Top ten viaggi in treno più belli, c’è anche il Madagascar

Alcune settimane fa, l’autorevole quotidiano britannico “The Guardian” ha selezionato i dieci viaggi in treno più belli del mondo: rectius, le tratte ferroviarie più esotiche e spettacolari. Se il primo posto se lo aggiudica la Ferrovia Circumetnea, che collega Catania a Riposti, va segnalato che nella top ten mondiale appare anche la Ferrovia Fianarantsoa-Côte Est (Fce). La tratta attraversa i 163 chilometri che separano appunto la città di Fianarantsoa, al porto marittimo di Manakara. La linea, oggi consigliata come attrazione turistica, è così descritta dal portale “Meteo.it”: «Sempre lento, ma da tutt’altra parte, è il convoglio che collega Fianarantsoa e Manakara, nel Madagascar. Un itinerario tra stazioni nascoste nella giungla senza tabella oraria né tempistiche predefinite: l’unica certezza sono i 163 chilometri di ferrovia, tutta inaccessibile a qualunque altro mezzo di trasporto e ricavata facendosi spazio tra la vegetazione».

Risale all’epoca coloniale e non è mai stata rinnovata: le rotaie sono del 1889 e provengono dalle acciaierie tedesche Krupp – furono prelevate da una tratta dell’Alsazia – mentre i vagoni sono svizzeri. La sua costruzione è durata dal 1926 al 1936. Ha 18 stazioni, 48 gallerie (la più lunga conta 1.072 metri), 67 ponti, quattro grandi viadotti, e addirittura un aeroporto: quello di Manakara, che attraversa. Il dislivello è di circa 1.200 metri.

Madagascar 2021, un’autostrada e una nuova città

«Lo sto dicendo proprio adesso. Il 2021 sarà l’anno in cui inizieremo la trasformazione della Nazione. I grandi lavori che nel Paese non sono stati fatti, si faranno il prossimo anno. I vostri cari dovranno lavorare sodo, per tenere il passo con il ritmo del presidente. Investimenti colossali, come non sono stati fatti nel Paese negli ultimi cinquant’anni, saranno lanciati dal prossimo anno». E’ quanto il capo dello stato, Andry Rajoelina, ha dichiarato in occasione di una cerimonia, alla presenza dei propri collaboratori, e dei loro familiari. Secondo il presidente, il 2021 dovrà essere l’anno dei grandi progetti, dei cantieri, delle infrastrutture.

Ha in particolare annunciato l’avvio della costruzione di un’autostrada – dovrebbe trattarsi di quella che collegherà Antananarivo a Toamasina – così come l’inizio dei lavori per una nuova città. Sarà fondata presso la località di Tsimahabeomby, nel Comune di Imerintsiatosika: si tratta di un’area di mille ettari, a 26 chilometri dalla Capitale. Rajoelina ha aggiunto che il lavoro «per cambiare il volto del Paese» è già iniziato nei suoi due anni in carica, e ha citato la ristrutturazione del Rovan’Antananarivo, e dello Stadio Mahamasina – che sarà quello della Nazionale – e infine la costruzione della nuova sede dell’Académie nationale des arts et de la culture.

Questi ultimi due edifici dovrebbero essere inaugurati nel 2021.

Daniele Manzotti, uno dei padri del panettone sogna il Madagascar

Daniele Manzotti – uno dei pasticceri “padri” del panettone, oltre che patron dei Grandi lievitati Manzotti – sogna il Madagascar, ed ha in programma di insegnare l’arte di questo dolce alle ragazze seguite da una missione religiosa locale. Approfondisce il tema, l’articolo “L’idea. «L’arte del panettone da insegnare in Africa in una nuova scuola»: il sogno a Treviglio”, redatto da Pietro Tosca per l’Edizione locale Bergamo del “Corriere della sera”. Eccone l’incipit.

