Crisi alimentare in Madagascar, la più oscurata dai media

La crisi umanitaria alimentare – dovuta prevalentemente alla siccità – che nel 2019 ha colpito il Sud del Madagascar, fa finalmente notizia. Sì perché, secondo l’organizzazione non governativa (ong) Care, si è trattato dell’evento catastrofico più oscurato dai media, nel 2019. Sono quattro anni che l’ong pubblica il rapporto Suffering in silence, che elenca le dieci crisi umanitarie (anche conflitti) più trascurate dai mezzi di comunicazione, in rapporto ovviamente alla dannosità dell’evento. Nove delle dieci crisi meno pubblicizzate – e passate di fatto in silenzio – hanno avuto luogo in Africa, mentre l’altra nella Corea del Nord. Per Philippe Levêque, direttore di Care Francia, il ranking si spiega con la tendenza dei media a coprire in prevalenza i conflitti armati, trascurando invece le crisi dovute alla diminuzione delle risorse naturali.

 

Ad esempio, quelle che sono causate dal riscaldamento globale. Così si osserva che mentre la crisi malgascia è stata menzionata 612 volte (la locale siccità ha colpito oltre due milioni e mezzo di persone), la guerra in Siria è apparsa in 425mila articoli. L’Alto commissario delle Nazioni unite, Filippo Grandi, ha affermato che esiste un legame diretto tra l’attenzione dei media e i fondi assegnati agli aiuti umanitari: «I media svolgono un ruolo essenziale nel richiamare l’attenzione pubblica sulle crisi dimenticate e trascurate».

Epidemia di peste, facciamo il punto

In Madagascar (e nel mondo intero) si ricorda l’epidemia di peste bubbonica e polmonare del 2017, che provocò oltre 221 morti, su 2.575 persone infettate. Il tasso di letalità si è attestato quindi a oltre l’otto per cento delle persone trattate. Tuttavia, stando alle notizie in arrivo dal Paese, la situazione è certamente migliorata nel 2018, e soprattutto nel 2019. Da settembre, infatti, si ha notizia di ben pochi decessi: in particolare i media hanno parlato delle due vittime del Distretto Ankazobe – un 14enne e il padre quarantenne – e del ragazzo morto – in ottobre – nel Distretto di Manandriana. Comunque qualche chiarimento è, in questa sede, necessario. Se in genere si considera molto più diffusa la peste bubbonica rispetto alla polmonare, in Madagascar è stata quest’ultima quella più letale.

 

La piaga è sotto controllo, ma purtroppo endemica, sia in alcuni altipiani dell’interno, sia in certe aree costiere. Muta però la stagionalità: nel primo caso il rischio di contagio è prevalente tra ottobre e aprile, mentre sulla costa tra luglio e novembre. La malattia colpisce soprattutto le zone rurali più povere, ma non sono risparmiate alcune aree suburbane. Va segnalato infine il grande impegno, per la ricerca e la prevenzione, dell’Institut Pasteur de Madagascar (Ipm). Esso dispone di un nucleo specifico, l’Unité peste, che è guidato dal professor Minoarisoa Rajerison.

Coronavirus, la risposta del Madagascar

E’ severa la risposta del Governo del Madagascar, alla diffusione dell’epidemia coronavirus. Innanzitutto, i cinesi che sbarcano all’Aeroporto di Antananarivo – Ivato sono tutti attentamente monitorati: al momento in cui si scrive, si tratta di 92 persone. Quando un aereo proveniente dalla Cina sbarca nello scalo della Capitale, ogni passeggero a bordo è sottoposto a un controllo sanitario, da parte di una specifica équipe medica. Le Autorità mediche – per bocca del dottor Armand Rafalimanantsoa – hanno comunque dichiarato che sui voli giunti sinora, non sono stati riscontrati casi sospetti. Fonti del Ministero della Sanità pubblica hanno comunque affermato di voler prestare particolare attenzione ai passeggeri di questi voli, che in gran maggioranza sono cinesi.

E con riferimento al volo di domenica scorsa si chiarisce: «Non erano malati, al momento del loro arrivo in aeroporto. Poiché però provengono dalla Cina, vogliamo seguirli da vicino, nel caso in cui la malattia, più tardi, si sviluppi in loro. Non sono ricoverati in ospedale, ma noi li monitoriamo frequentemente». Il citato medico rammenta che è esercitato un controllo – che ha a oggetto la temperatura, e a volte la respirazione – anche sugli altri passeggeri provenienti dall’estero. In Africa nessun caso della malattia è stato confermato, ma sono stati riscontrati sospetti di essa in Costa d’Avorio e Mauritius.

Il bilancio dell’alluvione

Negli ultimi giorni l’Isola rossa è stata flagellata dal maltempo: inondazioni che hanno colpito il Nord del Paese, provocando decine di vittime. E’ difficile, in questa situazione di disagio, districarsi tra i vari bollettini e bilanci. Uno dei più credibili parlava di trentadue morti, dieci dispersi, e oltre 115mila sfollati nelle sette Regioni colpite dai nubifragi. Segnatamente: Analamanga, Boeny, Betsiboka, Alaotra Mangoro, Melaky, Diana e Sofia. Molti edifici scolatici sono distrutti, mentre altri temporaneamente adibiti ad alloggio temporaneo, secondo il Bureau national de gestion des risques et catastrophes (Bngrc): 6.600 studenti non possono dunque frequentare le lezioni.

