «l’impiego di munizioni vere, che ha provocato la morte di una persona, e ha di conseguenza innescato ulteriori tensioni». Il comunicato di Liberty 32 prosegue: «Lo Stato ha il dovere di proteggere i cittadini, secondo l’articolo 8 della Costituzione della Repubblica del Madagascar. Chiediamo alle Forze armate di adempiere al loro ruolo di difensori dei cittadini, e dei loro beni. Chiediamo a tutti i responsabili a livello statale di promuovere la libertà di espressione, senza intimidire o reprimere; per dimostrare la volontà di dialogare con i cittadini, durante la ricerca di soluzioni alle loro rivendicazioni».

Compone il quadro a tinte fosche, anche la riluttanza con cui le Autorità concedono all’opposizione gli spazi per le loro manifestazioni. Non solo nello scorso fine settimana, per evitare cortei non autorizzati, il centro della Capitale è stato trasformato in una «zona zossa»; ma i militanti riconoscibili dell’opposizione, presenti in città, venivano controllati in modo meticoloso e strumentale dalla Polizia. Mentre ai gruppi del movimento mediatico e politico Miara-manonja – o del partito Tiako i Madagasikara guidato dall’ex presidente Marc Ravalomanana – s’impediva, con buona pace dei diritti individiali, l’entrata a Tana.

Focolai di tensione in Madagascar, muore uno studente

Si moltiplicano in Madagascar i focolai di tensione, che nascono da crisi politiche ed economiche. La vicenda più grave, giorni fa a Tamatave: un allievo della locale Université de Toamasina è stato ucciso durante una manifestazione studentesca. Motivo scatenante delle proteste, la decisione dell’ateneo di richiedere gli arretrati delle borse di studio, e di altre tasse. Eventi analoghi, del resto, a quelli che hanno coinvolto gli studenti dell’Ecole supérieure polytechnique d’Antananarivo, presso il campus di Vontovorona. Per il colonnello Josh Rabemanantsoa, ​​tra i responsabili della Gendarmerie di Toamasina, gli agenti avrebbero sparato per difendersi, in quanto attaccati dai manifestanti.

Sarà un’inchiesta ad accertare l’intera dinamica; si sa comunque che il giovane, colpito a una coscia, è deceduto in ospedale per la gravità della ferita. Risultano poi otto arresti tra gli studenti, e cinque feriti: due manifestanti e tre agenti. L’impressione è che le Autorità stiano sulla difensiva: ogni forma di protesta – si tratti di studenti o paramedici – è bollata come un disturbo deliberato, e orchestrato dall’opposizione. Riportiamo a seguire il duro comunicato dell’organizzazione non governativa Liberty 32 – Democracy action lab – Observatoire de la jeunesse, con sede nella Capitale: un’associazione che si occupa di partecipazione civica e politica dei cittadini.

(Continua).

Jirogasy, il suo computer a energia solare sui media mondiali

Nelle ultime settimane, anche i grandi media internazionali hanno parlato di Jirodesk II: un computer alimentato solo a energia solare, e realizzato dalla startup tecnologica interamente malgascia, Jirogasy. Se per i particolari informatici possiamo rimandare al servizio «Madagascar, una startup realizza un computer alimentato al 100% da energia solare», giova qui segnalare l’ottimo percorso di Jirogasy: un’azienda nata nel 2017, che ha saputo conciliare l’innovazione, con l’etica e la tutela dell’ambiente. Segue l’incipit dell’articolo di cui sopra, pubblicato dall’«Agenzia DIRE» («www.dire.it»).

«Il computer, che è stato denominato Jirodesk II, lavora con sistema operativo Windows 10, dispone di 64 gigabyte di memoria e le batterie hanno un’autonomia di cinque ore senza sole. Un computer alimentato completamente a energia solare, tutto “made in Madagascar”, pronto per essere utilizzato nelle scuole e nei centri sanitari delle zone più remote, spesso prive di elettricità. A realizzarlo è stata una startup locale, Jirogasy, fondata quattro anni fa su iniziativa di due fratelli. Il computer, che è stato denominato Jirodesk II, lavora con sistema operativo Windows 10, dispone di 64 gigabyte di memoria e si serve di batterie a energia solare che hanno un’autonomia di cinque ore senza sole. Tra le particolarità c’è l’anima tutta malgascia, come ha spiegato uno degli inventori».