“Il sostegno del pasticcere Daniele Manzotti, del Caffè Milano, per una missione in Madagascar. L’epidemia ha fatto slittare l’iniziativa. Il suo sogno è insegnare a preparare il panettone in Africa. Un sogno che stava per diventare realtà ma ha dovuto rimandare a causa della pandemia e spera di realizzare appena le frontiere torneranno ad aprirsi. Nel mese di dicembre non ha un attimo di tempo Daniele Manzotti, anima del Caffè Milano di Treviglio, preso dai suoi «gran lievitati». Ogni dolce viene coccolato per 36 ore nel laboratorio di Caravaggio partendo da una grande tinozza di lievito madre e passando via via per tutte le lavorazioni, fino alla cottura. «Sforno panettoni dal 1969 — racconta Manzotti — ho avuto la fortuna di conoscere i grandi pasticceri di Milano che lavoravano in Motta e Alemagna e hanno formato poi i pasticceri di tutta la Lombardia. Se avevi voglia facevi il “bocia” e imparavi l’arte»”.

Orrore in Madagascar, famiglia con bimbi arsa viva per vendetta

Giorni fa, nella località isolata di Ankidaondrano Ambohiborona – nel Distretto di Faratsiho, Regione di Vakinankaratra – è andato di scena l’orrore. Ben otto persone sono state arse vive, di notte, nella propria abitazione, mentre una nona è stata freddata con un colpo di arma da fuoco. E’ questo il bilancio dell’atroce attacco, perpetrato da una dozzina di banditi, armati con pistole e coltelli. Le vittime sono un uomo di 43 anni, la moglie di 41, i loro sei figli di età compresa tra gli otto e i 19 anni. I banditi avrebbero impedito ai malcapitati di uscire dalla loro casa, che quindi è stata incendiata. Negli stessi frangenti, è stato ucciso a sangue freddo il fratello del capofamiglia, che tentava di prestare aiuto. Prima di andarsene, i criminali – che non avrebbero rubato nulla – hanno dato fuoco anche a un’altra casa.

Il movente della barbarie, secondo gli inquirenti, andrebbe ricercato nella vendetta. Tra i registi ed esecutori del crimine vi sarebbero innanzitutto due detenuti misteriosamente evasi, condannati a cinque anni di reclusione; si sospettano inoltre i loro tre complici, che all’epoca hanno beneficiato della sospensione condizionale della pena. Secondo la Gendarmerie nationale, i malviventi tuttora ricercati – che avevano già attaccato la famiglia, e per questo erano stati processati – avevano in passato minacciato le future vittime, promettendo vendetta.

Mega-aiuto Usa, le cose da sapere

Giorni fa l’incontro tra il presidente Andry Rajoelina e l’ambasciatore statunitense in Madagascar, Michael Pelletier, ha messo il timbro su un finanziamento, che l’United States Agency for international development ha concesso al Paese. «Siamo fratelli che camminano per i boschi… Puoi sempre contare sugli Stati uniti d’America, perché sappiamo di poter contare sul Madagascar”, ha detto nell’occasione il diplomatico. Si tratta di cento milioni di dollari, che sosterranno tre progetti per combattere la carestia al Sud. L’obiettivo è fornire soluzioni a lungo termine, per contrastare l’insicurezza alimentare. Uno dei tre progetti, chiamato, “Firangà”, fornirà aiuti d’urgenza a oltre 167mila persone nelle Regioni di Atsimo Andrefana e Androy, e sarà indirizzato altresì alla cura della malnutrizione nei bambini sotto i cinque anni.

C’è poi il progetto “Maharo”, finanziato con 45 milioni di dollari, rateizzati in cinque anni: punta a soddisfare i bisogni nutrizionali a lungo termine di oltre 279mila persone vulnerabili, nelle suddette Regioni. Infine vi è quello denominato “Fiovana”: finanziato con 45 milioni nell’arco di cinque anni, mira a ridurre l’insicurezza alimentare di oltre 428mila persone, in Vatovavy-Fitovinany e Atsimo Atsinanana. Ad attuare questi programmi saranno i Catholic relief services e l’Adventist development and relief Agency, in collaborazione col Governo.