Sulle alluvioni sono intervenuti anche il portale “Africa express” – diretto da Massimo Arturo Alberizzi (storico inviato di guerra del “Corriere della sera”) – e la giornalista Cornelia Toelgyes. Segue l’inizio del suo servizio. «Madagascar devastato dalle alluvioni: morti, feriti, dispersi e manca il cibo. Finora sarebbero 31 le persone morte e almeno 15 quelle disperse dopo le piogge torrenziali che si sono abbattute nel Nord-ovest del Madagascar, in particolare nei distretti di Mitsinjo e Maevatanana. Nello Stato insulare, uno tra i più poveri di tutta l’Africa, molte strade sono attualmente impraticabili e molti villaggi e comunità sono isolate; vicino alla città di Tanambe è crollata una diga».

Una scuola d’italiano, la petizione del Consolato

Diffondiamo la notizia di una petizione, lanciata attraverso la piattaforma Change.org. L’iniziativa risale a sette mesi fa – a quell’epoca “Madagascar notizie” non esisteva, e il nostro ritardo è giustificato – ed è stata fatta propria anche dal Consolato onorario d’Italia ad Antananarivo. Sulla sezione “Notizie” del sito dell’Istituzione – che è diretta dal console onorario Michele Franchi – si può leggere dei contenuti dell’atto, con cui si chiede alla Società Dante Alighieri d’inaugurare un corso di lingua italiana nella Capitale dell’Isola. Personalmente condividiamo l’iniziativa, e riportiamo il testo. «Vuoi imparare la lingua italiana? Ti piace la cultura e il nostro bellissimo Paese? Il nostro obiettivo è quello di raccogliere quante più firme possibili per dimostrare che la lingua e la cultura italiana sono molto richieste in Madagascar. Le guide turistiche potevano parlare italiano con i turisti, gli studenti potevano studiare in Italia. I giovani avrebbero l’opportunità di trovare lavoro in hotel, ristoranti e crociere. Andiamo a firmare questa petizione (cliccando qui) e apri una scuola di italiano ad Antananarivo!».

 

Si rimanda poi alla pagina dedicata, sulla piattaforma: «Ouverture d’une école de langue italienne (società Dante Alighieri) à Antananarivo». Qui si specifica che «Cecilia Italia ha lanciato questa petizione e l’ha diretta a Società Dante Alighieri».

Il Madagascar e i Patrimoni dell’umanità Unesco

In molti si chiederanno quali e quanti Siti patrimonio mondiale – quelli riconosciuti e tutelati dall’United nations educational, scientific and cultural organization (Unesco) – conti il Madagascar. Una domanda legittima, considerando la vocazione turistica, della Quarta isola al mondo. Andiamo però con ordine. Tutto ebbe inizio nel 1990, col riconoscimento e relativa protezione della Riserva naturale integrale di Tsingy de Bemaraha. Si trova nella Provincia di Mahajanga, non lontano dalla costa occidentale dell’Isola, e non è segnalata tra i Beni protetti in pericolo. L’ultimo riconoscimento risale invece al 2007: si tratta delle Foreste pluviali di Atsinanana, che dal 2010 sono segnalate in pericolo.

 

In particolari sono a rischio di estinzione le specie animali che le popolano, in primis i lemuri. Questo Patrimonio dell’umanità consiste in un sistema di sei parchi nazionali: si trovano nella fascia orientale del Paese, ma spesso a distanza considerevole tra loro. Il secondo riconoscimento, del 2001, riguarda invece la Collina reale di Ambohimanga, che la popolazione locale chiama Collina blu. Si tratta in questo caso di un tipico Patrimonio culturale e archeologico, che si trova a pochi chilometri da Antananarivo. In particolare si tratta di un villaggio fortificato, con antiche abitazioni e tombe della famiglia reale. Ha un valore sacro per tutta la popolazione.

Consigli di lettura, le novità

Il nostro portale d’informazione – “Madagascar notizie – Osservatorio malgascio di Francesco Giappichini” – è obbligato a monitorare le novità letterarie relative alla Grande Terre. E la prima cosa da fare è segnalare quei siti dedicati, che con cura elencano i cosiddetti «libri consigliati». Si comincia con “Mescalina backpacker”, che riporta la seguente testimonianza ( http://www.mescalinablog.com/madagascar-libri-e-film/ ). «Ho suddiviso i libri consigliati prima di fare un viaggio in Madagascar in due gruppi: le guide e la narrativa di viaggio. Avrei voluto inserire anche la letteratura locale, purtroppo però i romanzieri malgasci scrivono soprattutto in francese. Non c’è praticamente nulla di tradotto in commercio e comunque sono testi poetici, pièce teatrali oppure saggi di denuncia. [… ]. Narrativa di viaggio. [… ].»