Turismo, il calendario degli operatori per la ripresa dei voli – 2

(Prosegue). Johann Pless, presidente della Federazione degli Albergatori e ristoratori del Madagascar, ha aggiunto che «nell’ottobre 2020, avevamo sperato, con l’apertura dell’aeroporto di Nosy Be ai turisti, che Tana aprisse a novembre, e poi fosse la volta dell’intero territorio nazionale. Sfortunatamente, ciò non è avvenuto. E allo stesso tempo, ci sono fenomeni esterni, come l’aumento dei casi di Covid-19 nei Paesi europei». Pless, proprietario del ristorante Kudeta di Tana, ha specificato che «nel 2020 abbiamo subito circa 3.200 miliardi di ariary di perdite. E si consideri che abbiamo lavorato un po’ a gennaio, febbraio e marzo, anche se eravamo nella stagione bassa, oltre che ciclonica».

«Dobbiamo iniziare a fare marketing, comunicare, organizzarci per i voli… È tutto un lavoro che richiede dai 40 ai 60 giorni. Non è che le persone arriveranno nel giorno stesso in cui apriremo», ha proseguito. E poi «la gente», ha continuato, «deve ricordare che il Madagascar esiste, che abbiamo flora e fauna endemiche…». Ha annunciato quindi che, nel breve termine, si dovrà puntare su «turismo d’affari, Oceano Indiano e mercato africano. E a lungo termine, sui nostri mercati storici. Se poi ci sono mercati emergenti, tanto meglio». Si tenga conto che nel 2019, anno positivo per il turismo nell’Isola, il comparto ha rappresentato oltre il sette per cento del prodotto interno lordo.

Turismo, il calendario degli operatori per la ripresa dei voli

Nelle ultime settimane, le associazioni di categoria che in Madagascar rappresentano gli operatori del settore turistico alberghiero, sono passate all’offensiva. Alle Autorità politiche hanno proposto un preciso cronogramma per la riapertura delle frontiere, e la ripresa dei voli commerciali internazionali. Un calendario che nei giorni scorsi è stato ribadito da Johann Pless, che presiede la combattiva Fédération des Hôteliers et restaurateurs de Madagascar (Fhorm). Rivolgendosi alla stampa, questi ha dichiarato che «abbiamo chiesto l’immediata riapertura delle frontiere per il turismo d’affari. E una ripresa da aprile 2021, per i voli regionali e africani. Mentre, per il resto del mondo, abbiamo indicato il mese di giugno. Vorremmo poter accogliere i cittadini di Paesi africani non troppo colpiti dal Covid, a determinate condizioni: ovvero con un vaccino o un test pcr negativo alla partenza, oltre che all’arrivo, entro 24 ore».

Nell’occasione, il presidente della Federazione degli Albergatori e ristoratori del Madagascar ha ricordato che «adesso il 90% dei 44mila posti di lavoro formali diretti è tecnicamente disoccupato. Tuttavia ne risente anche il 90% del milione e mezzo di posti di lavoro – diretti e indiretti, formali e informali – generati dal settore turistico. Il turismo è stato il primo a risentire della crisi sanitaria e sarà l’ultimo a riprendersi». (Continua).

Recupero plastica in Madagascar, un’idea da Napoli

Dall’Associazione italiana rinnovamento in oculistica – organizzazione non lucrativa di utilità sociale (Airo onlus), un’idea per il riutilizzo della plastica in Madagascar. S’inizia con un progetto pilota – la costruzione di un ambulatorio medico con l’uso di taniche in plastica usate – per giungere poi a fabbricati realizzati in buona parte con plastiche riciclate. Airo, attiva nell’Isola dal 2016, ha costruito una sala operatoria oculistica e un ambulatorio, negli ospedali di Antsiranana e Ambanja. Per approfondire l’iniziativa, rimandiamo al servizio dal titolo «Da Napoli un progetto per il recupero della plastica in Madagascar: parla l’ideatore», redatto da Barbara Fiorillo per il portale “Napoli today”.

Eccone l’incipit. «“Ho pensato a soluzioni per il riutilizzo della plastica partendo dal presupposto di dover dare ad un materiale di scarto un nuovo valore economico”. Valerio Orfeo racconta la sua iniziativa. I Paesi ricchi non sono in grado di smaltire la maggior parte della plastica che producono. Questo per due motivi: perché ne consumano troppa e perchè il riciclo segue un processo lungo, complicato e costoso. Così molti Stati dell’Occidente “sviluppato”, soprattutto nel caso delle plastiche più dure e difficilmente riconvertibili, optano per altre soluzioni: bruciano i rifiuti, con conseguenze devastanti sull’ambiente, o li spostano nei Paesi in via di sviluppo».