Tensione vaniglia, prezzo minimo troppo elevato

Tensione in Madagascar, tra i produttori e gli esportatori di vaniglia. Come noto, infatti, il Governo ha fissato il prezzo minimo all’export, nella misura di 250 dollari al chilogrammo: un ammontare che supera di circa il 50%, l’effettivo valore di mercato della spezia. In buona sostanza, molti operatori temono che gli acquirenti possano rivolgersi ad altri mercati, in primis Papua Nuova Guinea, Indonesia o Uganda. La produzione dell’Isola rossa dovrebbe attestarsi quest’anno sulle 1.800 tonnellate, a fronte delle 300 e 250 di Indonesia e Papua nuova Guinea, rispettivamente. Chi voglia comunque conoscere ogni dettaglio del mercato malgascio della vanigia, può leggersi il recente contributo di Aurora Guainazzi, dal titolo «Dalla terra al mercato: il commercio della vaniglia in Madagascar», e pubblicato sul portale “Lo Spiegone”.

Ne segue l’incipit. «Come abbiamo già visto nei precedenti articoli, le economie di molti Paesi africani ruotano intorno alla produzione ed esportazione di specifiche commodities. Oggi, dopo aver trattato di caffè e cacao, esploriamo il commercio della vaniglia. Centro della nostra analisi è il Madagascar, l’isola a cavallo tra Africa e Asia, dove viene prodotto più del 64% della vaniglia mondiale. Esportazioni e guadagni. La vaniglia è una spezia dal valore notevole: è seconda solo al saffron, con un prezzo di poco inferiore rispetto all’argento».

Madagascar, l’iniziativa degli Emirati arabi uniti

Segnaliamo oggi l’impegno della cooperazione degli Emirati arabi uniti in Madagascar: attraverso il progetto 20by2020, si è proceduto ad installare fontane Safe water cube – che si basano sulla tecnologia di ultrafiltrazione mobile – in cinque aree del Paese. Segnatamente, in un’area urbana e quattro zone rurali. Iniziativa importante, se si pensa che nell’Isola oltre il 58% degli abitanti non ha accesso all’acqua potabile, mentre solo poco oltre la metà dei nuclei familiari possiede servizi igienici. Approfondisce il tema un comunicato stampa dell’”Agenzia stampa degli Emirati (Wam)”, dal titolo «20by2020 migliora la qualità dell’acqua nelle comunità rurali del Madagascar».

Ne segue l’incipit. «Per aiutare ad affrontare la sfida prevalente dell’accesso all’acqua potabile nelle comunità remote del Madagascar, l’iniziativa umanitaria guidata dagli Emirati Arabi Uniti, 20by2020, ha recentemente installato fontane ‘Safe Water Cube’ in cinque aree rurali del Paese dell’Africa orientale, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di circa 8.500 persone su base giornaliera. Le fontane Safe Water Cube si basano su una tecnologia di filtrazione per le acque superficiali e sono state sviluppate dall’Agir Ensemble Association, un’importante organizzazione senza scopo di lucro con sede in Francia e finalista del Premio Zayed per la Sostenibilità 2019 nella categoria “Acqua”».

“Alo”, il documentario italiano sulla “mitica” Ilakaka

Il centro minerario di Ilakaka – divenuto in breve tempo capitale mondiale dello zaffiro, e oggi caduto un po’ in disgrazia – continua a interessare reporter, registi, imprenditori, avventurieri. Se per qualcuno è una meta squallida, all’insegna di violenza e sfruttamento, per altri è la versione esotica d’una cittadina del far west. Un quadro su questa zona del Madagascar ce l’offre il documentario “Alo”, realizzato da Chiara Valenzano e Francesco Catanese, e presentato al festival Filmmaker (sezione Prospettive). Per approfondire si legga il pezzo «“Alo”: al festival Filmmaker il documentario sulle miniere di zaffiri in Madagascar», scritto da Paola Piacenza per “Io donna – Corriere della sera”.

