Vivere e investire in Madagascar, parla l’esperto – 2

Prosegue la nostra intervista con Vittorio Conte, cittadino italiano residente da molti anni in Madagascar. Abbiamo conversato della situazione economica del Paese, e del suo cosiddetto «clima degli affari». Secondo il Rapporto annuale Doing business della Banca mondiale, la Nazione insulare è situata piuttosto in basso nella classifica mondiale, al 161° posto. E tuttavia a trascinarla così in basso nel ranking sono soprattutto gli aspetti legati alle infrastrutture e all’approvvigionamento energetico. Sì, perché se si parla di altre voci – ad esempio lo “Starting a business”, l’avvio dell’impresa – il punteggio del sistema malgascio è molto più rassicurante.

 

Naturalmente l’intervista non ha trascurato l’impegno dell’Esecutivo nel migliorare i fronti più deficitarii, a cominciare dal sistema scolastico. Va comunque premesso che l’ex colonia francese è una repubblica semipresidenziale, ove il presidente governa in simbiosi col Governo del premier Christian Ntsay. Il quale non può prescindere dal rapporto fiduciario con un Parlamento bicamerale, che è comunque saldamente nelle mani del Tanora malagasy vonona: il partito del capo dello stato Andry Rajoelina. E poi abbiamo affrontato la questione della suddivisione etnica del Paese. Ove, a differenza di quanto poteva avvenire nei decenni passati, non esiste nessun ostacolo sociale alle unioni miste.

 

Va poi ricordato che i figli nati da coppie miste – oggi gli antropologi contano ben 19 etnie, anche se tradizionalmente si parlava di 18 – acquisiscono l’etnia del padre. Segue il brano tratto dal portale Azmadagascar, ove il nostro intervistato fornisce qualche utile consiglio sui migliori settori ove investire in loco. «Nella capitale del Madagascar, Antananarivo, non esistono negozi specializzati in prodotti ottici, che sono invece molto comuni in Italia. Perciò creare un piccolo box di ottica presso un grande centro commerciale, potrebbe essere molto remunerativo; così come un piccolo chiosco di gelati, pizze o piadine, oppure un autosalone. Senza dimenticare la possibilità d’importare motocicli e quad dalla Cina, considerando che la motorizzazione è in grande sviluppo. Un’altra possibilità di business può consistere nell’invio verso l’Isola di container con pezzi d’auto (o ricambi vari), oppure con balle di vestiti usati (o simili). Mettetevi quindi in contatto con noi, per conoscere la redditività di tali affari».

 

Più sotto invece l’Autore ricorda il proprio personale impegno per far conseguire la residenza nella Grande isola: «E’ poi possibile ottenere assistenza per la Visa transformable. Il primo passo, per poi chiedere la residenza nel Paese. Per ottenere questo visto bisogna dapprima entrare in Madagascar con visto turistico, e poi – con la nostra assistenza – adempiere i requisiti di legge. Ottenuta la residenza, non esiste obbligo di soggiorno minimo per conservarla, come invece richiesto in altri Paesi».

 

Crede che il Paese – nonostante rimanga da sempre lì inchiodato nel gruppo dei Paesi più poveri della Terra – abbia raggiunto degli standard soddisfacenti, a livello di affidabilità economica? Lo consiglierebbe anche ai piccoli e medi investitori europei?

«Il Madagascar è uno tra i paesi più poveri della Terra ma, com’è noto, povertà non equivale a infelicità. Ed io, che ho girato quasi tutto il mondo, credo che questa Nazione sia tra le più felici al mondo: qui basta poco per vivere. E’ interessante il Rapporto mondiale sulla felicità, elaborato da una rete dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, su 156 Paesi al mondo. Lo studio – basato su vari fattori, come reddito, salute, scuola, lavoro, stato sociale e speranza di vita – colloca l’Italia solo al trentaseiesimo posto: superata non solo da quasi tutti i Paesi europei, ma anche da Singapore. Il Madagascar non è tra gli ultimi al mondo ma nella fascia di Paesi come Togo, Guinea e Liberia; e fa comunque meglio di Zimbabwe, Siria, Haiti e Tanzania. Siccome il parametro dell’istruzione, per il Madagascar, incide molto negativamente, sono certo che, senza questa variabile di riferimento, la sua posizione in graduatoria sarebbe molto migliore».

 

E il Governo centrale non fa nulla per migliorare questo settore, e quindi la rete scolastica?

«Per raggiungere quest’obiettivo, il presidente Rajoelina ha da poco inaugurato dei radicali programmi per l’istruzione: ma c’è ancora molto da fare, adesso gli analfabeti sono circa il 46 per cento della popolazione, e il tasso di scolarità è tra i più bassi al mondo. Del resto, oltre l’ottanta per cento degli abitanti vive in zone isolate, e si dedica esclusivamente all’agricoltura di sussistenza. Una volta colmati questi deficit, nei prossimi anni, il Paese potrà sicuramente svilupparsi con impeto, ed è quindi assolutamente consigliato anche ai piccoli investitori; che trovano qui tre vantaggi decisivi: il costo della vita e i salari minimi mensili più bassi al mondo, e un’imposizione fiscale esigua».