 

Si elencano quindi vari testi, dando particolare risalto al romanzo di un noto personaggio televisivo: «Aldo Busi, La camicia di Hanta, edizioni Mondadori 2009. Lo sguardo di Aldo Busi va a percorrere le false piste del Madagascar turistico e ne snida i colori più profondi». Da segnalare quindi la pagina “Leggere sul Madagascar” del portale dell’associazione Vim – Volontari Italiani in Madagascar. Può infine essere utile uno sguardo alla “Libreria on-line di Marco Vasta”: http://www.marcovasta.net/libreria/autori/CercaAutoreGet2.asp?NomeAutore=Madagascar .

Visti e proroghe, la situazione

Dal sito dell’associazione Vim – Volontari Italiani in Madagascar – presieduta da Marco Sassi – si pubblica un vademecum per la proroga del visto turistico. Da novembre 2018, non si rilasciano più visti turistici della durata di novanta giorni. La decisione fu motivata con le tensioni elettorali, ma c’è chi giura che si sia piuttosto puntato a far cassa, magari anche con mazzette.

 

«E’ stata di recente limitata, a soli due mesi, la durata massima del visto turistico: comunque è prolungabile a richiesta, alla scadenza, per un altro mese. Le tasse per il visto d’ingresso in Madagascar sono le seguenti. Soggiorno fino a 30 giorni: 35 euro; da 31 a 60 giorni: 40 euro. Prolungamento soggiorno, dal 61° al 90° giorno: altri 35 euro. [… ]. Per chi soggiorna anche solo 61 giorni, e si trova in città diverse da Antananarivo, si sono aperte complicazioni e perdite di tempo, per recarsi in Capitale per la richiesta di proroga. Procedura per chi, lontano dalla capitale, desidera fermarsi per periodi compresi tra i 61 e i 90 giorni, ma vorrebbe evitare la trasferta: 15 o 20 giorni prima della scadenza del visto da 60 giorni, recatevi presso gli uffici dell’Immigrazione delle città sede di Prefettura, oppure al Comando di Polizia della città capoluogo di Provincia più vicina. Si può andare di persona o inviare qualcuno di fiducia: da portale la fotocopia del passaporto, due foto e i soldi».

Mega-donazione Usaid, anche gli Usa in Madagascar

E’ noto che l’agenzia per la cooperazione internazionale Usaid (United States agency for international development) ha tra i propri obiettivi non solo la lotta alla povertà globale, ma anche il miglioramento delle cosiddette potenzialità democratiche, nei Paesi in via di sviluppo ove va a operare. Formula dietro la quale, nel corso dei decenni, si sono celate azioni di soft power, e ingerenze più marcate. Va da sé che la recente donazione a beneficio della sanità malgascia – per un valore di 4,5 milioni di dollari – deve esser letta anche come rinnovata attenzione degli Stati uniti verso il Paese africano. Specie a seguito, sia dell’intervento russo durante la campagna elettorale per le ultime Presidenziali – frettolosamente catalogato come goffo, dai media occidentali – sia dell’impasse con l’ex Madrepatria, causa la rivendicazione territoriale sulle Isole Sparse.

 

Insomma anche gli Usa vogliono esser presenti in questo scenario geopolitico, reso ancor più delicato dall’interventismo cinese. Il Governo di Antananarivo ha comunque dato mostra di gradire assai quest’aiuto, come dimostra l’alto livello della delegazione che a Toamasina – nota anche come Tamatave – ha ricevuto il direttore generale Usaid, John Dunlop, col suo seguito di sedici container. L’Ambasciata Usa ha dichiarato che l’invio delle forniture è stato possibile grazie alla partnership con l’organizzazione Cure.

Turismo di crociera in crescita

Dobbiamo un accenno anche alla crescita del turismo crocieristico. Va anticipato che è di questi giorni l’approdo della nave “Serenissima” al porto di Majunga, la quarta città della Grande île. Il transatlantico, proveniente da Antsiranana – nota anche come Diego Suarez – ha fatto sbarcare un centinaio di turisti provenienti da Paesi anglofoni, che hanno potuto visitare la Regione Boeny. Costoro hanno potuto conoscere sia l’arcinoto Parco nazionale di Ankarafantsika, sia le varie attrattive della capitale regionale Mahajanga. La “Serenissima” – che batte bandiera di Saint Vincent e Grenadine ed è lunga circa 90 metri – fa parte della flotta della compagnia croata “West wind limited”.

 

Va poi aggiunto che anche la compagnia crocieristica francese Ponant sta puntando seriamente sul Madagascar: il primo sbarco è previsto per marzo, e anche in questo caso sarà toccata la città di Majunga. E la stessa Costa crociere – tra i vari pacchetti – non poteva trascurare l’Île-continent: sono previsti tre scali, uno dei quali, immancabile, nel porto dell’isola di Nosy be: «L’Oceano Indiano è il protagonista della nostra crociera in Madagascar. In alcuni momenti ci sembra di essere in paradiso per la bellezza abbacinante delle spiagge e dei fondali che ci accolgono. Esperienze da provare sono un tour in fuoristrada, il trekking nella natura lussureggiante e il caloroso folclore locale».