Eccone l’incipit. «L’opera prima dei filmmaker Chiara Valenzano e Francesco Catanese fotografa la mutazione di Ilakaka, un luogo remoto, unico e seducente. Ilakaka è un moderno Eldorado. Nel 1998 lì, in quella remotissima regione del Madagascar, venne scoperto uno dei più ricchi giacimenti di zaffiri del mondo. Chiara Valenzano, napoletana, studi all’Accademia di Brera e, in contemporanea, alla scuola serale di cinema della Civica di Milano («Ho studiato tantissimo»), ne sente parlare da alcuni amici gemmologi francesi («Il nulla per chilometri e poi, improvvisamente, miniere a cielo aperto, come nelle fotografie di Sebastião Salgado») e, senza rifletterci troppo, decide di partire».

E’ in Madagascar l’orchidea più brutta del mondo

La notizia è stata divulgata solo in quesi giorni, ma all’inizio del 2020, in Madagascar, è stata scoperta una nuova specie di orchidea. (Ben 156 nuove specie di piante e funghi, sono stati individuati nel 2020, nel mondo, ndr). Il merito va a Johan Hermans – scienziato dei Royal botanic gardens, Kew – che come scopritore, ne ha scelto anche il nome. Approfondisce il tema, l’articolo dal titolo «Ambiente. Scoperta l’orchidea più brutta del mondo», redatto per “Focus” da Elisabetta Intini. Ne segue l’incipit.

«La Gastrodia agnicellus, un’orchidea che pecca in eleganza e ha un bizzarro ciclo vitale, è una delle nuove specie di piante descritte nel 2020. Se confrontato all’aspetto austero, sofisticato ed etereo delle altre piante della sua famiglia, il look della Gastrodia agnicellus fa quasi simpatia: non a caso, questo fiore del Madagascar ha appena conquistato il titolo di “orchidea più brutta del mondo”. Ad assegnarlo sono stati i botanici dei Royal Botanic Gardens, Kew (RBG Kew), la più importante collezione al mondo di piante viventi che si trova a Londra. Acquattata fino all’ultimo. Questa nuova specie di orchidea scoperta all’inizio dell’anno in una foresta del Madagascar non ha foglie e presenta uno spesso stelo lanoso simile a un tubero. Trascorre la maggior parte della sua vita nascosta nel sottobosco, facendo capolino dallo strato di foglie morte soltanto per fiorire».

Change onlus, l’appello di Natale

Segnaliamo l’appello di Antonio Brienza – pediatra di Change onlus – che invita a una raccolta fondi per l’ospedale Saint Paul, che l’associazione gestisce presso Ampefy. Approfondisce il tema l’articolo «Grande cuore. Insieme per i bimbi del Madagascar: l’appello per Natale del pediatra canturino Antonio Brienza», pubblicato su “Prima Como”. Ne segue l’incipit.

«Obiettivo raccogliere 5mila euro da utilizzare per l’ospedale allestito dieci anni fa dal medico. Durante il periodo natalizio, ogni anno, sono tantissime le associazioni e le fondazioni che organizzano raccolte fondi per progetti solidali. Una consuetudine che quest’anno, a causa della pandemia, è difficilmente attuabile: impossibile organizzare cene o spettacoli solidali. Così in molti si sono affidati alle raccolte fondi online e alla viralità del web. Tra questi c’è anche il pediatra canturino Antonio Brienza che con Change Onlus ormai da dieci anni gestisce un ospedale in Madagascar. Insieme per i bimbi del Madagascar: l’appello di Antonio Brienza. Ecco le parole del medico che ha attivato una raccolta fondi su Rete del Dono con l’obiettivo di raggiungere i 5mila euro da investire nell’ospedale. “Carissime amiche e carissimi amici, come già sapete da quasi 10 anni sono il responsabile per la Pediatria di Change Onlus una associazione di volontariato che opera in Madagascar uno dei paesi più poveri del mondo”».