 

Da anni si parla di colonizzazione africana da parte delle aziende cinesi, che starebbero assicurandosi i maggiori appalti per la costruzione d’infrastrutture. Quanto e come il Madagascar è coinvolto nel fenomeno?

«La colonizzazione dei cinesi interessa il mondo intero – anche l’Italia, com’è ben noto – poiché la Cina deve cercare all’estero gli spazi per sviluppare le sue attività. Ovviamente coinvolge anche il Madagascar, tuttavia non si stanno creando dei monopoli: ad esempio gli italiani continuano a essere leader nella ristorazione, nel turismo, e in altri settori specialistici».

 

Esclude quindi che l’espansionismo cinese possa avere effetti negativi .

«Sì, sono, infatti, convinto – ma ciò avviene dappertutto – che la concorrenza favorisca i migliori: in certi rami di attività – penso all’ottica, la gelateria, l’informatica, le calzature, la meccanica e non solo – le competenze italiane sono molto apprezzate».

 

Quanto la divisione etnica malgascia ha effetti nella vita pubblica? I merina continuano a dominare politica ed economia come un tempo?

«In Madagascar – come ricordo nel mio libro “Vivere felici in Madagascar con 500 euro al mese o creare un’attività con pochi soldi” – coesistono ben 18 etnie: in armonia e senza guerre tra loro – come una sorta di confederazione svizzera – e senza effetti nella vita pubblica. I Merina nei secoli scorsi erano la stirpe reale, ma anche allora ciascuna etnia governava i propri territori senza particolari conflitti reciproci. Mentre adesso la classe politica proviene dall’intero Paese. Non era un merina Didier Ratsiraka – uno degli ultimi presidenti della repubblica, che ha governato a fasi alterne dal 1975 al 2002 – ma neppure altri suoi predecessori. I Merina non prevalgono neppure in campo economico, pur contando tra le proprie fila l’ex capo dello stato Marc Ravalomanana: magnate dell’industria lattiero-casearia, iniziò la sua attività vendendo yogurt porta a porta con la bicicletta. In ogni caso, lo strato sociale più ricco dello Stato ha una provenienza molto varia, e conta anche qualche italiano».

Vivere e investire in Madagascar, parla l’esperto

Il nostro portale dedicato al Madagascar, la quarta Isola al Mondo per estensione, esordisce con una lunga intervista, che divideremo in due parti. Abbiamo chiesto a Vittorio Conte – un italiano che vi risiede da circa dieci anni – qualche dritta per trasferirsi nella Grande isola. Una Nazione giovane – non solo per la recente indipendenza del 1960, ma anche per l’età media dei suoi cittadini che non supera neppure i 19 anni – la quale sta attraversando un periodo di crescita, in ogni senso. Sia in senso economico e infrastrutturale – anche grazie ai grandi investimenti provenienti dalla Cina e altre potenze asiatiche – sia sotto il profilo politico. Infatti, si sta rafforzando un’auspicata maturità istituzionale, sotto la guida del presidente progressista Andry Rajoelina; che finalmente sembra aver messo un punto finale ai conflitti politici violenti del passato.

E anche dal punto di vista sociale vanno registrati importanti progressi: dagli storici punti dolenti rappresentati da corruzione, tutela ambientale e criminalità, sino alle imprese calcistiche della Nazionale. Il nostro intervistato è disponibile a fornire preziosi consigli, ed è raggiungibile telefonicamente – e soprattutto gratis, con Whatsapp – al seguente numero: +393500342209. Ed è reperibile altresì su Skype, previo appuntamento, a questo indirizzo: azmadagascar . Oppure si può scrivergli alla seguente e-mail: italiamadagascar@gmail.com . Dritte che potranno riguardare le più leggiadre mete turistiche, le difficoltà burocratiche per ottenere la residenza in loco, oppure i settori più redditizi per eventuali investimenti.

A seguire riportiamo l’inizio della sezione “Chi siamo”, del suo portale Azmadagascar ( http://www.azmadagascar.onweb.it/it/home ). «L’autore del sito, il dottor Vittorio Conte, ha operato in Italia quale manager di diverse aziende pubbliche (anche di grandi dimensioni): ha svolto l’incarico di direttore generale dell’Azienda sanitaria locale di Fabriano, ad esempio. E in virtù del suo ruolo, fu ricevuto al Quirinale dal Presidente della repubblica. Dopo il pensionamento, per vivere una vita più naturale ed equilibrata ha scelto il Madagascar; dove risiede da oltre 10 anni, occupandosi di assistere i connazionali che vogliano stabilirsi nel Paese. Sia quelli che intendono godere qui la propria pensione, sia i desiderosi d’intraprendere, con pochi soldi, delle attività economiche nei settori più diversi. Gli investitori sono agevolati dal bassissimo costo della manodopera (qui si assume un operaio, al livello base, a meno di 50 euro il mese), e da un carico tributario minimo, (esiste un regime fiscale semplificato e forfettario, da circa 90 euro l’anno). Questo sito ha già ricevuto decine di recensioni positive ed è letto da migliaia di visitatori. Diversi di loro sono venuti a visitare quest’ultimo paradiso del mondo; sia autonomamente, sia avvalendosi dei servizi offerti dall’autore: a costi bassi, in rapporto alla loro elevata qualità».

Va da sé che la parte più sfiziosa la troviamo in home page, e va sotto il titolo di «Qualche idea di business vincente».

Iniziamo dal suo libro di culto – un best seller del settore – dal titolo “Vivere felici in Madagascar con 500 euro al mese o creare un’attività con pochi soldi”. Lo considera ancora attuale? E a chi lo consiglia?
«In effetti, ho scritto due libri sul Madagascar, dove vivo da circa dieci anni. Il primo è “Vivere felici in Madagascar con 500 euro al mese o creare un’attività con pochi soldi”, mentre l’ultimo è intitolato “Zerotasse.info. Senza andare nei paradisi fiscali”. Circa l’argomento Madagascar, si tratta effettivamente di bestseller. Entrambi sono in vendita a circa venti euro – in formato cartaceo – su una decina di circuiti librari: da Amazon a Feltrinelli. Tuttavia si possono acquistare anche direttamente da me – attraverso Paypal – a dieci euro ciascuno. Con 15 euro, si possono invece avere ambedue. E’ sufficiente scrivere alla mia e-mail: italiamadagascar@gmail.com . Dal mio sito Madagascar – http://www.italiamadagascar.info , uno dei portali italiani sull’argomento più visitati, con molte decine di migliaia di visitatori annui – si può scaricare gratis uno stralcio di essi, prima di acquistarli. Del resto il mio obiettivo non è la vendita tout court, ma fornire informazioni a chi sta valutando di venire nel Paese».

Ecco, ci descriva quindi, un po’ più nel dettaglio, il contenuto di questi manuali.
«L’interessato potrà capire, attraverso queste pubblicazioni, se gli convenga trasferirsi in Madagascar: magari solo per godersi la pensione in uno degli ultimi paradisi del mondo, oppure per avviare un’attività in un paese in grande sviluppo. Sono manuali pieni di dettagli sul costo della vita, oltre che su altri aspetti pratici. Si spiega ad esempio come ottenere la residenza, e come fruire delle importanti agevolazioni fiscali. Qui è possibile avviare un’attività d’impresa anche con un investimento iniziale relativamente basso, e soprattutto beneficiare di un regime d’imposta forfettario annuo, pari a soli 80 euro in totale. Non esiste alcun paese al mondo che offre un regime fiscale di 80 euro annui. In effetti, un euro vale circa quattromila ariary (la moneta locale), e il regime forfettario minimo corrisponde a 320mila ariary l’anno. E addirittura è possibile spendere anche meno per le micro attività, ad esempio un piccolo ristorante».

E naturalmente a questo si aggiunge un costo della vita piuttosto basso, se raffrontato ai parametri europei.
«Riguardo al costo della vita: considerando che il salario minimo legale corrisponde a 200mila ariary – circa 50 euro – deduciamo che con cinquecento mensili – pari a dieci volte il salario minimo – ci si può vivere in modo soddisfacente».

L’Isola rossa – magari grazie al presidente Rajoelina – è riuscita a mettere da parte quell’instabilità politica, che l’ha tanto danneggiata negli ultimi anni?
«Il Continente rosso – grazie al nuovo presidente Andry Rajoelina, giovane e visionario – ha avviato grandi progetti in tutti i settori: tutti volti all’uscita dalla povertà e dall’arretratezza del passato. I progressi sono visibili nei campi della sanità – con la costruzione di ospedali avanzati in tutto il Paese – della scuola, dei trasporti, e finanche nelle agevolazioni per i nuovi investitori».

Ritiene quindi che la Presidenza Rajoelina segni un punto di svolta, nella storia della Grande terra?
«Per la prima volta nella storia della Nazione, un presidente ha introdotto un metodo di valutazione (semestrale) del lavoro dei suoi ministri. Cosicché possono essere licenziati quelli incapaci. Una regola, quest’ultima, che è estesa anche alle aziende statali, e ai loro dirigenti pubblici. Penso ad esempio alla compagnia nazionale per l’elettricità e l’acqua – la Jirama (Jiro sy rano malagasy) – il cui direttore generale è stato licenziato. Nel Consiglio di amministrazione è dunque subentrato il rappresentante dell’associazione dei consumatori: il Réseau national de défense des consommateurs (Rndc) di cui faccio parte».